Come Berlusconi: “Perseguitati dai giudici comunisti”

Il Veneto Fronte Skinheads a PaviaPavia, 17 maggio 2003: 40 fessi in piazza scimmiottano il Berlusca e come lui si dichiarano perseguitati politici per colpa della magistratura politicizzata.
Il questore aveva promesso di isolarli in una piazza secondaria: ai fascisti è stata invece concessa piazza Italia, a un tiro di schioppo da piazza Vittoria e zona di grande passaggio; ai poveri fascisti “perseguitati” è stato così permesso di scorrazzare per il centro con fare minaccioso e di insediarvisi con striscioni e bandiere nere. L’iniziativa era stata organizzata dai neofascisti per protestare contro i piccoli provvedimenti giudiziari che hanno colpito 6 di loro in seguito alla violenta aggressione da loro effettuata contro il centro sociale Barattolo il 28 marzo scorso. Questa presenza di canaglie fasciste in piazza, per quanto modestissima numericamente (40 partecipanti secondo la stampa locale), è una vergogna e un disonore per l’intera città di Pavia, una città antifascista che ha lottato per decenni contro il fascismo pagando un grandissimo tributo di sangue, sia nel periodo della sua ascesa (quando ci hanno ucciso Ferruccio Ghinaglia), sia per abbatterlo con la Resistenza partigiana.Chi ieri è passato da piazza Italia o ha oggi letto il giornale locale, tuttavia, non può non farsi sfuggire anche un sorriso: la manifestazione che i fascisti avevano indetto chiamando a raccolta tutti i camerati del Nord Italia, mettendo un appello nella prima pagina del sito del Veneto Fronte Skinheads, coinvolgendo anche Forza Nuova Lombardia, ha raccolto soltanto una quarantina di imbecilli. Da questo punto di vista, un risultato disastroso che conferma l’isolamento di questi idioti dal popolo reale. Quaranta persone sono i partecipanti all’assemblea peggio riuscita del più piccolo gruppuscolo della sinistra pavese. Se questi sono tutti i “cittadini” scandalizzati dalla “persecuzione giudiziaria”, di Pavia, della Lombardia e del Veneto, se queste sono le grandi forze che si mobilitano in difesa dei “camerati vittime di una discriminazione politica”, evidentemente la decisione dei giudici non ha fatto scandalo per nessuno se non per i diretti interessati e una piccola cerchia di loro compari.
Con questo non intendiamo sottovalutare il rischio costituito da costoro, anche un piccolo gruppo con grandi finanziamenti, appoggi istituzionali nella destra ufficiale e nel governo, costantemente impuniti e tollerati, possono rappresentare una seria minaccia: le squadre fasciste degli anni ’20 non erano certo un movimento di milioni eppure con l’assenso benevolo dello Stato “liberale” riuscirono a cancellare fisicamente le organizzazioni del movimento operaio.
Molta più gente si è trovata invece al Barattolo a manifestare la propria solidarietà al centro oggetto di continue aggressioni e a rilanciare la lotta antifascista in città. I Giovani Comunisti sono intervenuti nell’assemblea che si è lì tenuta rivendicando la messa fuori legge di queste squadracce, le dimissioni del questore Calesini-Ponzio Pilato, ricordando che il nemico principale resta il governo Berlusconi responsabile di aver creato un clima revisionista favorevole al proliferare di questi vermi e alla loro pericolosissima continua impunità, indicando nella mobilitazione di piazza la via maestra per fermare la barbarie fascista. Nel suo intervento il sindaco di Pavia ha cercato di giustificare l’operato del questore con cavillose sottigliezze giuridiche che non ci hanno convinto affatto. Vista anche la sparuta presenza dei naziskin in centro, più di una voce concordava piuttosto con noi nel dire “La prossima volta, andiamo in piazza anche noi”.
Per il resto, ci uniamo all’esclamazione di una signora alla fermata dell’autobus riportata da La Provincia Pavese: “O Signur, ma dopo sessant’anni ci sono ancora i fascisti?”.

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