Cattaneo privatizza l’acqua: le bollette aumenteranno

C’era da aspettarselo: la nuova giunta comunale di centrodestra ha iniziato la sua battaglia per la privatizzazione dell’acqua che esce dai nostri rubinetti. Il consiglio comunale tenutosi il 17 settembre scorso ha infatti deciso di riconfermare il bando per la ricerca di un gestore privato. In realtà tutto è cominciato una decina di anni fa con la creazione dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Pavia, un consorzio di enti pubblici (190 comuni della provincia più la Provincia stessa), nato col compito di organizzare, coordinare e controllare il Ciclo Idrico Integrato, ossia tutto quello che riguarda l’acqua potabile dal pozzo allo scarico.

L’ATO pavese, primo in Lombardia, ha purtroppo presentato un “Piano d’ambito” che si appresta a consegnare nelle mani dei privati l’erogazione dell’acqua, senza che ci sia, chiariamolo subito, alcun obbligo di legge, perché in Lombardia sarebbe possibile mantenere l’acqua in mani totalmente pubbliche. La legge regionale 1/2009, ottenuta grazie ad un referendum voluto da ben 144 comuni lombardi, ha infatti portato all’abrogazione della precedente legge 18/2006 che introduceva l’obbligo di privatizzazione dei servizi idrici.

Si tratta quindi di una scelta politica, che avrà moltissime conseguenze dirette sulla vita di tutti noi. Innanzitutto si parla di privatizzare la sola erogazione dell’acqua, perché le reti (i tubi dell’acquedotto e delle fognature per intenderci) resterebbero pubblici. In soldoni: ciò che costa, cioè la manutenzione, resta sulle spalle dei cittadini, mentre ciò che produce profitto viene regalato ad un privato. Già, perchè i soldi si fanno proprio con l’erogazione: è il numero di giri che fa il contatore di ciascuno di noi a stabilire quanti soldi dovremo pagare.

Con il sistema attuale, l’ASM, un’azienda interamente pubblica, si occupa di tutto il ciclo delle acque, il che significa che fa suoi gli introiti delle bollette e li può reinvestire totalmente nella rete (ad esempio un nuovo depuratore piuttosto che lo scavo di un nuovo pozzo). Non solo: l’attuale sistema ha sempre garantito tariffe basse alla portata di tutti, ma se entra in gioco un privato, ovviamente, questo vorrà guadagnarci, il che significa acqua molto più cara per tutti e meno investimenti, peraltro senza che siano garantite fasce protette e senza che siano stabiliti limiti all’incremento delle tariffe. Tra l’altro, togliere l’introito delle bollette all’ASM rischia di affossare definitivamente un’azienda già in crisi, con ricadute occupazionali già di qui a qualche anno: se l’azienda privata che vincerà l’appalto fosse, ad esempio, una multinazionale spagnola, chi potrà garantire che non ci siano licenziamenti?

C’è anche di peggio, in realtà, perché tutto quanto detto fin qui rischia di far dimenticare l’aspetto principale di tutta la vicenda: con la privatizzazione, l’acqua cesserebbe di essere un bene pubblico e diventerebbe una fonte di profitto su cui lucrare senza tener conto della sua indispensabilità per la vita umana. Chi si troverà nell’impossibilità di pagarla si vedrà tagliare la fornitura, come per l’energia elettrica, per intenderci. Peccato che noi siamo fatti per il 65% d’acqua.

I nostri amministratori stanno prendendo decisioni sulla nostra pelle senza nemmeno chiedere il nostro parere di cittadini. Da parte nostra riteniamo indispensabile ristrutturare il sistema di gestione dell’acqua, mantenerne la gestione pubblica, prevedere una quota minima gratuita d’acqua per ciascun cittadino, sensibilizzare la cittadinanza ad un uso consapevole, ristrutturare la rete idrica in modo da ridurre drasticamente le perdite e vigilare sulla qualità con un sistema più trasparente ed efficiente di controlli.

