Da Firenze: in morte del comandante Gracco

Pubblichiamo questo schietto ricordo, senza peli sulla lingua come si addice ai comunisti, del comandante Gracco (recentemente scomparso); lo abbiamo letto su FalceMartello n° 174 a firma del compagno Sandro (che fa parte dello stesso circolo del PRC cui era iscritto Angiolo Gracci), membro ad honorem dei Giovani Comunisti pavesi, a fianco dei quali ha militato l’anno scorso durante la sua permanenza a Pavia.
Siamo sicuri che il comandante troverebbe sicuramente più vicino al suo modo di combattere un articolo così su un giornale trotskista – sicuramente un palco alquanto inusuale per un fondatore del PCd’I(ML) – delle tante commemorazioni retoriche che si sono sprecate in questi giorni sui giornali della sinistra italiana.

L’ultima battaglia incompiuta del comandante Gracco

Scriviamo queste righe dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Angiolo Gracci, il comandante Gracco della brigata garibaldina Vittorio Sinigaglia durante la Resistenza.
Da comandante partigiano rivestì un ruolo decisivo nella liberazione di Firenze nell’agosto del 1944, opponendosi con successo all’intimazione del comando alleato, che voleva imporre l’ingresso in città delle sole truppe alleate, pretendendo l’immediato disarmo dei partigiani combattenti: la Sinigallia entrò invece in Firenze per prima.
Il compagno Gracci è stato nella sua vita un personaggio poco accomodante; le sue scelte politiche, condivisibili o meno, molto spesso controcorrente, sono sempre state dettate da profonde convinzioni e da un’istintiva repulsione per ogni forma di opportunismo e di carrierismo e per quella opprimente retorica resistenziale (di cui fa ampio sfoggio in queste settimane il Presidente Ciampi) che aveva come unico scopo lo svuotamento del contenuto rivoluzionario della lotta di liberazione dal nazifascismo.
Per sessant’anni Gracco è stato una spina nel fianco di quanti volevano archiviare la resistenza celebrandola; fino alla rottura, nel 1966, con il Pci e alla sua scandalosa espulsione l’anno successivo dall’Anpi. Fu tra i fondatori del PCd’I marxista-leninista e, negli ultimi anni, militante e dirigente del Partito della Rifondazione Comunista.
Purtroppo gli ultimi anni della sua vita sono stati amareggiati dal disinteresse con cui le sue richieste (un’azione più organizzata degli ex partigiani comunisti nell?Anpi e una vera lotta al revisionismo sul piano storico) sono state accolte dalla maggioranza dei dirigenti del partito, che ora spandono lacrime di coccodrillo.
Il comandante Gracco è stato abbandonato anche in occasione del congresso nazionale dell’Anpi del 2001 dove, nonostante le pressioni ricevute dalla segreteria del Prc (in ossequio ad un patto di non belligeranza con la maggioranza diessina dell’associazione), si rifiutò di ritirare un ordine del giorno (già approvato, oltretutto, dal congresso dell’Anpi di Firenze), in cui si chiedeva l’allontanamento delle basi Nato dall’Italia.
Dopo questo congresso il compagno Gracci ha chiesto pazientemente spiegazioni del voltafaccia della delegazione del Prc presente al congresso dell’Anpi, fino a rivolgersi al collegio nazionale di garanzia, ma ha ricevuto in cambio solo un silenzio assordante.
Purtroppo l?aggravamento della sua malattia ci ha impedito di organizzare, come avremmo voluto, un incontro per portare l’impegno della redazione in sostegno di questa sua ultima battaglia.
Ne raccoglieremo però il testimone.
Avremmo voluto fare questa battaglia al tuo fianco, comandante Gracco. La faremo insieme a chi ti è stato vicino, per te.

Sandro Pollini
Firenze

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