Cattaneo: un nuovo sindaco-sceriffo

Pubblichiamo in un colpo solo tutto lo “Speciale Far West” del numero 1 del giornalino Bonarda, a cui collaborano alcuni Giovani Comunisti di Pavia. Crediamo che questi quattro articoli dimostrino il carattere sceriffesco della giunta Cattaneo-Centinaio, che prosegue ed appesantisce la linea repressiva e sicuritaria della precedente giunta Capitelli-Filippi.


Giù le mani dal Barattolo!

Lo sceriffo contro il centro sociale

L’insediamento dell’amministrazione comunale di centrodestra ripropone all’attenzione del dibattito politico cittadino l’annosa questione Barattolo. L’esistenza del centro sociale viene per l’ennesima volta messa in discussione e i prossimi mesi si annunciano cruciali per la sua esistenza.

Di tutto si può accusare la giunta Cattaneo tranne che di immobilismo: saranno anche un’accozzaglia reazionaria alle dipendenze di Berlusconi ed Abelli, il vicesindaco sarà anche un razzista patentato che intrattiene relazioni politiche con l’estrema destra (à pagg. 4-5), ma i nostri amici di certo non perdono tempo. Nemmeno il tempo di sedersi sulle poltrone del Mezzabarba ed ecco che, con stupefacente rapidità, vengono rispolverati i soliti luoghi comuni triti e ritriti: «Il Barattolo è un luogo pubblico utilizzato in modo esclusivo da un’elite sinistroide di privilegiati, il chiasso dei concerti compromette la serenità del quartiere, la somministrazione di bevande alcooliche viene fatta illegalmente, la struttura è in preda al degrado…».

Quello che i nostri amici si dimenticano di dire è che in undici anni di vita il Barattolo ha svolto una funzione sociale che non ha precedenti nella nostra città, per tanti giovani (e non solo) è stato ed è un insostituibile punto d’aggregazione: un posto dove bersi qualcosa senza dover necessariamente sottoscrivere delle cambiali, un laboratorio sociale dov’è possibile confrontarsi sui massimi sistemi e costruire un’alternativa politica a Pavia. Gli esempi si sprecano, dal Gruppo di Acquisto Solidale alla Ciclofficina Popolare, fino ad arrivare all’associazione Babele che si occupa dell’alfabetizzazione e dell’inserimento di ragazzi immigrati.

Perché cancellare tutto questo con un colpo di spugna? Perché smantellare un progetto così importante? A chi dà fastidio? Quali interessi ci sono dietro? Proviamo a dare qualche risposta.

Anzitutto, dobbiamo registrare la disponibilità del Comune a dialogare con i ragazzi del Barattolo e nonostante la riottosità di questi ultimi (maledetti sovversivi barricaderi!): la ciurma del Mezzabarba insegue il dialogo con sincerità, perché è composta da amministratori responsabili, vettori pavesi della Parola di Silvio, attenti alle “problematiche della città”, che vogliono risolvere la questione senza scontentare nessuno (dei loro).

Quindi l’assessore Faldini convoca i pericolosi ribelli di Borgo Ticino e nel nome del dialogo inizia l’opera di mediazione. La proposta è una di quelle offerte che non si possono rifiutare: fino a marzo (mese in cui scade la convenzione stipulata col Comune in era Capitelli) i concerti e la vendita di alcoolici dovranno essere sospesi – e se trasgredite, quando scade la convenzione ve ne andate fuori dai coglioni e non se ne parla più. Grazie Faldini, stai scrivendo un’importante pagina di storia: ora il tuo nome verrà per sempre ricordato, là, vicino a quello di Topo Gigio.

Purtroppo c’è poco da ridere, la situazione è grave e non siamo del tutto sicuri della buona fede del Comune. Anche perché sospettiamo che la chiusura del Barattolo per la corazzata Kattanjomkin sia un affare sotto molti punti di vista. In primo luogo mettere a tacere una voce non allineata è un bene per Pavia, del resto nell’Italia di Silvio non sta bene che della gente provi a proporre un modello diverso di socialità: è molto meglio rincoglionirsi davanti al Grande Fratello. Ma quali cineforum, ma quali dibattiti o concerti, i pavesi hanno bisogno di guardare le tette e i culi di Studio Aperto e di ascoltare le verità di Emilio Fede.

