Chávez a Milano

Nel 2002, per il primo anniversario delle giornate antiG8 di Genova, i Giovani Comunisti di Pavia avevano prodotto uno striscione che diceva Espropriare le multinazionali; era il nostro modo di entrare, da comunisti, nel dibattito a volte un po’ astratto sull'”altro mondo possibile” vagheggiato dal movimento antiglobalizzazione.
Ieri sera quello striscione campeggiava in bella vista vicino alla scalinata di ingresso della Camera del Lavoro di Milano, da dove il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha tenuto uno straordinario comizio. Lo striscione si era trasformato: non era più l’enunciazione di un sogno, sembrava piuttosto un’idea molto pratica, un suggerimento al popolo venezuelano sulla prossima mossa da compiere per approfondire la sua Rivoluzione – e in effetti non si esclude affatto che le multinazionali straniere vengano espropriate dal governo Chávez nei prossimi mesi. In parte questo sta già succedendo! Un altro mondo, allora, è possibile davvero, e non ci sbagliavamo ad indicarlo nell’appropriazione collettiva dei mezzi di produzione e delle risorse naturali, come avviene in Venezuela con le terre espropriate e le fabbriche gestite dagli operai.
Hugo Chávez era in Italia da domenica per alcuni incontri commerciali, ma in simili circostanze trova sempre occasioni per incontrare i sostenitori che ormai ha tra i rivoluzionari di tutti i Paesi del mondo. Ha incontrato i compagni di Roma al Monte Sacro (dove Simón Bolívar duecento anni fa giurò di liberare l’America del Sud) e ha incontrato i compagni del Nord ad un incontro, organizzato da Rifondazione Comunista, presso la Camera del Lavoro di Milano.
Appena abbiamo saputo che sarebbe stato presente nel capoluogo lombardo ci siamo mobilitati per arrivare in ampio anticipo all’iniziativa, convinti che non ci sarebbe stato posto per tutti; fortunatamente, però, l’incontro col Presidente è stato spostato all’aperto, permettendo a tutta la folla di compagni, che si era lì raccolta anche ore prima, di assistere. Il contesto era molto suggestivo, soprattutto considerato che da quella stessa scalinata i partigiani tennero i primi comizi a Milano liberata.
Prima dell’arrivo del leader bolivariano, si sono susseguiti diversi interventi, alcuni quali, alquanto scoloriti, da parte di gente che da tempo ha rinnegato il socialismo e il comunismo, ma non poteva perdere l’occasione ghiotta di presenziare all’incontro con un capo di Stato, sparlando di una rivoluzione di cui la sinistra italiana ufficiale (“riformista” o “radicale”) continua a capire ben poco; l’intervento più tipico di questa categoria è stato quello di Daniele Farina del Leoncavallo, accolto e accompagnato da fischi e buuuh.
Verso le nove meno un quarto, è arrivato Chávez, accompagnato da Dario Fo e da Franca Rame.
Nel piazzale il clima è immediatamente cambiato. Tutti sembravano conoscere (o hanno imparato alla svelta) lo slogan plebeo della vincente battaglia referendaria del 2004: “¡Uh! ¡Ah! ¡Chávez no se va!”. Venivano agitate centinaia di bandierine di carta giallo-blu-rosse, insieme a quelle di stoffa del Venezuela e di altri Paesi amici come Cuba, oltre naturalmente a numerose bandiere rosse. Il Presidente ha preso la parola.
Il discorso è stato lungo e avvincente. Quest’uomo è capace con una grande semplicità di entrare in sintonia con le masse e soprattutto coi sentimenti rivoluzionari di chi lo ascolta. Con grande franchezza e passione ha saputo dispiegare la sua critica, certamente politica, certamente sociale, ma anche morale al dominio del capitale sul pianeta, e in particolar modo all’arroganza dell’imperialismo USA, un impero che, peggio ancora dall’antico impero romano che perlomeno costruiva qualcosa nelle province conquistate, secondo Chávez sa solo seminare distruzione nelle terre che opprime. Ma gli USA non sono solo Bush: Chávez ha ricordato le vittime dell’uragano Katrina (vittime in realtà dell’incompetenza del governo “fascista” dell’idiota texano e dell’ingiustizia sociale provocata dal capitalismo), ci ha spiegato che noi rivoluzionari dobbiamo fare affidamento anche sul popolo statunitense per cambiare il mondo.
