A Pavia, davanti ad un deposito dei bus

“Siamo stati in…gannati dai sindacati?: è questa la prima frase che mi dicono gli autotramvieri della Line di Pavia incontrati davanti ai cancelli, anche se loro usano un’espressione più colorita. La Line è l’azienda dei trasporti locali (autobus), dopo la privatizzazione scorporata dagli altri servizi municipali e fusa coi trasporti locali di Lodi.
Di tutti i lavoratori che si sono fermati a parlarmi, neppure uno è d’accordo con CGIL, CISL e UIL sulla bontà dell’accordo del 20 dicembre scorso (81 euro di aumento lordo mensile, una tantum di 970 euro).
Diversi, anzi, parlano di stracciare la tessera, dicono che molti sindacalisti quando c’è un problema dei lavoratori fanno spallucce mentre dovrebbero “dare il buon esempio? altrimenti verrano visti solo come “quelli che hanno i permessi sindacali?.
Chiedo come sono i sindacati a Pavia, mi si risponde con un deluso “come dappertutto? che la dice lunga. Anche la CGIL? “La CGIL ci ha dato un sostegno, ma un sostegno relativo?… relativo nel senso che dopo l’accordo di sabato la parola d’ordine di Epifani è quella di tornare al lavoro!
“Venerdì il ministro propone 80 euro, e non vanno bene; sabato propone 81 euro, e ci dicono che è un buon accordo?. Sabato 20 dicembre dopo un’intera giornata di “sciopero selvaggio? gli autoferrotramvieri pavesi sono tornati al lavoro, ma già lunedì sono partite altre tre ore di mobilitazione spontanea contro l’accordo (una mobilitazione che è stata condannata dalla CGIL!).
Secondo un lavoratore, le lotte dure che ci sono state dopo la firma dell’accordo dimostrano che non ha senso tenere un referendum: i lavoratori hanno già espresso coi fatti la loro opposizione a questa svendita dei loro diritti. L’accordo va rifiutato punto e basta.
D’altronde i 106 euro di aumento mensile chiesti dai lavoratori non sono altro che l’applicazione dell’accordo di quattro anni fa, e l’una tantum di 2900 euro rappresenta il recupero del salario perduto nei 2 anni in cui le aziende hanno ritardato a concludere il contratto. In questi due anni infatti i lavoratori sono andati avanti a prendere gli straordinari, i mancati riposi ecc. pagati secondo il vecchio contratto ormai scaduto, e oggi giustamente chiedono di essere risarciti. Questa lotta non riguarda un aumento salariale, riguarda il puro e semplice mantenimento del proprio tenore di vita contro il carovita spaventoso di questi anni! È naturale quindi che l’accordo di sabato non piaccia per niente.
I dipendenti Line appaiono anche tutt’altro che corporativi e molto preoccupati dei disagi degli utenti. Spiegano che la loro categoria è stata sempre rispettosa della regolamentazione antisciopero, “ma dopo 2 anni che non ci ascoltavano abbiamo dovuto fare lo sciopero selvaggio?. Anche sabato 20, come segno di responsabilità, durante lo sciopero selvaggio è stato garantita la mobilità ai portatori di handicap. Mi spiegano anche che non lottano solo per l’aumento dei salari, ma anche per uno stanziamento di maggiori risorse al trasporto locale allo scopo di migliorare il servizio offerto, questione centrale in una città con molti anziani e col centro storico chiuso alle auto come Pavia.
Gli autisti sono 130 (sotto organico), poi ci sono diverse altre decine di lavoratori con altri impieghi, ma tutti con lo stesso CCNL. Le qualifiche sono molto diversificate, e con loro le buste paga. Anche gli 81 euro di aumento previsti dall’accordo sono tali solo su un parametro alto, saranno molti meno per gran parte dei lavoratori (quando faccio leggere l’ordine del giorno approvato da un deposito ATM di Milano in cui si chiede un aumento di 106 euro per tutti i parametri, tutti lo approvano).
Il punto è che la Line è in perdita, il governo fa lo gnorri, quindi lo sciopero di per sé è anche poco efficace se non assume forme molto dure. Un autista scende nel dettaglio: “Non raggiungeranno mai la parità di bilancio, quindi cercano di ottenere il massimo dallo sfruttamento del personale. Qui a Pavia delle 6 ore e 45 minuti di lavoro al giorno teorico, che non è raggiunto in nessun posto d’Italia, è stata raggiunta una media di 6 ore e 43 minuti migliorando l’organizzazione dei turni?. Passa un lavoratore molto giovane che si unisce al capannello: “Saremo in quindici col Contratto Formazione Lavoro: la Line ha già raggiunto la percentuale massima consentita dalla legge; prendiamo 890 euro al mese, e solo perché ci sono degli incentivi per i turni disagiati altrimenti sarebbe ancora meno?.
Per ora l’assemblea ha deciso di aspettare fino al 7 gennaio, quando si terrà un incontro tra le parti sociali e gli enti locali per decidere eventuali integrazioni locali all’accordo nazionale. Ma cosa succederà il 7? secondo il sottosegretario Sacconi le aziende che dovessero procedere ad accordi integrativi “dovrebbero essere penalizzate nei trasferimenti di risorse?. La contrattazione aziendale non può essere una vera soluzione! D’altronde, mi spiegano i lavoratori, “coi due livelli di contrattazione ci vogliono dividere e indebolire? e intanto “stanno tirando i tempi per far uscire una nuova legge contro gli scioperi?. Da quel deposito passano anche dei dipendenti SILA (ex-SGEA) che resterebbero comunque tagliati fuori dall’accordo alla Line: soprattutto loro sperano tutto nel contratto collettivo nazionale.
L’unica strada è davvero da parte loro proseguire con la lotta dura, da parte nostra intensificare le iniziative di solidarietà, e lottare insieme per riconquistare questo sindacato alle ragioni dei lavoratori.

Mauro Vanetti

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