Analisi del voto

Pubblichiamo questo intervento del compagno F. Giambelluca (Coordinamento per il Diritto allo Studio, area Socialismo 2000 – sinistra DS), intervento che condividiamo largamente.

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Non sottovalutiamo i risultati: secondo me è incontrovertibile che Berlusconi abbia subito una sonora sconfitta passando dal 29,5% al 21%. Sconfitta attutita dal recupero (UDC e Lega) o dalla tenuta (AN) degli alleati. Dall’altra parte non si può affermare che ci sia una sconfitta ma piuttosto che un preciso progetto sia stato sconfitto: quello di federare i DS, La Margherita, Lo SDI ed i Repubblicani.
Per il resto nonostante il mancato sfondamento delle opposizioni nel loro complesso si deve però registrare:

  1. Che per la prima volta L’Ulivo + PRC prende circa come il Polo in un’elezione proporzionale, elezione in cui siamo sempre stati sotto ed anche di parecchio, anche nel 1996 quando vincemmo al maggioritario: c’è dunque un calo del Polo ed una crescita delle opposizioni a livelli mai raggiunti anche se ci si poteva sicuramente aspettare di più;
  2. I DS alle provinciali sorpassano FI e diventano primo partito con il 23% dei voti, risultato che non si vedeva al 1989, risulta pertanto ancor più bruciante la sconfitta del progetto di lista unitaria in quanto con i DS al massimo storico si è raggiunto un risultato addirittura inferiore a quello del 2001 quando i DS erano al 17% circa. E’ vero che la Margherita era andata meglio quella volta mentre questa volta è in forte calo ma appare evidente che la somma dei partiti aggregati sia comunque superiore al risultato complessivo della lista. Pertanto la lista ha penalizzato lievemente i DS che hanno fatto il pieno alle provinciali cedendo invece qualche punto a sinistra alle europee, ha poi penalizzato fortemente la Margherita (probabilmente anche a favore dell’UDC) che sarebbe invece stata in grado, da sola, di intercettare qualche voto moderato in più degli attuali. Ha poi penalizzato anche lo SDI a favore dei Socialisti uniti per l’Europa di Craxi e De Michelis che forse, con lo SDI in campo da solo, non avrebbero raccolto così tanti voti.
  3. Analizzando poi il riparto dei seggi notiamo che:
    • A fronte di una riduzione complessiva di 9 seggi spettanti all’Italia per far posto ai nuovi membri nel parlamento europeo, tutti i partiti a sinistra del listone mantengono il proprio numero di seggi (e quindi, di fatto, crescono, dato che i seggi totali sono meno) Rifondazione Comunista riesce addirittura a conquistare un seggio in più passando da 4 a 5 seggi.
    • Il listone perde invece 4 seggi e quindi, di fatto, arretra pesantemente perchè è l’unica lista a perdere seggi nel nostro campo (insieme, di là, a FI, che però ha avuto un tracollo, passando da 22 a 16 seggi mentre AN mantiene i propri 9 seggi, la Lega i propri 4 e l’UDC cresce di uno) si deve sottolineare poi che anche la Bonino perde 5 seggi dei sette che aveva, pertanto si sono regalati seggi preziosi a partiti come Craxi e De Michelis (2 seggi di cui uno sarebbe andato tranquillamente allo SDI se si fosse presentato da solo), Alessandra Mussolini e Fiamma tricolore (2 seggi anche loro), pensionati, 1 seggio, etc. Infatti, a parte il fatto che le singole liste di partito da sole avrebbero totalizzato più voti e quindi più seggi, ma anche a parità di voti si sarebbe verificato uno spostamento di seggi a nostro favore in quanto il riparto proporzionale basato sui quozienti interi e sui più altri resti favorisce le liste singole, soprattutto se piccole. Pertanto anche strategicamente è stato un errore sommare quattro liste in un’elezione proporzionale in cui sono messe in rilievo le identità dei singoli gruppi politici.