Applausi scroscianti sono esplosi quando finalmente abbiamo ancora sentito parlare di socialismo, della necessità di abbattere il capitalismo, di far diventare il XXI secolo la tomba di questa società decrepita e la culla di quella nuova; e serva a far vergognare i capi della sinistra italiana che non sia stato il segretario di un partito o di un sindacato bensì un capo di Stato a sollevare temi così radicali. Chávez ci ha raccontato la storia del suo Paese negli ultimi vent’anni, lo sviluppo della Rivoluzione, il ruolo decisivo che ha avuto in essa non tanto la sua leadership bensì la sua base: quando il Presidente stesso era demoralizzato e agli arresti durante il golpe del 2002, sono state le masse a liberarlo e a fermare gli aspiranti Pinochet; e oggi secondo lo stesso Chávez sono il movimento operaio, il movimento contadino, il movimento studentesco-giovanile che, risvegliatisi, stanno spingendo avanti il processo rivoluzionario.
Questa forza di massa è il motore e la corazza dell’intero meccanismo sociale che si è messo in moto; è l’appoggio straordinario e crescente di cui gode la trasformazione sociale in atto a garantirla anche da possibili attacchi da parte della “tigre di carta” imperialista: Chávez ha spiegato che gli USA possono tentare di assassinare lui in un attentato, ma non possono tentare di invadere il suo Paese – “Scoppierebbe una guerra dei cent’anni”, una resistenza popolare armata per la difesa delle conquiste del movimento bolivariano, “perché noi diciamo sempre che la nostra Rivoluzione è pacifica, e questo è abbastanza vero, ma è anche armata”.
Certo, il processo rivoluzionario in Venezuela è ancora un fenomeno aperto, che sta ancora cercando una strada chiara che secondo noi lo porterà al socialismo. I caratteri ancora incompiuti e direi quasi sperimentali della Rivoluzione Venezuelana si riflettono nel pensiero a volte eclettico del suo leader. Hugo Chávez era un onesto e coerente rivoluzionario democratico-nazionale, che oggi sta comprendendo che l’ideale di Bolívar ai nostri tempi può essere realizzato solo attraverso la lotta per il socialismo su scala internazionale. Non stupiscono quindi i suoi frequenti riferimenti ai rivoluzionari democratico-borghesi del passato: lo stesso Bolívar, Jean-Jacques Rousseau, Giuseppe Garibaldi (citatissimo nel suo comizio milanese), l’abolizionista Abraham Lincoln. Ma le rivoluzioni del passato sono rimaste incompiute, e il primo esempio è proprio l’impresa irrealizzata del Libertador Bolívar – ma in un certo senso questo vale anche per i confusi ideali egualitari attribuiti a Gesù di Nazareth (anch’egli citato da Chávez come un rivoluzionario tradito).
Il filo delle rivoluzioni del passato si annoda dunque, nella ricerca empirica di Chávez e del processo di cui è alla testa, col filo delle rivoluzioni moderne, che sono quelle con la bandiera rossa. Ed ecco dunque che, nelle citazioni del comizio, da Garibaldi si passa a Gramsci, da Rousseau a “Carlos Marx”, dalla lotta d’indipendenza del Sud America alle rivoluzioni cubana, cilena, fino alle lotte presenti in America Latina. Si potrebbe storcere il naso sentendo parlare della Cina di Hu Jintao o del Brasile di Lula o dell’Argentina di Kirchner, quasi messi in un unico calderone; per motivi diversi, potrà scandalizzare qualche “ortodosso” una citazione di Trotskij (non certo il sottoscritto, che ha sentito un brivido vedendo finalmente rotta la damnatio memoriae) o l’affermazione che sono stati i partigiani comunisti e non gli americani a cacciare i fascisti e i nazisti.
Ci sono delle incongruità in ogni processo vivo e in evoluzione, e tale pare essere oltre allo stesso proceso revolucionario venezuelano anche il pensiero del suo coraggioso leader. Non staremo a vedere ma contribuiremo attivamente, come abbiamo fatto finora, al dibattito di massa che in Venezuela e nel mondo sta definendo il profilo del “socialismo del XXI secolo”.
La Rivoluzione è tornata: l’abbiamo vista in faccia. Chi ancora non ci crede, ci crederà.

Il video completo del comizio è disponibile all’indirizzo http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=3410!

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