Foibe e fobie (anticomuniste)

Un mito pervasivo

Al di là della cronaca spicciola, è indiscutibile che il leggendario libro nero sulle “foibe? come

  1. “genocidio? o “pulizia etnica? anti-italiana, e/o
  2. repressione “stalinista? di elementi a-comunisti, ma in buona parte antifascisti,

col contorno dell’immaginario macabro canonizzato dall’ “umanitarismo? stile USA[1]è stato ed è condiviso non solo da forze neofasciste e reazionarie clericali (fedeli in ciò alla propria ispirazione ideologica), ma altresì democratiche borghesi e piccolo-borghesi, e persino “di sinistra?.
Un elemento certo essenziale nella reviviscenza della leggenda in questione è costituito dall’aggressione imperialista anti-jugoslava, con partecipazione diretta dell’ Italia governata dal centrosinistra, con M. D’Alema in prima fila.

Ma se la leggenda è stata opportunamente riscavata e riproposta nel quadro della “guerra umanitaria?, in varie tappe, dalla Bosnia al Kosovo, con la conseguente demonizzazione dei serbi ed angelizzazione dei musulmani bosniaci ed albanesi[2] , le sue radici sono assai più profonde e remote, perché risalgono all’oppressione esercitata nei Balcani dallo “imperialismo (un secolo fa, “straccione?) italiano?, che effettivamente si era prefisso, ed in parte ottenne, il dominio coloniale su “Istria e Dalmazia? (Slovenia), come risultato della I Guerra Mondiale; e comunque si era sistematicamente opposto, sempre nel quadro delle contraddizioni interimperialistiche (anche nell’ambito dell’Intesa) alla costituzione di una Jugoslavia come Stato autonomo interetnico.

In seno all’imperialismo italiano andò peraltro maturando una contraddizione tra settori “democratico-risorgimentali?, in realtà propensi a trovare un modus vivendi con l’Inghilterra e la Francia, e settori “nazionalisti?, sia di classica “estrema destra? (Corradini), sia con connotazioni demagogico-populistiche (D’Annunzio e Mussolini). In un certo modo, tutto ciò anticipava posteriori schieramenti, anche se (con l’eccezione dei corradiniani, prima del conflitto piuttosto germanofili) gli stessi nazionalisti italiani si erano schierati dalla parte dell’Intesa, ed in tal senso avevano occasionalmente e strumentalmente alimentato talune tendenze nazionalistiche jugoslave[3].

L’Italia prefascista, col pretesto “irredentistico? (pretesamene antiasburgico) esercitò quindi, nei territori jugoslavi annessi a seguito della I GM, un dominio di tipo colonialista (non molto dissimile a quello inglese sull’ Irlanda, e poi in particolare sulle “sei contee?), con oppressione nazionale (snazionalizzazione, italianizzazione forzata, discriminazione linguistica e occupazionale), ma anche evidentemente sociale (gli “slavi? costituivano una massa di lavoratori, per lo più agricoli, sovrasfruttati da un’avida borghesia di pieds-noirs).

Questa condizione di oppressione sociale e nazionale non fu quindi “inventata?, ma venne oltremodo aggravata dal fascismo, attraverso diverse fasi:

  1. Intensificazione delle discriminazioni antislave, e dello sfruttamento dei lavoratori agricoli[4].
  2. Repressione contro ogni organizzazione indipendente (anche moderata) dei lavoratori agricoli, industriali, ecc., in considerazione anche del fatto che il PCdI, conformemente alla sua impostazione internazionalista, sosteneva la causa della liberazione nazionale jugoslava, collaborava con quel movimento, ed inquadrava gli elementi più avanzati della classe operaia di origine sia italiana, sia slava.
  3. “Colonizzazione? mediante insediamento di numerosi elementi italiani (relativamente “privilegiati?)[5].
  4. Feroce repressione del movimento di liberazione jugoslavo (con metodi di terrore, sia squadristico, sia istituzionale, in particolare mediante il Tribunale Speciale).
  5. Sostegno pecuniario, militare, politico, diplomatico, ideologico, ecc., al regime ustascia croato, che non solo rappresentava uno stato-fantoccio hitleriano, ma per alcuni aspetti sorpassava i suoi stessi padroni (in particolare per lo sterminio, non solo di comunisti, ebrei, zingari, ma di serbi in quanto tali)[6].