C’era da aspettarselo: la nuova giunta comunale di centrodestra ha iniziato la sua battaglia per la privatizzazione dell’acqua che esce dai nostri rubinetti. Il consiglio comunale tenutosi il 17 settembre scorso ha infatti deciso di riconfermare il bando per la ricerca di un gestore privato. In realtà tutto è cominciato una decina di anni fa con la creazione dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Pavia, un consorzio di enti pubblici (190 comuni della provincia più la Provincia stessa), nato col compito di organizzare, coordinare e controllare il Ciclo Idrico Integrato, ossia tutto quello che riguarda l’acqua potabile dal pozzo allo scarico.

L’ATO pavese, primo in Lombardia, ha purtroppo presentato un “Piano d’ambito” che si appresta a consegnare nelle mani dei privati l’erogazione dell’acqua, senza che ci sia, chiariamolo subito, alcun obbligo di legge, perché in Lombardia sarebbe possibile mantenere l’acqua in mani totalmente pubbliche. La legge regionale 1/2009, ottenuta grazie ad un referendum voluto da ben 144 comuni lombardi, ha infatti portato all’abrogazione della precedente legge 18/2006 che introduceva l’obbligo di privatizzazione dei servizi idrici.

Si tratta quindi di una scelta politica, che avrà moltissime conseguenze dirette sulla vita di tutti noi. Innanzitutto si parla di privatizzare la sola erogazione dell’acqua, perché le reti (i tubi dell’acquedotto e delle fognature per intenderci) resterebbero pubblici. In soldoni: ciò che costa, cioè la manutenzione, resta sulle spalle dei cittadini, mentre ciò che produce profitto viene regalato ad un privato. Già, perchè i soldi si fanno proprio con l’erogazione: è il numero di giri che fa il contatore di ciascuno di noi a stabilire quanti soldi dovremo pagare.

Con il sistema attuale, l’ASM, un’azienda interamente pubblica, si occupa di tutto il ciclo delle acque, il che significa che fa suoi gli introiti delle bollette e li può reinvestire totalmente nella rete (ad esempio un nuovo depuratore piuttosto che lo scavo di un nuovo pozzo). Non solo: l’attuale sistema ha sempre garantito tariffe basse alla portata di tutti, ma se entra in gioco un privato, ovviamente, questo vorrà guadagnarci, il che significa acqua molto più cara per tutti e meno investimenti, peraltro senza che siano garantite fasce protette e senza che siano stabiliti limiti all’incremento delle tariffe. Tra l’altro, togliere l’introito delle bollette all’ASM rischia di affossare definitivamente un’azienda già in crisi, con ricadute occupazionali già di qui a qualche anno: se l’azienda privata che vincerà l’appalto fosse, ad esempio, una multinazionale spagnola, chi potrà garantire che non ci siano licenziamenti?

C’è anche di peggio, in realtà, perché tutto quanto detto fin qui rischia di far dimenticare l’aspetto principale di tutta la vicenda: con la privatizzazione, l’acqua cesserebbe di essere un bene pubblico e diventerebbe una fonte di profitto su cui lucrare senza tener conto della sua indispensabilità per la vita umana. Chi si troverà nell’impossibilità di pagarla si vedrà tagliare la fornitura, come per l’energia elettrica, per intenderci. Peccato che noi siamo fatti per il 65% d’acqua.

I nostri amministratori stanno prendendo decisioni sulla nostra pelle senza nemmeno chiedere il nostro parere di cittadini. Da parte nostra riteniamo indispensabile ristrutturare il sistema di gestione dell’acqua, mantenerne la gestione pubblica, prevedere una quota minima gratuita d’acqua per ciascun cittadino, sensibilizzare la cittadinanza ad un uso consapevole, ristrutturare la rete idrica in modo da ridurre drasticamente le perdite e vigilare sulla qualità con un sistema più trasparente ed efficiente di controlli.

Andrea Panigada

(tratto dal numero 1 di Bonarda)

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