Continua l’attacco ai lavoratori del Carrefour di Pavia

Continua l’attacco ai lavoratori del Carrefour di Pavia

Lo scorso autunno, un mese di lotte serrate, intrecciate con quelle per il rinnovo del contratto collettivo di categoria, aveva costretto i padroni del nuovo centro commerciale – proprietario della catena GS – a cedere alle rivendicazioni dei lavoratori GS: chiusura immediata del supermercato GS più vicino al nuovo Carrefour (comunque destinato a chiudere, vista la perdita di clientela) e contestuale riassunzione di tutti i lavoratori presso il nuovo centro commerciale. Si trattava, peraltro, di un atto obbligato, a fronte di impegni che la proprietà aveva assunto in precedenza con l’Amministrazione comunale: lo stesso Consiglio comunale aveva votato un ordine del giorno proposto dal PRC per vincolare il Carrefour ai propri impegni.

Ma, a quasi tre mesi dall’apertura del nuovo centro commerciale, gli attacchi alle condizioni dei lavoratori non sono cessati.
Un primo terreno di scontro è quello degli orari di lavoro: il Carrefour ha orari di apertura più lunghi ed è inoltre frequentemente aperto la domenica. Anziché assumere altri lavoratori a tempo indeterminato (come si era impegnata a fare), per far fronte alla maggiore necessità di lavoro la proprietà ha preferito ricorrere, da un lato, a un utilizzo massiccio degli straordinari, e dall’altro, all’impiego intensivo di lavoratori interinali: a fronte di un centinaio di lavoratori a tempo indeterminato, tutti provenienti dal vecchio GS o trasferiti dal Carrefour di Assago, gli interinali sono una trentina, quasi tutti giovani tra i 20 e i 35 anni, con contratti mai più lunghi di un mese (e a volte perfino di un solo giorno!).
L’azienda, peraltro, cerca in tutti i modi di creare un muro di diffidenza tra lavoratori a tempo indeterminato e interinali: questi ultimi, da un lato, soffrono condizioni di lavoro peggiori, ma dall’altro vengono spesso assegnate loro mansioni di controllo, sovraordinate a quelle degli assunti a tempo indeterminato.
Sono drasticamente peggiorate anche le condizioni materiali di lavoro. I turni vengono stabiliti con un mese scarso di preavviso, e per fasce orarie ampie all’interno delle quali è l’azienda a decidere gli orari precisi. La proprietà fa forti pressioni per ridurre le pause (da 15 a 10 minuti, e soltanto quando l’orario supera le 4 ore); ai lavoratori è comunque vietato, anche in pausa, di uscire dal supermercato, è stata perfino allestita una “sala break” separata dal resto del centro commerciale, chiusa, dotata di telecamere (ufficialmente, per sorvegliare i clienti): una specie di prigione, insomma. Agli interinali, più facilmente ricattabili dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, le pause sono addirittura del tutto negate. È stato introdotto anche il lavoro notturno: non si fanno problemi ad aumentare lo sfruttamento oltre ogni limite di decenza, ma non considerano “decoroso” che i banchi vengano caricati davanti ai clienti! Non sono poi rari casi di lavoratori anziani, che nel vecchio supermercato GS erano addetti alle casse e ora vengono adibiti in via esclusiva al facchinaggio e al caricamento dei banchi.

In tutto questo, i lavoratori sono stati praticamente abbandonati dai sindacati confederali. I vertici locali della CGIL, in particolare, si sono prodigati fin dall’inizio a rassicurare i lavoratori che il vecchio supermercato non avrebbe chiuso (contrariamente agli accordi tra azienda e Comune), e successivamente hanno firmato gli accordi che prevedevano, tra l’altro, l’installazione di decine di telecamere all’interno del supermercato. Questo ha portato i lavoratori ad avere una certa diffidenza verso i sindacati: gli iscritti sono pochissimi, al punto che è difficoltoso perfino raccogliere le firme necessarie per costituire la RSU. Le vertenze dei mesi scorsi in effetti sono state sostenute principalmente dal sindacato autonomo della CUB, con l’appoggio decisivo di PRC e PdCI, che hanno organizzato volantinaggi e fatto pressioni sull’Amministrazione comunale. Va registrato anche l’opportunismo della Lega Nord, che con una mano ha formalmente appoggiato le lotte dei lavoratori, mentre con l’altra, quella dell’assessore provinciale al lavoro, firmava gli accordi con la proprietà.

Le mobilitazioni portate avanti finora sono state importanti, ma non sono sufficienti: è necessario rispondere colpo su colpo agli attacchi dei padroni, per difendere i propri diritti e la dignità dei lavoratori. Occorre rivendicare la stabilizzazione dei lavoratori precari, l’assunzione di nuovi lavoratori per far fronte agli orari prolungati, il diritto di tutti i lavoratori a usufruire pienamente e liberamente di tutte le pause che spettano loro, il rispetto di mansionari compatibili con l’età e le condizioni di salute di ciascun lavoratore, l’assegnazione degli orari di servizio con ampio anticipo. Per ottenere tutto ciò è necessario che i lavoratori si uniscano e si organizzino in un sindacato, costituiscano la RSU aziendale, non si stanchino di lottare: da parte nostra, come militanti del PRC e sostenitori della Rete28Aprile, avranno tutto l’appoggio possibile.

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