Secondariamente c’è la questione Centinaio, un paramecio che giganteggia tra i microrganismi della nanopolitica pavese, che ha costruito la sua triste carriera politica proprio sulle spalle del Barattolo e a cui la sola idea di poterlo chiudere suscita un celodurismo leghista che non si vedeva da tempo. Del resto chi la fa l’aspetti. Il Barattolo ha più volte messo in ridicolo il nostro amico Gianmarco: ve lo ricordate il famoso caso “terronsgohome” o i filmati di esponenti del Vento Fronte Skinheads che escono amorevolmente dalla sede della Lega con il nostro Giammy? Sembra proprio che, diventato vicesindaco, il nostro eroe voglia presentare il conto contro questi giovinastri che lo hanno sempre ostacolato!

Ma forse, rimestando un po’ nel torbido, c’è anche qualcos’altro, ed una piccola curiosità divampa in me… Se i piani della giunta andassero in porto e il Barattolo venisse finalmente sgomberato dalle zozze zecche zapatiste dei Corsari, che cosa ci faranno dopo?

Sciur Cattaneo, sindaco dagli occhi di cerbiatto, risponda a questa domanda: non è che per caso vuole metterci dentro la cooperativa Proscenio? Ma sì, la cooperativa di quel suo amico che l’ha aiutato in campagna elettorale… Sciur Cattaneo, non faccia quella faccia, dicevo così per dire. Lo sappiamo che lei è una persona troppo per bene per fare certe cose. Sa che cosa le dico? Sono io ad avere le idee confuse, ma sa: con tutta questa propaganda bolscevica che c’è in giro è facile plagiare la mente degli sprovveduti come me.

Insomma, in questo squallido teatrino di burattini, gli apostoli di Silvio stanno cercando di toglierci uno spazio liberato da undici anni, glielo vogliamo permettere senza colpo ferire? Cari lettori, la resa dei conti è ormai prossima ma non scontata, il Barattolo può e deve continuare ad esistere. Difenderlo è anche compito vostro!

Alessandro Savoldi


Moralizzatori al servizio di “Papi”

Lo sceriffo contro le meretrici

Cattaneo dichiara guerra alla prostituzione – anzi, alle prostitute.

Il giovane neosindaco Cattaneo non ha nenche avuto il tempo di insediarsi e già ha avuto l’idea di regolamentare la prostituzione nell’ambito delle norme per incrementare la sicurezza della nostra ridente cittadina. Il 14 settembre è entrata infatti in vigore l’ordinanza su questo tema: 500 euro di multa al cliente, 250 alla ragazza.

Secondo il nostro sindaco «le valutazioni politiche dietro a questa decisione sono due: contrastare fenomeni che, pur non avendo dimensioni eclatanti, sono presenti sul nostro territorio, soprattutto nell’area della zona industriale; adottare misure contro un fenomeno odioso, perchè dietro la prostituzione c’è spesso malavita organizzata e sfruttamento e violenze inferte a giovanissime».

Alla luce di questo ci sembra difficile cogliere il nesso di logicità fra multare una prostituta e lottare contro l’odioso fenomeno della tratta delle schiave. Pensa davvero il nostro sindaco che queste ragazze, una volta multate, lasceranno la strada? Dove pensa che si procureranno i soldi per pagare la sanzione? Queste ragazze andranno solamente incontro ad ulteriori violenze da parte dei loro aguzzini e la presenza di prostitute sui nostri marciapiede aumenterà dovendo le sventurate pagare la multa, oltre al denaro da portare al protettore. Questa ordinanza non fa altro che infierire sulle vittime di questa situazione, senza intaccare chi gestisce il racket.

Fra l’altro secondo il nostro ordinamento non è illegale la prostituzione in sé, ma lo sono lo sfruttamento, l’induzione e il favoreggiamento. Viene inoltre da domandarsi come potranno le forze dell’ordine individuare con certezza chi sta violando l’ordinanza. Ci chiarisce le idee Giurato, comandante della polizia locale che afferma: «Per quanto riguarda le prostitute, saranno sanzionate se colte in attività immediatamente riconducibili all’attività di meretricio. Quindi, ad esempio, in abiti succinti a tarda ora e in palese attesa di clienti». Attenzione quindi a tutte le ragazze pavesi: non aspettate i vostri fidanzati per strada se indossate la minigonna!

