Ferruccio Ghinaglia: il primo tra noi

I fascisti ci hanno ucciso Ferruccio Ghinaglia il 21 aprile 1921: non aveva ancora ventidue anni. Ghinaglia è una figura per noi molto importante. Era segretario provinciale della Gioventù Socialista, ruppe con i riformisti conducendo una vigorosa battaglia congressuale per fondare anche a Pavia il Partito Comunista d’Italia, nato dalla scissione di Livorno poco prima della sua uccisione; gran parte dei giovani socialisti lo seguirono e fondarono la Gioventù Comunista pavese: i Giovani Comunisti di allora.
La sua attività politica era cominciata lottando contro la guerra imperialista (la Prima Guerra Mondiale), opponendosi alla partecipazione dell’Italia al conflitto. Anche oggi stiamo lottando contro una guerra di occupazione coloniale, quella contro l’Iraq; anche oggi ci opponiamo radicalmente alla vergognosa partecipazione del nostro Paese (l’invio dei carabinieri in Iraq).
Ferruccio Ghinaglia credeva che fosse compito dei giovani comunisti battersi al fianco dei lavoratori; molti suoi compagni divennero dirigenti sindacali, cercando di strappare la CGIL al controllo degli elementi più moderati e meno disponibili a lottare; i giovani comunisti appoggiarono le lotte dei braccianti e l’occupazione delle fabbriche nella nostra provincia, costituendo anche squadre di guardie rosse (servizio d’ordine) e ciclisti rossi (staffette in bicicletta). Anche oggi crediamo sia compito di un’organizzazione giovanile comunista appoggiare le lotte dei lavoratori e spingere in avanti il movimento operaio, come abbiamo cercato di fare in occasione degli scioperi degli ultimi anni e come faremo nelle prossime settimane nella campagna per il al referendum per l’estensione dell’articolo 18.
Ghinaglia, grande ammiratore della Rivoluzione d’Ottobre, ha combattuto contro il capitalismo e contro il fascismo che è stato un’arma dei padroni per salvarsi dalla Rivoluzione e schiacciare nel sangue le lotte degli operai e dei braccianti, distruggendo le loro organizzazioni politiche, sindacali ed economiche. Nella nostra provincia le squadracce fasciste seminavano il terrore e la morte già da tempo quando anche Ferruccio cadde sotto il fuoco di un loro agguato.
Le bande di neofascisti che oggi aggrediscono noi e altri compagni sono composte da individui troppo ignoranti per conoscere questa storia; le loro mani sono armate dal razzismo velenoso e dal becero anticomunismo che la destra diffonde nella società, dall’impunità di cui “misteriosamente” godono, dal clima politico a loro tacitamente favorevole creato dal governo Berlusconi. Noi tuttavia non dimentichiamo e non restiamo a guardare, ma proseguiamo lungo la strada che oltre ottant’anni fa ci ha indicato Ferruccio, il primo di noi – e il più grande.

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