Bush: “Notizie positive ma la guerra non è finita”

Tutte le informazioni che arrivano oggi 9 aprile da Baghdad lasciano pensare che la capitale dell’Iraq sia caduta. Se le notizie non saranno smentite dai futuri sviluppi del conflitto, questo significherebbe una forte accelerazione dei progressi militari angloamericani, che avevano incontrato alcune difficoltà nelle scorse settimane. Il presidente degli USA tuttavia frena l’entusiasmo e dichiara che la guerra non è ancora terminata.
“Il presidente – raccontano i suoi collaboratori – continua a ricevere buone notizie dal terreno, dal punto di vista militare, ed è rincuorato dai progressi che stiamo facendo”. Ma, per quanto bene le cose siano andate finora, “c’è ancora una missione militare da portare a termine e quindi vite umane sono ancora in pericolo”. La Casa Bianca riconosce, tuttavia, e sottolinea che “i progressi sono stati molto buoni” nelle ultime ore.
Analoghe considerazioni arrivano dal comando militare alleato in Qatar. “Credo che sia prematuro parlare di fine della guerra – ha detto il capitano delle forze Usa Frank Thorp – Potremmo avere di fronte altri giorni di feroci combattimenti mentre le forze della coalizione continuano a muoversi all’interno di Bagdad e del paese. A Bagdad continuiamo le operazioni nel centro della città – ha aggiunto Thorp – e stiamo rafforzando la nostra presenza. Abbiamo truppe intorno e dentro la città e ci sono stati combattimenti per alcuni ponti. I marines continuano ad espandere la loro presenza ad est. E’ comunque prematuro parlare di fine delle operazioni – ha concluso il capitano Usa – perché forse ci aspettano ancora duri combattimenti”.
Da parte nostra restiamo in attesa di informazioni più chiare, le smentite e le controsmentite in questo conflitto non sono mancate, ma indubbiamente ci sono stati dei grossi passi avanti da parte degli imperialisti nella giornata di oggi. L’accoglienza festante di molti cittadini iracheni alle truppe d’invasione non ci stupisce, non abbiamo mai negato che interi settori della società irachena (per primi sciiti e curdi) avessero in odio – e a ragione – la tirannia di Saddam, anche se molti di questi si accorgeranno presto di essere passati dalla padella alla brace. Ricordiamo che migliaia di arabi sostenevano i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale sperando che li avrebbero liberati dal colonialismo inglese.
Anche più significativa per noi è però la strenua resistenza che milioni di altri iracheni e arabi stanno opponendo a questa vera e propria colonizzazione (ci sono già migliaia di volontari che stanno dirigendosi in Iraq per combattere gli USA) e la nostra simpatia non può che andare a chi, in questi giorni e nei prossimi mesi e anni, continuerà a resistere, nonostante e contro i regimi oggi al potere nei Paesi mediorientali, con i metodi della lotta di classe e della lotta di liberazione (opposti al terrorismo e con esso incompatibili), alla penetrazione imperialista e allo sfruttamento feroce che ne è l’inevitabile conseguenza.

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