Dai volontari delle BSA in Emilia 2 – Fossoli

Domenica, tre del pomeriggio [10 giugno u.s.], la solita afa della bassa emiliana. Nel centro sportivo di Fossoli le due squadre finaliste si danno battaglia senza tregua per aggiudicarsi la coppa del primo torneo di calcio contro il terremoto. Non sono giocatori professionisti, sono tutti terremotati, e giocano con la vera passione per il pallone, quella passione che a poche ore dalla prima partita della nazionale italiana riporta questo sport alla sua natura vera, popolare, dove ciò che conta è solamente la passione e la voglia di giocare, e non il profitto, il doping, le truffe

Qui a Fossoli, da una settimana circa, è nato un campo per i terremotati completamente autogestito dagli sfollati e dalle Brigate di solidarietà attiva. Dopo le forti scosse del 20 e 29 maggio, molti abitanti di Fossoli – una frazione di quattromila abitanti alle porte di Carpi, tristemente famosa per il campo di concentramento fascista utilizzato durante la guerra per il transito degli ebrei italiani verso i lager nazisti – spaventati dal rischio che la terra potesse tremare ancora si sono accampati nel campo da calcio del centro sportivo, al sicuro da eventuali crolli. È iniziato così, per loro, l’isolamento. Abbandonati in quel campo da calcio, sono rimasti ignorati dalla Protezione civile. Ad aiutarli solo qualche privato cittadino loro amico, residente nei paesi limitrofi, scampati al terremoto; Mauro, il factotum del centro sportivo e il parroco del luogo.

Mancava tutto: biancheria, assorbenti, pannolini, sapone, i pasti non arrivavano con regolarità. Molti dormivano in macchina, in mancanza di una tenda. La paura di rientrare in casa era troppa, soprattutto con la terra che non accennava a calmarsi.

Una volante rossa delle Brigate, durante un giro di perlustrazione, ha individuato il campo e, valutata la situazione in cui versavano le persone lì accampate come drammatica, ha deciso di creare un presidio permanente. Inizialmente si è montato un gazebo, stipato con gli scatoloni degli aiuti che da tutta Italia i compagni delle Brigate hanno raccolto e continuano a raccogliere grazie alla solidarietà popolare.

La collaborazione e il legame con gli abitanti del campo furono immediati, e dopo una lunga assemblea assieme a loro si decise di impiantare nel centro sportivo di Fossoli un campo delle Brigate. Il gazebo in pochissimo tempo venne ampliato trasformandolo in uno spaccio, che oltre a fornire agli abitanti del campo tutti i generi di prima necessità, è diventato da subito un punto di riferimento per tutti coloro che sono accampati nelle zone limitrofe. Assieme alla Croce rossa si è concordata la fornitura di tre pasti al giorno. Contemporaneamente si sono allacciati i contatti con l’amministrazione comunale, perché anch’essa si attivasse per collaborare al nostro progetto.

Uniti siam tutto, divisi siam canaglia, questo è il motto delle Brigate e questa è la filosofia con cui viene gestito il campo. La gestione è partecipata. Tutti coloro che vivono all’interno del campo partecipano attivamente al suo funzionamento. Sono stati aperti gli spogliatoi del centro sportivo, mettendo a disposizione i bagni e le docce; dalle offerte giunte da tutta Italia si è impiantato un locale con tre lavatrici funzionanti. È stata allestita un’area mensa in cui vengono distribuiti i pasti preparati dalla Croce rossa. I volontari delle Brigate si occupano, fra le altre cose, di aiutare i terremotati nella burocrazia per le richieste di verifica di agibilità delle case. Una ludoteca intrattiene i molti bambini che vivono nel campo e in generale nella zona di Fossoli. Tutte le sere, alle 22, si tiene l’assemblea del campo, dove gli sfollati e i volontari discutono assieme della situazione, proponendo modifiche e migliorie alla gestione e alla vita del campo. Tutto con l’idea che l’organizzazione dal basso delle persone e la partecipazione collettiva siano l’unica via per uscire da questa situazione, non solo nel breve periodo dell’emergenza terremoto, ma anche nel futuro più prossimo, quando ci si accorgerà che molte imprese, con la scusa del terremoto, avranno delocalizzato altrove.

La composizione sociale del campo è molto variegata. Italiani, indiani, maghrebini, rumeni e gente di molti altri paesi del mondo sono riusciti in questa situazione a superare le barriere etniche, dimostrando alla Lega e a tutti coloro che in questa tragedia cercano di inserire discorsi xenofobi e razzisti che il sudore, sulla pelle, ha lo stesso odore. Giungono voci secondo cui i clandestini nei campi della Protezione civile non sono ammessi, ma a Fossoli tutto ciò poco importa, tutti sono uguali.

Per il momento il lavoro principale delle Brigate è quello di sostenere gli sfollati e sopperire alle loro esigenze imminenti. Con il passare delle settimane si dovrà iniziare a pensare al terremoto sociale. Molte case nella zona saranno abbattute perché inagibili, e si dovrà trovare una sistemazione a tutti coloro che non avranno più un tetto. Così come si dovrà capire quale sarà il futuro del lavoro. Nell’area colpita dal terremoto si produceva più dell’1% del PIL, ed è già in atto un’operazione di strumentalizzazione della tragedia. Dalle fabbriche crollate a quelle che sono state giustamente dichiarate inagibili perché non a norma, molti imprenditori hanno pensato bene di togliere il disturbo. Forse il terremoto non cesserà così presto, forse saranno necessari troppi soldi per mettere in sicurezza i prefabbricati, e così sarà meglio delocalizzare, magari andando all’estero, dove il lavoro costa meno e dove non si fanno troppe storie sui diritti dei lavoratori. E lo stato? Ha marcato visita. Ha preferito spendere i soldi per la parata del 2 giugno, e mandare la Protezione civile a Milano a fare da badante al Papa.

Al momento però, a Fossoli, non si vuole pensare a queste cose. Dopo troppi giorni di paure, ansie e tragedie, si cerca un po’ di leggerezza. Prima del torneo di calcetto la comunità maghrebina ha cucinato il couscous per tutti gli abitanti del campo, diventati più di duecento. Si mangia tutti seduti sotto la tensostruttra del centro sportivo. È venuto anche il parroco della frazione con qualche suora. Tutti ridono e scherzano. Il terremoto, nella sua tragedia, ha contribuito a ricreare quello spirito di appartenenza alla collettività che decenni di individualismo sfrenato avevano messo da parte. Ora molte persone hanno conosciuto dopo anni i loro vicini di casa, si sentono più forti, perché iniziano a capire che tutti assieme ce la faranno a superare questo momento, e che magari, da esperienze come quelle di Fossoli nascerà la nuova Italia.

Riccardo Scanarotti

Brigata di Solidarietà Attiva Pavia

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