L’ordinanza dunque viola il nostro ordinamento, ha un contenuto fumoso e soprattutto non capiamo in che modo aumenterà la sicuezza dei cittadini. Pare invece che il principio ispiratore della norma sia il peggiore maschilismo ben imbevuto di ipocrisia, l’ipocrisia di chi dà un giro di vite per dare una ripulita di fronte agli elettori al volto del proprio partito, i cui esponenti ultimamente su questo tema hanno avuto molto da “dire”.

Gianluca Chiarelli
Valentina Nava


Un euro d’onore

Lo sceriffo contro i beoni

Poi voi chiedetemi pure tutto quello che volete, ma prima devo dirvi una cosa. Com’è quel modo di dire? Morto uno sceriffo se ne fa un altro? Forse è proprio il caso di dire che mai come ora questo detto sia veritiero.

Il primo sceriffo a conquistare ammiratori in tutto il mondo fu John Wayne, nel film Un dollaro d’onore. In quella pellicola John Ford mostrava al pubblico americano il difensore integerrimo della legge, che a colpi della sua Colt eliminava dal Paese, e dalla faccia della terra, pericolosi banditi e criminali pronti a portare il terrore nel Far West.

Forse i tempi sono cambiati, ma non proprio. A Pavia è arrivato da poco un nuovo sceriffo. Il suo nome? Alessandro Cattaneo. Ha preso il posto dello sceriffo precedente, Piera Capitelli. Quest’ultima era diventata famosa per aver cacciato via da questa tranquilla cittadina della bassa un gruppo di pericolosissimi rom, accusati di arrecare degrado al decoro urbano.

Sempre lo sceriffo Capitelli attirò su di se le ire dei giovani cowboy pavesi per l’emanazione di diverse ordinanze, le quali proibivano ad alcuni saloon di restare aperti oltre un certo orario, ponevano grossi limiti alle manifestazioni pubbliche, ma sopratutto vietavano a chiunque di “bivaccare” sui gradini del Duomo, da sempre ritrovo di molti pavesi. Le motivazioni di queste ordinanze? Ordine pubblico e decoro urbano.

Nella scia di queste poco apprezzate iniziative, il neosceriffo Cattaneo al momento del suo insediamento dichiarò che mai avrebbe utilizzato delle ordinanze per far rispettare la legge. E così fece.

Per ben tre mesi.

Il 14 settembre scorso, il sindaco Cattaneo ha firmato un’ordinanza che bandisce il consumo di alcolici in viale Matteotti, pena una salatissima multa di 500 euro. Il motivo è la presenza quotidiana di migranti che si ritrovano lungo il viale nelle panchine per chiacchierare e, perché no?, bersi una birra in compagnia.

Madrina di questa decisione è la Lega Nord che, per la sua natura meretrice, appoggia il sindaco pidiellino, garantendogli la maggioranza, ed in cambio avanza pretese, diciamo, poco sensate. A dir loro quel viale è pericoloso perché pieno di ubriaconi molesti pronti ad assalire la vecchietta con la spesa e tutti gli altri passanti, e per queste ragioni va proibito il consumo di alcool.

Il motivo di questa nuova ordinanza dunque? Ancora una volta, ordine pubblico e decoro urbano.

Penso che tutti noi siamo passati almeno una volta da quelle parti. La situazione non è come descritta dai signori in camicia verde. La maggior parte delle persone che si ritrovano in viale Matteotti sono per lo più migranti che, chi per piacere, chi per cultura, si bevono una birra insieme. Oltre a questi ci sono poi persone alcolizzate, ma innocue. A differenza di quello che si pensa generalmente, l’alcoolismo non è un vizio facilmente evitabile, ma una forma di dipendenza molto seria dovuta ad un disagio particolare di un soggetto. Probabilmente a quelle persone servirebbe una mano da parte del Comune e non menefreghismo; servirebbe che venissero considerate, non trattate come un problema.

In ogni caso con l’attuazione di questa ordinanza tutto si risolverà, giusto? I migranti individueranno un nuovo luogo in cui trovarsi, e gli alcolizzati anche. Ma quello che più conta è che in viale Matteotti l’ordine pubblico ed il decoro urbano saranno ripristinati. Gli indesiderati si sposteranno in periferia, dove già si trovano molti di loro e dove nessuna amministrazione comunale si preoccupa di garantire “ordine e decoro”.

