Emergenza lavoro nero nelle cooperative (e probabilmente non solo)

Dalla Provincia Pavese dello scorso 17 aprile emerge un dato forse non inaspettato, ma certamente impressionante per sistematicità e diffusione del fenomeno. Non c’è bisogno di sottolineare la gravità del problema legato al lavoro nero: totale assenza di controlli e di diritti, stato di costante ricatto delle fasce più deboli dei lavoratori, specialmente quelli immigrati, evasione fiscale da parte delle imprese. Riportiamo di seguito l’ottimo articolo di Maria Fiore.


L’ISPETTORATO HA SCOPERTO PIU’ DI 300 ADDETTI “IN NERO”

COOPERATIVE, CENTINAIA DI VIOLAZIONI

di Maria Fiore
Soltanto in una società pavese scovati 322 lavoratori «in nero»

PAVIA. Dipendenti pagati 4 euro l’ora, voci in busta paga che sfuggono alla contribuzione e lavoratori completamente in nero. Ma anche false cooperative, che sulla carta hanno in appalto servizi di facchinaggio, ma che in realtà utilizzano i propri soci-lavoratori nelle fabbriche, davanti a un tornio o a una fresa. La cooperazione in Provincia di Pavia, dove si contano 765 aziende, è un quadro a tinte fosche, fatto più di ombre che di luci. A confermarlo sono anche i dati del Servizio ispezione del Lavoro: su 43 cooperative controllate nel 2007, 41 sono risultate irregolari.
Per porre un freno a un fenomeno che rischia di screditare anche le cooperative che lavorano regolarmente, è stato sottoscritto con il Ministero dello sviluppo economico, Agci, Confcooperative, Legacoop, Cgil, Cisl e Uil, Inps e Inail, un protocollo di intesa per costituire tavoli in grado di monitorare le irregolarità, sia sul piano della corretta applicazione della normativa, sia nell’ottica di nuovi interventi di ispezione. Ieri i partecipanti al tavolo si sono riuniti per la terza volta, nella sede dell’Ufficio provinciale del lavoro. Un’occasione per fare il punto della situazione.
La fotografia scattata dal Servizio ispettivo nel 2007 riguarda 43 aziende. Quasi tutte sono risultate irregolari. «Va però detto che gli ispettori si muovono sulla base di precise richieste di intervento – spiega Emanuela Cigala, direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro -. In generale crediamo che sia necessario, oltre alle ispezioni, diffondere anche una cultura della legalità». La sfida non è da poco. Nelle 41 aziende risultate irregolari, 520 lavoratori sono stati impiegati senza rispetto per le norme contrattuali. Di questi, 357 hanno svolto lavoro “nero”. Il caso più eclatante si è registrato in una cooperativa di servizi alla persona: in “nero” sono stati trovati ben 322 lavoratori. La stessa cooperativa, nei cinque anni precedenti, aveva fatto registrare un frequente e sospetto turn-over. In altre parole, i dipendenti lavoravano per pochi mesi e poi lasciavano il posto. Che veniva rimpiazzato da altri lavoratori. Il ciclo, a questo punto, poteva ricominciare con altra manodopera, fresca e da sfruttare. In questo modo sono state calpestate, per anni, le norme più elementari in materia di contratto e retribuzione.
Sulla base dei dati raccolti durante le ispezioni, le principali irregolarità sembrano riguardare le nuove forme contrattuali. E in particolare l’abuso di contratti a progetto anche in assenza dei requisiti previsti dalla legge. Ben 86 persone erano state assunte con contratti che nascondevano rapporti di lavoro subordinato. Un dato positivo, invece, riguarda i lavoratori stranieri, trovati tutti con il permesso di soggiorno. Solo sette dipendenti erano stati assunti irregolarmente. Una settantina i lavoratori che sono stati invece impiegati da “false cooperative”, che utilizzavano i propri lavoratori per inserirli all’interno di cicli produttivi o di interi reparti all’interno di fabbriche.

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