Chi era in piazza contro la guerra è in piazza per il ritiro delle truppe!

Chi era in piazza contro la guerra è in piazza per il ritiro delle truppe: questa è la sintesi della giornata di ieri 20 marzo 2004, una giornata che ha visto mobilitazioni in tutto il mondo contro l’occupazione imperialista dell’Iraq. La partecipazione infatti è stata grandiosa, e chi sperava che il movimento contro la guerra non riuscisse a trasformarsi in un movimento contro una vergognosa occupazione neocoloniale, si è sbagliato di grosso.
A Roma circa un milione di manifestanti, fra cui i Giovani Comunisti di Pavia che da oltre un mese fanno campagna per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq.
Il ritiro incondizionato delle truppe imperialiste dall’Iraq e il sostegno alla resistenza irachena contro gli invasori è l’unica posizione coerente oggi in campo. Gli invasori a guida USA stanno infatti portando a termine i propri obiettivi, e dopo la guerra guerreggiata sono passati ad una guerra quotidiana e strisciante fatta di repressione violenta e di attacco alle condizioni sociali del popolo iracheno: il petrolio e le risorse del Paese vengono gradualmente privatizzate e svendute al miglior offerente nordamericano, lo Stato sociale smantellato, la ricostruzione delle infrastrutture bombardate senza pietà durante la guerra appaltata alle imprese dei Paesi aggressori. Un intero popolo è oggi vittima del saccheggio imperialista e sulla sua pelle gli USA stanno portando avanti un vero e proprio esperimento di ultraliberismo, analogo a quanto realizzato dagli esperti della “scuola di Chicago” in Cile durante la dittatura di Pinochet.
Cacciare gli eserciti di occupazione che realizzano questo sfacelo è la priorità, la condizione necessaria affinché il popolo iracheno prenda il controllo del proprio destino; chi sostiene che senza il ruolo poliziesco degli occupanti l’Iraq sprofonderebbe nel caos dimentica che oggi l’Iraq è nel caos, in un caos in cui l’unica cosa che procede con ordine è lo sfruttamento delle sue risorse e la spoliazione della sua indipendenza e sovranità, formale e sostanziale.
Indubbiamente l’uscita dell’imperialismo dall’Iraq non risolverebbe ogni problema; ma comincerebbe a porre nei termini corretti la risoluzione dei problemi sociali, economici, politici ed etnico-confessionali del Paese, oggi semplicemente schiacciati sotto il tallone statunitense. Le recenti vicende del Kosovo mostrano quanto gli imperialisti sappiano “pacificare” i territori che invadono.
Ma qui siamo veramente all’ABC della decolonizzazione, e stupisce che ci sia chi fa finta di non capire. Fra chi fa finta di non capire ci sono sicuramente Fassino e altri leader “riformisti” del centrosinistra, che nei fatti (astensione in Parlamento) e talvolta anche nelle dichiarazioni si oppongono al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq (a giorni alterni invocando l’ONU, altre volte semplicemente proponendo che restino “per senso di responsabilità”).
Indubbiamente nel corteo abbiamo visto una grossa irritazione ed una giusta rabbia verso la posizione ambigua di Fassino, Boselli e Prodi. C’erano molti cartelli, anche scritti a pennarello di proprio pugno da singoli manifestanti, durissimi verso i riformisti con l’elmetto. Condividiamo e appoggiamo questo sentimento di ribellione del movimento contro la guerra verso chi pretende di rappresentarlo e poi lo tradisce alla prima occasione, tentando addirittura di boicottare la manifestazione del 20 marzo con il corteo bipartisan del 18 marzo (tentativo miseramente fallito: 500 presenze il 18 marzo, un milione il 20).
Quello che non ci sentiamo di condividere è l’aggressione fisica nei confronti dello spezzone DS posto in atto da alcuni disobbedienti, evidentemente preoccupati per il declino mediatico e di consenso dell’area disobbediente. Questa scemenza, subito ingigantita e sfruttata a dovere dall’ipocrita Fassino, gioca a tutto favore dei “riformisti con l’elmetto” e delle destre, che si sono subito avventati come sciacalli sulla vicenda. Grazie a questi furbacchioni, oggi i principali quotidiani e i telegiornali potevano parlare dell’aggressione disobbediente ai DS invece che dell’aggressione imperialista all’Iraq e del milione di persone che ieri sono scese in piazza per dirle NO.
Mi sento dunque di ripetere quanto scrissi a dicembre: “La discussione anche accesa tra compagni si fa con argomentazioni politiche, non a pugni. Chi non rispetta questa regola è un provocatore”.

Mauro Vanetti

FUORI GLI IMPERIALISTI DALL’IRAQ!
NO ALLO SFRUTTAMENTO NEOCOLONIALE!
SOSTEGNO AL POPOLO IRACHENO CHE RESISTE!

PS: Ad onor del vero va anche aggiunto che pare proprio (anche da fonti non sospette) che il servizio d’ordine abbia avuto un atteggiamento provocatoriamente violento, il che comunque non giustifica il raccogliere le provocazioni.
Davvero bel risultato… Fassino se la starà ridendo di grossa, per non parlare di Berlusconi.

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