A proposito del referendum sul welfare

Ieri sono andato a votare sull’accordo del 23 luglio presso la Camera del Lavoro di Pavia. Avevo deciso di votare No, specialmente per via della riforma delle pensioni, che peggiora le condizioni pensionistiche per noi giovani.
Sono andato al seggio e sulla porta un manifesto firmato “CGIL-CISL-UIL” intimava: “Vota Sì”. Nessun manifesto del No era presente.
Le urne in cui riporre la scheda recavano questa dicitura: “Un accordo nell’interesse di tutti”.
I lavoratori non sono stati ben informati. Nelle aziende dove si è tenuta l’assemblea (che non sono certo tutte), è stato mandato dai sindacati un solo oratore, che di solito era per il Sì.
Tutti i giornali più importanti erano per il Sì.
Il governo era per il Sì, l’opposizione in pratica era pure per il Sì, i sindacati erano per il Sì (tranne la FIOM e i sindacati di base), la Confindustria era per il Sì.
E si badi: non sto parlando di brogli, che pure potrebbero esserci stati visto che a scrutinare le schede erano le stesse organizzazioni che facevano campagna per il Sì.
Se in queste condizioni il No ha preso il 20 o il 30% dei voti, e guarda caso il No arriva addirittura a vincere proprio nei posti di lavoro più importanti per il movimento operaio e sindacale italiano, questo vorrà pur dire qualcosa!
FIOM, Rifondazione e PdCI siano coerenti con la loro battaglia referendaria e si oppongano in ogni modo a queste sciagurate controriforme. Il resto della sinistra politica e sindacale, a partire dalla CGIL nel suo complesso, farebbe bene a ragionare sul vero significato di questo voto.
Noi giovani vogliamo avere una pensione degna ad un’età ragionevole!

Mauro Vanetti
iscritto FIOM-CGIL

(lettera pubblicata su la Provincia Pavese di sabato 13 ottobre 2007)

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