Espulso poliziotto accusato di essere comunista

Dopo il caso di David Pecha nella Repubblica Ceca, continuiamo a segnalarvi esempi di persecuzione anticomunista: questa volta però non in Europa Orientale, bensì nel nostro Paese, e si tratta di una vicenda anche più clamorosa e dai risvolti parecchio inquietanti, anche se non sorprendenti per chi abbia una certa conoscenza delle “forze dell’ordine” italiane.
Matteo Federici era un agente ventenne del V Reparto Mobile Torino, forse simpatizzante di sinistra, che per questa ragione è stato esonerato dal servizio.
Su La Repubblica leggiamo le frasi incriminate, che hanno meritato al poliziotto di leva un provvedimento disciplinare e infine il divieto di fare carriera poliziesca “per mancanza dei requisiti morali e delle attitudini necessarie per esercitare con la dovuta affidabilità i compiti istituzionali”. Eccole:

“Non tutti i tifosi che scelgono la curva sono per forza teppisti. A quelli che spaccano i seggiolini non importa niente della partita.”
“[…] al G8 di Genova c’erano vari tipi di manifestanti. Persone con motivazioni e modi ben diversi.”
“A Genova non c’ero, non sono d’accordo con chi sputa addosso ai poliziotti, ma se lo fanno non è per un fatto personale, ma per quello che rappresentiamo.”

Secondo Federici, questo è bastato per essere bollato come comunista, nemico, agente inaffidabile. Le reazioni alle sue posizioni sono state di questo tenore: “Ecco un altro comunista in reparto”, “Ma cosa vieni a fare in polizia? Il sindacalista?”, “Ecco un altro squatter, un’altra zecca”, “Per quelli come te ci vorrebbe Mussolini…”. Dopo due giorni, cinque suoi colleghi hanno fatto l'”infamata”: un rapporto ai superiori contro “il comunista”.
Questi sono gli uomini a cui è affidata la difesa della “democrazia”, dei “diritti sindacali”, delle “istituzioni repubblicane”…
Da parte nostra esprimiamo la nostra solidarietà a Federici e lo invitiamo a lanciare una campagna per il suo doveroso reintegro nella Polizia di Stato. Lo scandalo del fascismo diffuso nelle “forze dell’ordine” italiane si combatte anche grazie alla lotta, organizzata o individuale, dei sindacalisti poliziotti, dei poliziotti provvisti di cervello come Federici, di tutti coloro che operano perché le contraddizioni di classe e i dibattiti che animano la società penetrino anche nel mondo chiuso e opprimente delle caserme e delle questure.
Invitiamo tutti i lettori a lasciare un messaggio di protesta (senza usare toni aggressivi o offensivi) presso la Questura di Torino, cliccando qui. Ecco un esempio di messaggio:

Ho letto su La Repubblica del caso di Matteo Federici. Reputo scandaloso 1) che si allontani un agente per avere espresso opinioni di sinistra o presunte tali, peraltro coerenti con le idee di milioni di italiani; 2) che, piuttosto che perseguire il Federici, non si faccia qualcosa contro l’inaccettabile presenza, in seno alle forze dell’ordine, di idee fasciste ed antidemocratiche come quelle espresse dai colleghi di Federici e come quelle che centinaia di agenti hanno dimostrato di avere in occasione dei fatti di Genova, secondo la testimonianza di migliaia di persone.
Se veramente siete al servizio del cittadino come vi premurate spesso di dire, c’è qui un cittadino che si aspetta spiegazioni.
Cordiali saluti.

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