Comincia il processo alla Thyssen Krupp

Continuano gli attacchi al Testo unico sulla sicurezza
Si continua a morire sui posti di lavoro

È iniziato in questi giorni a Torino il giudizio contro i dirigenti della ThyssenKrupp per i sette operai morti nel rogo scoppiato il 7 dicembre 2007. Si tratta di un processo significativo: per la prima volta in Italia in casi di incidenti sul lavoro, uno degli imputati è accusato di omicidio volontario.

La sentenza non verrà pronunciata probabilmente prima di un anno, ma nel frattempo pare essere la ferma intenzione del governo quella di assicurare ai padroni l’impunità per le morti bianche.

Sull’onda anche emotiva di questa tragedia, e sotto la pressione dei lavoratori che invocavano il diritto a non morire di lavoro, il governo Prodi aveva emanato un Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il decreto legislativo n. 81/2008. Per quanto migliorabile, questa legge rendeva più stringenti i controlli sugli standard di sicurezza e inaspriva l’apparato sanzionatorio, prevedendo, tra l’altro, pene detentive per i padroni inadempienti.

Ma se la preoccupazione dei lavoratori è che incidenti come quello di Torino non si ripetano mai più, l’ossessione del governo Berlusconi e di Confindustria è che a non ripetersi siano i processi. Già con il decreto “milleproroghe” emanato lo scorso dicembre l’entrata in vigore di parte del testo unico è stata prorogata al maggio 2009, ma per il padronato questo è lontano dall’essere sufficiente.

Per questo motivo il ministro del lavoro Sacconi ha lanciato un attacco ben più sostanzioso al decreto 81, invitando le associazioni padronali a redigere un “Avviso comune” da sottoporre ai sindacati, contenente una profonda revisione del Testo Unico, ovviamente nella direzione di un sostanziale svuotamento della legge. L’attacco di governo e Confindustria si muove in sostanza in due direzioni: diminuzione dei controlli, affidati nuovamente alle stesse aziende attraverso il meccanismo dell’autocertificazione (eliminato dal Testo Unico), e sterilizzazione delle sanzioni, con l’eliminazione in particolare di quelle di carattere penale.

Viene reintrodotta una distinzione tra imprese grandi e imprese medio-piccole, di fatto esentando queste ultime dall’applicazione della normativa più rigida: la portata della controriforma è evidente, se si considera che l’80% degli infortuni si verifica in imprese con meno di 10 dipendenti! Per giunta, è precisato che dalla base di computo del numero dei dipendenti sono esclusi i lavoratori somministrati e quelli a tempo determinato, riducendo ulteriormente, e di molto, il numero di imprese sottoposte a controllo: in pratica, vengono “premiati” quei padroni che sfruttano maggiormente il lavoro precario, che non è conteggiato ai fini della determinazione delle dimensioni dell’azienda. Ancora, per i casi di lavorazioni in appalto, laddove il T.U. prevedeva la responsabilità del committente per tutta la catena dell’appalto, il documento approvato dalle associazioni industriali chiede che questa responsabilità venga limitata ai soli “appalti di una certa consistenza, economica e temporale”. Altro punto non meno grave è la richiesta padronale che, dove ci sono i Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), non vi siano le RSU.

È manifesta e ripugnante l’ipocrisia con cui governo e Confindustria giustificano la proposta di queste “modifiche”, affermando nelle premesse all’Avviso comune che “un sistema normativo che si affida al timore della sanzione e alla sua efficacia deterrente è, per definizione, perdente”. Simili parole rappresentano un vero e proprio insulto ai lavoratori che continuano a morire letteralmente di lavoro, senza che lo stillicidio accenni a diminuire: nelle prime due settimane del 2009 le vittime sono già una quarantina. Ma evidentemente non la pensano così CISL e UIL, che nei giorni scorsi hanno confermato la propria adesione all’indecente documento padronale. Soltanto la CGIL si è opposta finora all’approvazione dell’Avviso comune, mentre il governo ha annunciato che il Testo Unico sarà cambiato in ogni caso.

Non basta chiaramente una legge per garantire la sicurezza dei lavoratori, ma pensiamo che intorno alla difesa del Testo Unico sia possibile, e necessario, costruire una lotta più ampia per il diritto a condizioni di vita e di lavoro migliori, a partire sì dalla sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche dal diritto alla certezza dell’occupazione e a salari dignitosi. Saremo in prima fila nell’organizzare questa battaglia, nei posti di lavoro e nel sindacato, perché tragedie come quelle della ThyssenKrupp non accadano più e perché i padroni paghino per le loro responsabilità.

Alessandro Villari

(avvocato del lavoro)

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