Comunicato sulla manifestazione del 15 ottobre a Roma

A pochi giorni dalla manifestazione degli indignati a Roma, registriamo, senza sorpresa, le mosse del governo. Ancora una volta, la risposta a una manifestazione di piazza molto partecipata sembra essere la repressione. Inoltre i media hanno parlato tantissimo degli scontri e delle frange più violente presenti al corteo, senza cercare di capire cosa sia successo realmente, distogliendo l’attenzione dalle questioni più importanti: le idee, le ragioni e le proteste di un popolo stanco di essere sfruttato.

Chi di noi era a Roma ha potuto vedere e sentire di comportamenti della polizia che lasciano perplessi: attaccare manifestanti che si trovavano in Piazza San Giovanni, ma lasciare correre indisturbati individui che compivano azioni inutili di distruzione di banche ed esercizi commerciali. La nostra ipotesi è che, almeno in parte, si sia usata la stessa tattica di Genova 2001 e di molte altre occasioni: il governo tenta di infiltrare gruppi violenti all’interno dei movimenti, per avere la scusa di caricare la folla, facendo in modo di dirottare l’attenzione dei media dalle ragioni della protesta alla “persecuzione del violento”.

In quanto comunisti, non siamo a prescindere contrari alla violenza usata come forma di dissenso, ma, in questo caso, pensiamo che chiunque abbia incendiato macchine o bancomat abbia poco a che fare con le ragioni della protesta. Azioni del genere, isolate e fini a se stesse, non portano a nulla, se non all’aumento delle distanze tra i manifestanti. Invece siamo solidali con le persone che sono state caricate ingiustamente in Piazza San Giovanni. Questo dimostra l’importanza di organizzare democraticamente dei servizi d’ordine affinché i cortei di massa siano difesi dagli attacchi della polizia così come dalle provocazioni. Qualcosa del genere si è iniziato a vederlo negli spezzoni più politicizzati e sindacalizzati in fondo al corteo.

Riteniamo che il primo da condannare sia il governo, che, tramite tagli alla spesa sociale e misure sempre più degne di regimi dittatoriali, prima ha creato l’attuale situazione socio-economica e ora utilizza provvedimenti reazionari per mettere tutto a tacere.

Nell’attuare questa strategia il governo trova poi sponda nella cosiddetta “opposizione parlamentare”: infatti, Di Pietro è il primo a pretendere misure più rigide, dicendo che è necessaria una “legislazione speciale e specifica che introduca specifiche figure di reato, aggravamento dei reati e delle pene oggi previste, allargamento del fermo e dell’arresto, riti direttissimi che permettano in pochi giorni di arrivare a sentenza di primo grado”. Una proposta che piace moltissimo a Maroni e al resto del governo.

Interviene anche Alemanno, proibendo le manifestazioni sul territorio romano per un mese, proprio in prossimità della manifestazione nazionale dei metalmeccanici, convocata dalla FIOM per oggi, 21 ottobre.

Noi siamo contrari alla repressione e troviamo inaccettabili tali proposte. Crediamo fermamente che il vero sopruso stia nell’impedire a un popolo di manifestare liberamente le proprie idee e nel censurare regolarmente la verità dei fatti. Infine secondo noi la forma suprema di violenza risiede nella volontà di governo, parlamento e imprenditori di concertare ed attuare una politica atta a ridurre il paese nella disastrosa situazione in cui versa oggi.

i Giovani Comunisti di Pavia

One Response to “Comunicato sulla manifestazione del 15 ottobre a Roma”

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