A tutto ciò va aggiunta la partecipazione attiva dell’esercito italiano in quanto tale (non solo evidentemente di “volontari? fascisti) alla guerra del III Reich contro la Jugoslavia, ed alle atroci contro il movimento partigiano “titoista?, per cui molti ditigenti e quadri superiori militari vennero accusati dagli stessi inglesi[7] di “crimini contro l’umanità?[8].

La Resistenza jugoslava rivestì caratteristiche che la rendono paragonabile, più che a quella italiana, a quelle cinese e vietnamita: un esercito di popolo, non puramente guerrigliero, ma capace anche di grandi battaglie in campo aperto, e di guerra di posizione, politicamente egemonizzato dai comunisti, con obiettivi di liberazione nazionale, ma anche di rivoluzione a guida proletaria. Questa infatti si realizzò, autonomamente (a differenza di quanto avvenne in altri Paesi esteuropei, ove le trasformazioni rivoluzionarie ebbero luogo come “assimilazione strutturale? all’URSS vittoriosa, sotto l’egida dell’ Armata Rossa). Era chiaro a tutti che la rachitica borghesia jugoslava, e i dubbi “nazionalisti jugoslavi? monarchici (collaborazionisti dei nazifascismi), non aveva serie possibilità di prevalere (se non per intervento degli imperialismi occidentali). Gli accordi di Jalta pare avessero stipulato un’influenza fifty-fifty sovietica e imperialista sulla Jugoslavia e se ciò dissuase gli angloamericani, almeno fino alla “guerra fredda?, dall’intervenire direttamente, non potè nemmeno arrestare l’impeto della rivoluzione proletaria dietro cui si erano schierate le masse contadine di quel Paese[9]. Fenomeni comparabili si manifestarono pure nella Resistenza greca, ma con esito del tutto opposto; la resistenza proletaria e contadina jugoslava era di gran lunga più forte delle formazioni borghesi e filoimperialiste, e mostrò un’eccezionale capacità di combattere e sconfiggere un amplissimo fronte reazionario costituito da: nazifascisti (SS, Waffen-SS, Gestapo e Wehrmacht); fascisti (esercito italiano, PS, “polizie autonome?, bande squadristiche, ecc.); ustascia (al potere in Croazia); altri reazionari jugoslavi (cetnici, belogardisti, domobrancy, ecc.), forze eterogenee, ma dotate sia di enorme potere offensivo (le armate regolari), sia di estrema determinazione terroristica, di controllo ed assoggettamento della popolazione civile. Superfluo dilungarsi sull’effetto dirompente della rivoluzione socialista jugoslava rispetto agli assetti geopolitici perseguiti dagli angloamericani, ed in particolare dagli USA, che intendevano palesemente “subentrare? al III Reich nel dominio dell’ Europa (e, in prospettiva, del mondo); ciò anche prima della vera e propria “guerra fredda?, ossia dell’aperta contrapposizione all’ URSS, e dei tentativi di contenere o far regredire (rolling-back) la “spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre?.

Le menzogne quanti-qualitative

Occorre anzitutto, come hanno fatto gli storici “seri? (non apologeti del fascismo, o dell’imperialismo italiano in veste “democratica), sfatare le dimensioni quantitative delle uccisioni di “italiani? da parte degli “slavocomunisti?: alcune centinaia su tutto il territorio giuliano eliminati per fucilazione (solo in seguito, cioè come cadaveri, “infoibati?), ma altresì precisarne la natura qualitativa: non “pulizia etnica?, bensì epurazione di fascisti e collaborazionisti (non solo italiani, ma anche slavi) e di elementi controrivoluzionari attivi (spie, provocatori, al soldo dell’imperialismo tedesco, italiano, o angloamericano). In verità, mentre nel 1943 la “ribellione contadina? fu connotata da una sorta di “terrore spontaneo? sul tipo delle Stragi di Settembre della Rivoluzione Francese[10], nel 1945, la repressione venne esercitata molto più selettivamente dagli organismi del nascente potere proletario, ed effetivamente colpì, in grandissima maggioranza, fascisti e collaborazionisti, nonché quanti avessero portato le armi contro l’Armata popolare ed i suoi alleati, tra i quali figurava in primo luogo, la Brigata Garibaldi che si era affiancata al IX Korpus partigiano jugoslavo[11].

