Con gli operai di Melfi: no allo sfruttamento, per lo stesso lavoro lo stesso salario!

Con qualche giorno di ritardo, pubblichiamo questo articolo sulla situazione della FIAT di Melfi, a cura di un compagno lucano che milita nei Giovani Comunisti a Pavia. Questa importante lotta operaia ha ancora davanti a sé molti sviluppi, di cui renderemo conto nei prossimi giorni.

Da una settimana i metalmeccanici della Fiat Sata di Melfi lottano contro le condizioni di lavoro nella fabbrica: 5000 provvedimenti disciplinari in un anno, licenziamenti dei delegati sindacali e turni massacranti la dicono lunga sulle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operai che rischiano l’ammenda disciplinare anche per essere stati cinque minuti in più in bagno. Solo pochi anni fa, questa che da molti è considerata una cattedrale nel deserto, nasceva con le migliori prospettive (1993), lo stabilimento di Melfi era stato presentato come un miracolo della tecnologia, l’organizzazione aziendale gestita con metodologie d’avanguardia, tutti uguali e con le stesse divise color amaranto, senza distinzioni tra capi e operai, avrebbe assicurato migliori rapporti tra azienda, lavoratori e territorio. Adesso nessuno crede più a quella favola: gli operai chiedono di eliminare la doppia battuta (due settimane consecutive di turni di notte), maggiori diritti sindacali e salari uguali a quelli degli altri metalmeccanici impiegati nelle fabbriche italiane FIAT. Chiedono maggiore chiarezza e attenzione anche i molti interinali impiegati nella fabbrica melfese, le nuove assunzioni sono totalmente affidate alle agenzie di lavoro “temporaneo”, che senza scrupoli si affidano alle più becere forme di caporalato sfruttando chi, cercando dignità nel lavoro, si sveglia la mattina alle tre per andare a timbrare il primo turno facendo centinaia di chilometri su strade killer, non in grado di sopportare il regime di traffico che uno stabilimento del genere comporta.

In questa settimana si sono susseguite manifestazioni, blocchi e trattative (fallite) con l’azienda, che firma accordi separati con i sindacati più amici. Il governo dichiara di non voler entrare nella vertenza, in quanto riguarda un’azienda privata. Ma la polizia ha scelto di difendere gli interessi padronali. Quando 35 operai hanno deciso di forzare i blocchi per recarsi a lavorare, la polizia li ha scortati caricando gli operai che hanno opposto solo resistenza passiva, e ferendo 13 persone. La carica della polizia ha generato un’estensione della protesta: in solidarietà con gli operai di Melfi, sono entrati in sciopero lavoratori di altri stabilimenti in tutta Italia, e non solo del gruppo FIAT.

Pietro Pace

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