20 ottobre 2007: un milione!

Diversi nostri compagni hanno partecipato alla grande manifestazione di sabato 20 ottobre a Roma. Ecco l’opinione di uno di loro, membro del Coordinamento Federale dei GC di Pavia.

Un grande, grandissimo successo: la più bella manifestazione degli ultimi anni.
Questo è stato il corteo di sabato 20 ottobre: un milione di persone a manifestare contro la precarietà del lavoro e la riforma delle pensioni, perché questo governo cambi rotta e svolti a sinistra.
È stata una vittoria importante in uno dei momenti più difficili dell’ultimo decennio, se non dell’intera storia italiana del dopoguerra: i sindacati, che dovrebbero tutelare i lavoratori, hanno ceduto pesantemente agli interessi della grande borghesia, il referendum tra i lavoratori (tralasciando i metodi poco democratici con cui si è svolto) ha visto una vittoria dei favorevoli all’accordo del 23 Luglio con l’80% dei voti, la protesta contro il protocollo ha mostrato la profonda divisione all’interno della sinistra, con Verdi e Sinistra Democratica pronti a favorire l’accordo…
Bisognava partire dalla vittoria del no al referendum nelle grandi fabbriche tra i metalmeccanici, ovvero dal fulcro del movimento operaio e dal no dei comunisti per provare a cambiare l’operato del governo. Ma sabato pomeriggio è successo di più: alle 14:30, al concentramento in piazza Esedra, c’erano i militanti del PRC e del PdCI e i lavoratori della FIOM, c’erano tantissimi giovani e c’erano bandiere della CGIL (a dimostrare che quel simbolo è patrimonio comune di milioni di lavoratori e su di esso nessuno può arrogarsi alcun diritto)… c’era, insomma, tanta, tanta gente. Quando il mare di bandiere rosse comincia a mettersi in marcia, arriva la notizia: siamo un milione. “Sapevamo che c’era una grande voglia di partecipazione ma in questa misura forse non ce lo immaginavamo” ammette il segretario di Rifondazione Comunista. Fino a sera, i manifestanti sono confluiti in piazza S. Giovanni: quando la testa del corteo è arrivata a destinazione, c’era chi ancora doveva partire.
Degli interventi sul palco andrebbe segnalato quello di Federico Sciarpelletti, delegato SLC-CGIL (sindacato lavoratori comunicazione), che ha detto: “Presidente Prodi, lei aveva promesso, nero su bianco, in un programma condiviso con le forze politiche della sua coalizione e con l’aiuto degli elettori, il superamento della legge 30 e la sua sostituzione, da realizzare entro i primi 100 giorni di governo. Ne sono passati più di 500, e questa maledetta legge è ancora lì. Oltretutto è stata legittimata con il protocollo sul welfare del 23 luglio, sdoganato con 30 euro in più ai pensionati, molta confusione e nessun contraddittorio degno di questo nome. Nonché con la disastrosa dichiarazione di un segretario di sindacato, lo stesso che oggi ha vietato l’uso del suo simbolo. Una scelta imbarazzante per chi come me ha la tessera con quel simbolo, e una dichiarazione volta a considerare il voto sul protocollo come un referendum sul governo, e dunque a scaricare sui lavoratori contrari la responsabilità dell’eventuale caduta del governo”.
Eccolo il popolo della sinistra, quello che ha votato per un cambiamento reale della politica italiana, e che ora si ritrova a manifestare per i diritti fondamentali del lavoro e della pensione. Ed eccola la classe operaia, data da tutti per scomparsa.
La gente del 20 Ottobre, le bandiere rosse di Piazza San Giovanni hanno chiesto il rispetto del programma con cui questo governo è stato eletto, che sembra essere stato cestinato per sempre dalla parte moderata della maggioranza. E proprio il Partito Democratico e tutti i neo-centristi dell’Unione dovranno ora fare i conti con questa grande partecipazione di piazza che ha dimostrato che la pazienza degli elettori di sinistra non è infinita; come scrive giustamente qualcuno oggi “Dal welfare alla Tav, dalla base di Vicenza ai Dico fino alla sicurezza, il popolo della sinistra manda un ultimo avviso al premier: così non va, cambiamo registro”.
La manifestazione del 20 Ottobre, va detto, è stata anche una sorta di rivincita verso tutti coloro che, nei giorni scorsi, avevano fatto di tutto per boicottarla: dai media, che ne avevano parlato poco (e che oggi preferiscono parlare del discorso del Papa a Napoli, dimenticando quelle parole da lui stesso pronunciate contro la precarietà alla vigilia della manifestazione) alla parte moderata dell’Unione, passando per coloro che, anche a sinistra, avevano pronosticato per la manifestazione un insuccesso e ne avevano criticato fortemente il contenuto, ritenuto troppo “filo-governativo e anti-operaio”.
Ora bisogna pensare alle prospettive future, a come comportarsi, al “che fare”.
Servirà una serrata battaglia parlamentare per cambiare le carte in tavola e, se sarà necessario, fare altre 10,100,1000 manifestazioni come quella del 20 Ottobre; servirà un’unità della sinistra intera per cambiare il protocollo, anche di quella sinistra che il 20 Ottobre non c’era, perché se vogliamo costruire un soggetto plurale e unitario basato su un’alleanza programmatica di partiti è necessario che vi sia anzitutto un programma comune, soprattutto su una questione di rilevanza fondamentale come quella del lavoro e delle pensioni. E se le cose, indipendentemente dalle posizioni della sinistra non comunista, non dovessero cambiare? In tal caso, dovremo prendere atto che, con questo governo, non è possibile giungere agli scopi primi che la sinistra si pone da sempre, quali la tutela dei lavoratori attraverso la trasformazione della società.
Questa manifestazione di fine Ottobre ci lascia, dunque, tante considerazioni, tante speranze e almeno un paio di consapevolezze: la straordinaria capacità di mobilitazione della sinistra comunista, che sta con la gente che vuol vedere risolte le profonde ingiustizie sociali che caratterizzano l’Italia di oggi. Ora attendiamo che anche l’altra parte della sinistra si schieri con la gente del 20 Ottobre; altrimenti, resteremo divisi.
Quello di cui tutti devono essere consapevoli, come ha sottolineato ieri Pietro Ingrao, è che non dobbiamo adagiarci sugli allori per l’ottima riuscita della manifestazione, perché la lotta continua.