I neofascisti, risparmiati dalla clemenza partigiana e dall’amnistia di Togliatti, si gettarono avidamente sul “martirologio istriano? e giuliano, inventandosi cifre vertiginose (come del resto si erano inventati i 300.000 “camerati? uccisi alla Liberazione), producendo computi gonfiati di un paio almeno di zeri e annoverando tra le vittime della ferocia slavo-comunista persone morte per malattie, incidenti stradali, ed in guerra, oppure anche… viventi. Lo stesso vale per i “profughi istriani?, assimilabili a quelli odierni cubani[12]. Purtroppo, tuttavia, la leggenda nera venne ripresa immediatamente da forze sedicenti “democratiche?, che consideravano il fascismo, e soprattutto l’antifascismo e la guerra di liberazione, una disgraziata “parentesi? nella gloriosa storia dell’ “imperialismo degli straccioni?, col feroce colonialismo in Libia, Etiopia, ecc. e l’ annessione di territori dell’ex-Impero austroungarico (tra cui l’austriacissimo Sud Tirolo) – e rimproveravano al fascismo non di aver partecipato alla mostruosa guerra mondiale dalla parte degli schiavisti e sterminatori nazisti, ma di averla perduta[13] (o di non essersi defilato come Franco inviando in Russia solo alcuni distaccamenti di fascisti fanatici)[14].

Tutto ciò crebbe esponenzialmente con la Guerra fredda, in cui peraltro venne dato massimo rilievo alla “persecuzione comunista?, certo, di fascisti e controrivoluzionari, i quali tuttavia, potendo, avrebbero … “scelto la libertà?, ossia si sarebbero volentieri posti al servizio dell’imperialismo USA. Né valse a mitigare l’isteria la rottura di Tito col Comin-form, con l’assunzione di alcune posizioni politicamente disastrose, p.es. l’appoggio all’ONU agli USA sulla Guerra di Corea (!), e con persecuzioni, anche molto dure, di comunisti “cominformisti?, spesso italiani già combattenti a fianco o all’interno dell’ Armata popolare, e che avevano scelto di assumere la cittadinanza jugoslava[15]. Ma ciò non ha nulla a che fare con la questione delle “foibe?.

D’altra parte, l’imperialismo USA, se ha potuto giocare, fino ad un certto punto, sul conflitto tra URSS e Jugoslavia (e poi Cina), non ha evidentemente “perdonato?, né in Jugoslavia né in Cina né altrove (Vietnam, Cuba, Corea…) la rivoluzione proletaria, che ha instaurato lo Stato operaio ed aperto la transizione al socialismo, pur complessa e tortuosa come impongono i rapporti di forza interni ed internazionali. Esso, quindi, ha tenuto in serbo l’immaginario orrorifico delle “foibe? per l’edificazione dell’opinione pubblica mondiale allorché si è accinto a restaurare il capitalismo in Jugoslavia, facendone, a forza di bombe “intelligenti? e ancor più astuta destabilizzazione “etnico-umanitaria-democratica?, una nazione dipendente o semicolonia.

I comunisti, e tutti gli antifascisti sinceri, quelli cioè che non credono il comunismo “gemello del nazifascismo? (dottrina liberale reazionaria dei “totalitarismi?), hanno il preciso dovere di confutare e denunciare le fobie anticomunista ed antislava (razzista) sottese all’immaginario delle “foibe?, e squalificare come falsari storici e demagoghi reazionari coloro che sguazzano in questa palude, in meritata compagnia dei suini fascisti vecchi e nuovi; anche quando costoro, come purtroppo accade, si proclamino “partigiani? e “comunisti? (v. R. Bentivegna), o “antagonisti/libertari?, nonviolenti ecc… Anche ammettendo la buona fede, Amicus Plato, sed magis amica veritas (Apprezzo Platone, ma più ancora la verità), che è sempre “rivoluzionaria?, purché di verità concreta si tratti, e non di mistificazioni borghesi sotto pretesti di “eterni principi?.

