12 maggio: Pavia militarizzata per il presidio che non c’è

Completo flop la manifestazione fascista in sostegno agli undici naziskin imputati per l’assalto al Barattolo – Poliziotti e carabinieri in tutto il centro storico per impedire agli antifascisti di avvicinarsi al Tribunale – Undici condanne ai fascisti, ma il processo vero e proprio si apre a novembre contro quattro di loro – L’avvocato di Forza Nuova Roberto Bussinello la spara grossa ma a vuoto.
Oggi si è tenuta la seconda sessione dell’udienza preliminare per il processo agli 11 neonazisti responsabili dell’assalto al Barattolo del 28 marzo scorso. I fascisti avevano annunciato un presidio in solidarietà ai loro camerati in piazza del Tribunale, dove anche gli antifascisti avevano chiesto di poter manifestare. A nulla sono valse le proteste di tutto il fronte antifascista pavese: la questura ha concesso la piazza al Veneto Fronte Skinheads e ha mantenuto il divieto di manifestazione per gli antifascisti all’interno di una amplissima “zona rossa” attorno al Tribunale.
Così questa mattina un partecipato presidio antifascista è stato relegato in piazza Vittoria con uno schieramento mai visto di carabinieri e poliziotti con scudi e manganello lungo tutto il confine della zona proibita. Peccato che l’annunciato presidio dei fascisti, per proteggere il regolare svolgimento del quale tanti sforzi erano stati messi in campo dal questore Gianni Calesini, sia stato un completo disastro: oltre a 9 degli 11 fascisti imputati al processo (Rossella, Oriani, Battista, Santagostino, Zivoli, Scuro, Burrone, Gandini, Tonani) solo altre 3 teste rasate, dall’aria piuttosto disorientata, erano venute ad esprimere la loro solidarietà ai “perseguitati politici” del Veneto Fronte Skinheads di Pavia e di Forza Nuova Vigevano.
L’evidente mancanza di qualsiasi ragione di impedire l’accesso degli antifascisti alla piazza del Tribunale non ha impedito alle forze dell’ordine di bloccare con un cordone i 30 compagni che avevano deciso di accompagnare Mauro Vanetti, coordinatore dei Giovani Comunisti e parte lesa nel procedimento giudiziario, fino al Tribunale. Sono volate parole grosse e con un atteggiamento inaccettabilmente aggressivo e violento la polizia ha sbarrato il passo ai compagni pretendendo che solo le forze dell’ordine garantissero (abbiamo già visto in passato con quale efficienza) l’incolumità di Vanetti. Alla fine siamo comunque riusciti ad ottenere che 10 compagni, tra cui il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, il segretario della Camera del Lavoro di Pavia, alcuni militanti dei Giovani Comunisti, alcuni militanti dei CoRSARi e due esponenti del Comitato Unitario Antifascista, si recassero fino all’ingresso del Palazzo di Giustizia.
In aula, l’avvocato difensore dei 4 fascisti (Rossella, Oriani, Battista e Santagostino) dalla posizione più pesantemente compromessa, nonché dirigente nazionale di Forza Nuova, Roberto Bussinello, probabilmente credendosi il principe del foro, ha tenuto un’arringa polemica sostenendo che inseguire in massa un auto che si allontana in retromarcia prendendone a calci la carrozzeria e sfondandone i finestrini, non costituisce violenza privata. Secondo Bussinello, era il compagno alla guida dell’auto che agiva con l’intenzione di investire i fascisti e che perciò andava rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio (sic!). Peccato che dagli stessi interrogatori dei suoi assistiti emergesse che il compagno alla guida del veicolo si era fermato a qualche metro di distanza dal gruppo dei neonazisti e aveva addirittura suonato il clacson per farli allontanare… strano comportamento per un feroce assassino al volante. I sorrisini di compatimento dai banchi della difesa da parte degli stessi colleghi di Bussinello hanno ben commentato la ridicola richiesta, che è stata ovviamente scartata dal giudice che ha confermato il rinvio a giudizio per il 4 novembre di Marco Rossella (pregiudicato e noto picchiatore fascista, ex campione di pugilato e leader del Veneto Fronte Skinheads di Pavia), Luca Battista (segretario di Forza Nuova Vigevano), Mauro Santagostino e Luca Oriani.
Per tutti quanti (compresi questi quattro e compresi i due contumaci) è arrivata una condanna a un anno e mezzo con la condizionale, ridotta ad un anno secondo legge per i nove che hanno chiesto il patteggiamento. Un mese in più solo per D’Amore (contumace per paura di ritorsioni mafiose da parte degli ex camerati), responsabile del ferimento della compagna che era in macchina con Vanetti. Si può quindi ufficialmente dichiarare che i fascisti sono stati per la prima volta condannati per l’assalto squadrista al Barattolo.
All’uscita dall’aula, la polizia si è resa responsabile di ulteriori comportamenti sgradevoli quando un ufficiale ha detto ai suoi agenti di “ripulire la piazza” (sic) dalla presenza degli antifascisti per lasciare uscire i naziskin.
Mentre era in corso l’udienza, applauditi interventi dei compagni in piazza Vittoria hanno sensibilizzato sulla vicenda la cittadinanza, già da tempo esasperata dal clima di violenze creato in città dai fascisti nell’indifferenza delle forze dell’ordine. I comunisti, giovani e non, intervenuti hanno ricordato l’impegno di Rifondazione Comunista a produrre un’interpellanza parlamentare sul grave atteggiamento della questura di Pavia, ribadendo la richiesta di dimissioni del questore Calesini. Contemporaneamente il PdCI si è attivato perché ci sia un’interpellanza anche sugli squallidi fatti del 25 Aprile scorso.
Da parte nostra non abbiamo mancato di notare, purtroppo, l’assenza del sindaco di Pavia che pure sembrava il giorno prima volersi spendere in prima persona nel sostegno alla nostra iniziativa.
A completare il quadro, i giovani di AN (Azione Giovani Pavia) hanno distribuito per tutta la mattina un vergognoso volantino dove accusano il “vittimismo dei paciFINTI” ed invocano “Basta con la cultura dell’odio comunista!”, sostenendo che non sia vero che esiste un problema di violenza politica contro la sinistra a Pavia. Questa iniziativa (di sapore elettorale) dei giovani di AN di Pavia non fa che confermare quanto da tempo andiamo sostenendo, e cioé la contiguità (perlomeno ideale, se non addirittura organizzativa) fra le formazioni politiche della destra “ufficiale” e i violenti gruppi neonazisti. D’altronde non è un caso se uno dei fascisti oggi condannati fino a pochi anni fa era il responsabile provinciale delle “guardie padane” della Lega Nord

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