Niccolò Zambarbieri

One Response to 󈬄 ottobre 2007: un milione!”

  1. C’è da aggiungere che una parte consistente del corteo, la pazienza e la fiducia in questo Governo, ha dimostrato con gli slogan di averla già persa.
    Le vergognose concessioni fatte negli ultimi giorni dai principali leader del centrosinistra alle posizioni razziste della destra sul tema del “pacchetto sicurezza” sono un’ulteriore conferma di quanto l’Unione sia irrimediabilmente marcia, e sull’impossibilità di fatto di qualsiasi sostanziale condizionamento a sinistra del Governo.
    Per “cambiare le carte in tavola”, secondo me, le battaglie parlamentari non serviranno a nulla o quasi: solo mobilitazioni come quella del 20 ottobre potranno costringere il Governo e i padroni a cambiare registro. E il compito dei partiti comunisti dovrà essere d’ora in poi quello di organizzare, sostenere e guidare queste mobilitazioni.
    Quanto alle forze della “sinistra non comunista”, e cioè soprattutto gli ex DS non confluiti nel Partito Democratico, non mi pare che se ne siano differenziate molto in questi mesi. In tutte le questioni significative hanno votato e si sono espressi allo stesso modo del Partito Democratico, e in modo diverso dai partiti comunisti: dalla mancata partecipazione al presidio anti-Bush, al voto favorevole sul protocollo di luglio, alla rumorosa assenza dal corteo del 20 ottobre.
    Non è un caso, forse, se in tutta la Lombardia gli iscritti alla Sinistra Democratica non sono più di qualche centinaio, al momento…

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