Fernando Visentin.
Milano, 2003

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Bibliografia essenziale

Claudia Cernigoi: Operazione foibe a Trieste. Edizioni Kappa Vu, Udine 1997.

Nevenka Troha: Fra liquidazione del passato e costruzione del futuro. Le foibe e l’occupazione jugoslava della Venezia Giulia. In: Foibe, il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, a cura di Giampaolo Valdevit. Marsilio, Venezia, i997, pp. 59-95.

Andrea Martocchia: La rimozione della Jugoslavia. L’Ernesto, anno XI, n° 4 (Luglio/Agosto 2003), pp. 58-64.

Igor Canciani: La tragedia delle Foibe: martirio o mistificazione?, L’Ernesto, anno XI, n° 5 (Settembre/Ottobre 2003), pp. 33-35.

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Appendice[16]
Le direttive del maresciallo Tito

Riportiamo qui le principali direttive emanate dal maresciallo Tito sulla questione, si commentano da sole[17]:

  • Marzo 1944, appello a tutti gli ustascia e agli altri fascisti collaborazionisti perché si unissero ai partigiani comunisti, tutti coloro che avessero rinunciato ad unirsi ai partigiani e avessero continuato a combattere con l’invasore nazifascista sarebbero stati puniti come traditori[18].
  • Dopo la liberazione di Belgrado, il 21 Novembre 1944, Tito concesse l’amnistia a chiunque si fosse arreso prima del 15 Gennaio 1945, a meno che non si fosse macchiato di crimini di guerra.
  • Gennaio 1945, Tito diramò a tutti i comandanti dell’esercito partigiano l’ordine di “applicare immediatamente l’amnistia a tutti coloro che ne hanno diritto? e di effettuare le esecuzioni capitali solo laddove un regolare processo, come previsto dall’articolo 29 del Regolamento Militare, avesse dimostrato gli imputati colpevoli di omicidio, incendio doloso, rapina o stupro. “Nel caso di esecutori, organizzatori, e mandanti intellettuali di crimini ed altre attività delittuose, la pena capitale può essere applicata soltanto ed esclusivamente previa autorizzazione del Consiglio dei tribunali militari superiori presso il Quartier Generale.?
  • 11 Febbraio 1945, vengono istituite corti militari in ogni divisione, formate ciascuna da tre ufficiali dell’esercito, con una corte d’appello in ciascun corpo e Tito ribadì che la pena capitale poteva essere eseguita solo dopo il processo in uno dei suddetti tribunali[19].
  • All’entrata in Zagabria i partigiani ordinarono ai combattenti di Pavelić di arrendersi entro quarantott’ore. Quelli che si arresero furono suddivisi in ufficiali e soldati semplici, questi ultimi furono subito rilasciati, mentre gli ufficiali furono internati in campi di concentramento. Nel giro di qualche settimana la maggioranza degli ufficiali fu rilasciata e solo un esiguo numero fu processato e giustiziato per tradimento e collaborazionismo[20].

Mentre l’esercito partigiano, varcato il confine austriaco ed entrato in Carinzia, stava prendendo in consegna dai britannici migliaia di prigionieri, Tito, il 14 Maggio 1945, diramò al comando supremo dell’esercito sloveno il seguente ordine, che riportiamo per intero data la sua chiarezza:

Belgrado, 14 Maggio 1945

Adottate le misure più energiche per evitare ad ogni costo l’uccisione di prigionieri di guerra e civili da parte di reparti, organizzazioni o singoli individui. Se tra i prigionieri e le donne arrestati ci sono persone ritenute responsabili di crimini di guerra, tali persone devono essere deferite ai tribunali militari, che dichiareranno per iscritto di prenderle in carico.

Morte al fascismo! Libertà al popolo!

