Aquile e galline: trockismo e nonviolenza

Lidia Cirillo (Liberazione 2 Marzo 2004 p. 27) scrive che il testo di L. D. Trockij “Terrorismo e comunismo” pamphlet polemico contro K. Kautsky, omologo a quello celeberrimo di Lenin (La dittatura del proletariato ed il rinnegato Kautsky) è una delle cose più criticabili scritte da Trockij: “(…) la giustificazione di un periodo della storia dell’URSS, quello della guerra civile, in cui cominciarono ad essere messi in atto metodi che avrebbero reso più agevole la formazione del sistema staliniano”. In realtà in quell”opuscolo Trockij riprendeva l”insegnamento marxiano ed engelsiano della “rivoluzione che è la cosa più autoritaria che ci sia” ( borghese e proletaria ) in cui la classe rivoluzionaria si trova obbligata a difendere l’ “ordine nuovo” con “il terrore che le sue armi incutono ai reazionari” (1872, un anno dopo la “settimana di sangue” in cui la borghesia “liberaldemocratica” attaccò la Comune di Parigi).

Continua la Cirillo “da decenni la parte migliore del movimento trockista [immodesto riferimento al SQUI del quale la stessa Cirillo è nota esponente] (…) lo [il terrore] ha incluso nel registro della violenza inutile e dannosa”, sia pure riconoscendo che senza la resistenza “disperata e terribile” dell”Armata Rossa, ci sarebbe stato “una sorta di nazismo ante litteram” (in Ucraina la bande di Peltjura non si limitavano a “bruciare le sinagoghe”, ma compirono alcuni dei più micidiali pogrom). La Cirillo dovrebbe anche conoscere almeno altri opuscoli di Trockij: Stalinismo e bolscevismo (1936), La loro morale e la nostra morale/Moralisti e sicofanti contro il marxismo (1939), in cui si rivendica il terrore rivoluzionario (da non confondere col terrorismo più o meno individuale e/o indiscriminato) e si schernisce la pretesa di subordinare la realtà della lotta di classe a “principi etici” metastorici e metafisici. Tutto ciò può essere, per definizione, “criticabile” da chi almeno si subordina ad assiomi “liberaldemocratici” ed “umanitari” di tipo imperativo categorico kantiano o “personalismo” cattolico (Mounier). Ben difficilmente da marxisti ” seppur critici ” (non del metodo materialista-dialettico, ma degli “assoluti” che rispecchiano l’ordinamento socio-ideologico borghese). E del resto gli epigoni tendono “naturalmente” a manipolare convenientemente gli insegnamenti dei “maestri”.

Quanto a Rina Gagliardi, auspica un’uscita, se possibile definitiva, “dalle guerre ideologiche, dalle scomuniche e dalle icone sacrali che tanto hanno caratterizzato la nostra storia nel secolo passato”, che è una parafrasi di M. Revelli (“Oltre il Novecento”). Il marxismo “non adulterato” (come diceva la Luxemburg) è un'”icona”” e le “guerre ideologiche” sono pure frutto di “dogmatismo”” o delle più che materiali guerre sociali e civili, che hanno in genere visto la sinistra piccolo-borghese (socialdemocratica, americana, ecc.) accodarsi alle crociate imperialistiche contro la dittatura rivoluzionaria del proletariato e la stessa lotta di liberazione anticoloniale”

La Cirillo non può ignorare che il “ragionamento” per cui Lenin e Trockij hanno “aperto la strada a Stalin” era già stato ampiamente sviluppato dal Turati all”unisono con il Malatesta ” e che una rivoluzione, che pure “divora i suoi figli”, non è assimilabile alla controrivoluzione. Infine, se qualcuno ha creduto bene, in nome dell’ “antistalinismo” di solidarizzare con quelle tendenze che ripudiano il “Novecento”, ossia la rivoluzione proletaria nella sua realtà materiale e contradditoria, ebbene questo (o quella) non è punto autorizzato ad apppellarsi ad una “discussione seria”. Infine: la storia non è una vecchia signora, ma l’ambito stesso della realtà, da cui non si può prescindere per giurare su (i)dee come “Giustizia e Libertà”, o altri feticci presunti atemporali ed imperituri.

Fernando Visentin, Milano

NB: la Cirillo vanta la propria “democrazia”, mentre essa stessa ha ampiamente praticato la censura, ad es. su Ba. Ro. a favore del golpe di Elcin. Superfluo aggiungere che L. D. Trockij non ha nulla a che fare a tal proposito. Ciò detto, lo scrivente è pienamente convinto che ripudiare la Rivoluzione d’Ottobre o sostenerla “inattuale” non è di per sé “delittuoso”, almeno finché non si tenta di attaccare processi rivoluzionari in corso (Cuba!) e finché non si cerchi di contrabbandare tali orientamenti come “marxisti” e “rivoluzionari”. Nessuno è obbligato ad essere comunista, ma presentare Lenin e Trockij come percursori, sia pure “involontari”, dello “stalinismo” (raffigurati come il “Male Assoluto”) è procedimento inaccettabile sotto il profilo sia scientifico sia dell’onestà intellettuale (non essendo, nella fattispecie, la Cirillo una qualsiasi “casalinga di Voghera” nutrita di berlusconaggini televisive sugli orrori del “totalitarismo rosso”, né una beghina degli inizi della “Guerra Fredda” e non essendo quindi suscettibile di venir inclusa nella categoria della “sancta simplicitas“).

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