  4. Esultano invece i Comunisti in complesso che passano dal 6,8% (5 + 1,8) all’8,5% (6,1+2,4) raggiungendo il massimo storico mai totalizzato da quando esiste Rifondazione (anche prima della scissione con Cossutta) ed anche i verdi che passano da un 2,2% totalizzato insieme allo SDI nella lista Girasole ad un 2,5% totalizzato questa volta da soli. Un chiaro segnale che le derive neocentriste non sono apprezzate dagli elettori.
  5. Peraltro sono le sinistre in complesso ad essere al massimo storico degli ultimi 20 anni. Era infatti dallo storico sorpasso del 1984 (campagna elettorale per le europee in cui Enrico Berlinguer morì) che il PCI non andava oltre il 33%: questa volta invece la somma dei suoi eredi raggiunge il 34% eguagliando il dato del 1976. Si può pensare come si vuole e proporre qualsiasi progetto per il rituro ma rimane il fatto che QUESTE e non altre sono le sinistre in Italia, non quelle aggregate da Prodi in un progetto ambiguo ed inconciliabile tra sinistra e centro. (Di sicuro non tra sinistre, questo è incontrovertibile.)
  6. Facendo invece un’analisi più storico-culturale appare evidente che non si possa fare un partito con gruppi politici che in tutta Europa stanno un formazioni ben distinte e contrapposte in quanto provengono da due famiglie completamente diverse con radici profondamente differenti e, a mio parere, inconciliabili. Inconciliabili è un parere personale, distinte e diverse è un dato di fatto incontrovertibile in tutti i paesi europei: I Socialisti da una parte ed i popolari dall’altra.
  7. Naturalmente tutto ciò non significa che non si debba ricercare il massimo di unità politico programmatica di tutte le forze democratiche italiane per superare l’attuale grave crisi che sta attraversando il Paese ma lo si deve fare attraverso una coalizione ampia in cui siano ben distine le identità di ciascuno ed in cui le varie e molteplici forze di sinistra siano il vero motore trainante con una forza elettorale di gran lunga preponderante su tutte le altre. Questo ruolo non può essere in alcun modo delegato al centro che ha la sua rispettabilissima dignità ma che non può diventare il baricentro della coalizione (rischiando, peraltro, di essere danneggiato a sua volta dall’operazione). Questo gli elettori dimostrano di averlo capito ed infatti alle provinciali, comunali e regionali il risultato complessivo della coalizione è ottimo e cristallino, c’è ben poco da dire.
  8. Infine una nota di metodo: al di là del giudizio che si possa dare sul fallito esperimento di lista unitaria questo è stato un grosso progetto nella decisione del quale gli iscritti dei partiti non sono stati minimamente consultati, prima grave scorrettezze, data l’entità e la portata del progetto. Inoltre si propone di proseguire nella strada federativa con La Margherita sempre senza sognarsi minimamente di avviare le procedure per la consultazione democratica degli iscritti. Mi rendo conto che sicuramente sarà convocato un congresso ma parlare come se a) non si fosse appena votato in direzione del tutto opposta a quella che si vuol far credere, b)l’esito del congresso fosse già deciso a priori e, quindi, scontato, francamente mi sembra un po’ fuori luogo.
  9. Stendiamo poi un velo pietoso sulla buffonata della protesta contro gli exit poll, poi rivelatisi i più precisi mai realizzati da quando esiste questo strumento… (scarto tra proiezioni e dati reali sempre inferiore all’1% quando il margine di errore è del 2%).Ciao e rimbocchiamoci le maniche che la lunga marcia per sfrattare colui che “intrattiene rapporti non meramente episodici con esponenti di spicco della criminalità mafiosa”[1] da palazzo Chigi è ancora da percorrere e non sarà di certo una passeggiata.
Francesco Giambelluca

[1] Testuale sentenza definitiva passata in giudicato del Tribunale di Caltanissetta.


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