Tito[21]

Il generale Basta, comandante in capo in Slovenia, sostenne sempre di essersi attenuto scrupolosamente all’ordine di Tito, senza vendicarsi sugli ustascia e sui cetnici che pure avevano assassinato tanti membri della sua stessa famiglia.

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[1] Vedi le “fosse comuni? in Romania, Bosnia, Kosovo, ecc., per lo più frutto di rozze montature giornalistiche, che non esitavano dinnanzi all’esumazione di cadaveri dai cimiteri – espedienti con cui la disinformazione borghese ha ubriacato gli utenti televisi dal 1989 in poi, e che rinnovano, assai poco creativamente, le fole sui comunisti che mangiano i bambini ecc. (ricalcate a lor volta da antichi pregiudizi antiebraici ed anche anticristiani od antiereticali, applicati di volta in volta contro la guerra dei contadini del XVI secolo, la rivoluzione francese, quella messicana, quella russa, vari movimenti di resistenza e liberazione anticoloniali, ecc.). G. D’Annunzio definiva gli sloveni ed altri jugoslavi “feroci porcai (nel senso di infimi bifolchi), che uccidono i neonati a colpi di spillo (sic)?.

[2]Anche esponenti del sedicente “marxismo rivoluzionario?, presenti tra l’altro nel PRC, hanno plaudito all’islamo-fascista Izetbegovic, e poi addirittura all’Uçk (ed implicitamente alla “grande Albania? di ascendenza nazifascista, ed oggi sponsorizzata dagli USA).

[3]Essenzialmente reazionarie, come la Mano nera (serbo)bosniaca, e poi il movimento Ustascia croato. Quest’ultimo, in quanto clerico(catto)-fascista, ricevette sempre pieno sostegno dal Vaticano – v. del resto la beatificazione del cardinale A. Stepinac, complice del poglavnik (duce) Ante Pavelic e del suo mostruoso regime, ad opera di K. Wojtyla, il quale non ha perciò ricevuto una centesima parte delle critiche che gli sono state mosse per la sua avversione ai matrimonii gay e simili questioni di “diritti civili?.

[4] E’ noto come lo stesso Dannunzio (insospettabile di slavofilia!) avesse definito il fascismo delle origini schiavismo agrario.

[5] In parte provenienti dalle misere plebi del Sud della penisola (potenziali emigranti, come una quota importante dei cosiddetti “volontari? dell’esercito italiano a sostegno di Franco in Spagna).

[6] I serbi erano (sono) di confessione cristiano-ortodossa, i croati cattolici, e gli Ustascia vantavano una fedeltà a Roma non inferiore a quella dei falangisti spagnoli (i primi massacrarono numerosi popi, nella totale indifferenza di Pio XII, anch’esso beatificando da Wojtyla, il quale, di recente, non ha neanche mancato di esaltare il Gauleiter nazista della Cecoslovacchia, Mons. Tiso).

[7] Churchill aveva, in un primo tempo, sostenuto i cetnici monarchico-reazionari, diretti da D. Mihailovic, ma, accortosi ben presto che costoro mantenevano un atteggiamento “attesista?, malgrado il proprio anticomunismo “viscerale?, sostenne militarmente l’Armata Popolare, che combatteva effettivamente contro i nazifascismi; a questo punto, se non già prima, i cetnici si misero a collaborare coi nazifascisti stessi in funzione anticomunista.

[8] E’ quasi inutile aggiungere che quei fascicoli sono rimasti lettera morta, per effetto della “Guerra Fredda? e della restaurazione degli organismi statali e militari dopo la Liberazione, in gran parte con personale “di carriera?, cioè già operante sotto il regime fascista e sotto la repubblichetta-fantoccio di Salò. E’ comunque da rilevare, anche per spiegare la reazione jugoslava nel 1945, che i massacri di cui fu vittima il popolo jugoslavo non si dovettero solo alle SS, alle Brigate Nere, Ustascia, ed altre bande nazifasciste, ma anche ai “comuni militari? della Wehrmacht e dell’esercito italiano.