A questo punto però sorge un dubbio: non è che con tutto questo decoro urbano e ordine pubblico un giorno non potremo più ammirare le nostre città perché un’ordinanza ci proibirà di uscire di casa?

Olmo


capri espiatori

Lo sceriffo contro gli zingari

Il centrodestra cerca di fare ancora peggio del centrosinistra nella insensata crociata contro i rom. Sgomberate e allontanate intere famiglie con bambini da Fossarmato e dall’area ex Necchi.

Nuovi sgomberi e allontanamenti per la popolazione rom di Pavia. Tra il 25 e il 29 settembre scorsi la Prefettura, in accordo con l’amministrazione comunale, si è mossa per mettere in atto l’ennesimo sgombero di due nuclei rom, l’uno stabilizzatosi a Fossarmato, l’altro nell’area ex Necchi.

Ecco come la nuova giunta, seguendo le orme di quella  precedente (in questo le differenze di colore politico sbiadiscono, o meglio convergono verso uno solo: il nero), assieme alla Prefettura, affronta le problematiche sociali della città: con la repressione, l’allontanamento e la ghettizzazione. Insomma: c’è un problema sociale da affrontare? Lo si risolve cancellandolo, nel vero senso della parola. Via gli interessati, via il problema. Terribilmente cristallino.

Ma vediamo le due situazioni nel dettaglio.

Fossarmato. In una struttura di proprietà del Comune si erano stabilite una trentina di persone di origine rom, alcune delle quali hanno qui trovato “ospitalità” in seguito allo sgombero dell’area ex Snia del 2007, voluto dal sindaco Capitelli (Partito Democratico), il cui obiettivo evidentemente non era quello di risolvere la situazione di degrado e di indigenza delle famiglie lì assiepate, ma di fare “piazza pulita” per accontentare la proprietà e ottenere qualche voto in più. Infatti i problemi di integrazione (per le persone rimaste sul territorio) sono rimasti invariati, anche se resi meno evidenti in seguito alla diaspora avvenuta dopo lo sgombero.

Cambiata la giunta, cambiano le facce (quasi tutte), ma le idee sono sempre le stesse (ahimè). Nei giorni passati, il neo assessore ai servizi sociali Assanelli aveva infatti affermato che era necessario liberare Fossarmato, neanche fosse stato messo sotto assedio o occupato. Ecco allora mettersi in moto lo stesso meccanismo del 2007: segnalazione, allontanamento o espulsione.

Area ex Necchi. Nell’area dove un tempo si trovava la Necchi fino a pochi giorni fa erano presenti due famiglie rom, circa 17 persone tra uomini donne e bambini. Anche in questo caso, i protagonisti di questa vicenda avevano subito lo sgombero dalla Snia nel 2007 e avevano fatto ritorno in Romania. Evidentemente la necessità ha però avuto la meglio e hanno deciso di ripercorrere la via dell’emigrazione e tornare a Pavia, dove però hanno trovato lo stesso benvenuto riservato loro precedentemente: lo sgombero.

È necessario evidenziare l’inumanità e inutilità di provvedimenti di questo tipo: sgomberare e cacciare dai loro insediamenti queste persone non risolve il loro problema di indigenza (dove andranno una volta allontanate? in un’altra area dismessa?), anzi lo perpetua, accrescendo il loro disagio e contemporaneamente l’insofferenza della cittadinanza. Lo stesso può essere detto per i provvedimenti di espulsione (diretta o “incoraggiata” che sia): come si è visto per il caso dell’area Necchi, la necessità spinge comunque queste persone a cercare una nuova vita fuori dal proprio paese e a tornare anche nei luoghi da cui sono stati cacciati. Come si dice, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: qualcosa a questo punto ci fa credere che il vero obiettivo dell’amministrazione non sia trovare soluzioni in cui venga rispettata la dignità dei migranti rom e garantito il rispetto dei diritti della persona, ma cavalcare le paure e l’insofferenza dei cittadini a fini politici. Ecco allora che il suo operato si mostra nella sua vera essenza: disumano e mistificatorio, in quanto nega i diritti umani e inganna la popolazione.

Kajel
La Sam

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