[9] Ciò spiega, tra l’altro, che il “fronte orientale? dell’ Italia fosse pure il luogo di massima tensione sociale e politica tra le stesse forze formalmente appartenenti alla “Resistenza? (v. il caso della “Brigata Osoppo?, anticomunista e collaborazionista, che, insieme con la X Mas del fascista J.V. Borghese, fornì i quadri per la “Gladio?). Non che queste contraddizioni fossero assenti altrove (in genere tra i “garibaldini? e gli “autonomi? tipo Mauri, E. Sogno e sim.), ma sul fronte orientale si verificarono duri scontri tra quelle che, con un termine degli anni Venti, potremmo definire “guardia rossa? e “guardia bianca? (la prima per lo più alleata alla “guardia nera? fascista o doppiogiochista).

[10] Che certo furono relativamente indiscriminate, con particolari “atroci?, frutto del loro stesso “spontaneismo?, ossia dalla mancanza di una salda disciplina imposta da una direzione autorevole (Robespierre non vi ebbe alcuna responsabilità diretta, né altri principali leaders giacobini).

[11] In questo quadro va inserita la repressione di elementi appartenenti al “CLN triestino?, che aveva escluso il PCI, e aveva costituito una “Guardia civica? in non dissimulata funzione antislavocomunista. Questi, insieme con gli “osovani? collaboratori della X Mas e della divisione repubblichina Tagliamento, sarebbero gli antifascisti e “partigiani bianchi? pianti da personaggi del calibro di P.G. Prosperini di AN come “difensori del patrio suolo? allo stesso titolo dei carnefici e cacciatori di ebrei al soldo della Gestapo, dei massacratori della Risiera, e di altri “ragazzi di Salò?.

[12] E’ sintomatica della “decomunistizzazione? la tendenza a sostenere i controrivoluzionari in base a considerazioni “umanitarie?, che si manifesta in molte correnti “alternative/antagoniste?…

[13] Rientra in questa materia la squallida polemica su “Togliatti e gli alpini?, ed il vergognoso silenzio sul carattere reazionario e criminale dell’aggressione fascista all’URSS. Ma recentemente, come noto, S. Romano ha giustificato in chiave anticomunista l’intervento fascista a sostegno di Franco, intervento che il Vaticano non ha mai cessato di benedire come “crociata? (v. beatificazione del nazifascista Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei o massoneria cattolica, precorritrice di CL e della Compagnia delle Opere).

[14] Le note Flechas azules, alcune delle quali parteciparono anche alla guerra hitleriana anti-jugoslava, al fianco dei fascisti italiani ed a mercenari di altri Paesi (p. es. fascisti francesi, collaborazionisti cosacchi e caucasici, cosiddetti “mongoli?).

[15] E’ purtroppo giocoforza riconoscere (Martocchia, 2003), che ciò indusse, anche da parte del PCI triestino ed italiano, atteggiamenti quanto mai discutibili, e gravi concessioni al nazionalismo reazionario e “nostalgico? antislavo.

[16] a cura di P. Genova.

[17] fonte: Jasper Ridler, biografia di Tito (storico inglese, tutt’altro che comunista).

[18] Articolo di Tito su “New Jugoslavia?, 1 Marzo 1944 (In Tito, Marshal Tito Speaks, 21).

[19] Tito a tutti gli ufficiali in comando dell’esercito 12 Gennaio 11 Febbraio 1945 (in Tito, Sabrana Djela, XXV, 209; XXVI, 78-79).

[20] Testimonianza di L. Znidari?ić, internato per breve tempo e poi rilasciato.

[21] Tito, Sabrana Djela, XXVIII, 43, corsivo nostro.

3 Responses to “Foibe e fobie (anticomuniste)”

  1. Alcune osservazioni: 1)Non è vero che la violenza delle foibe sia partita da una spontanea ribellione di contadini jugoslavi, esasperati dalle precedenti violenze fasaciste. E’ vero invece che (come ha sostenuto anche Elio Apih)fu un sistema di terrorismo di Stato organizzato dalla polizia segreta di Tito con precisi addestramenti ricevuti dagli istruttori NKVD. 2)Mihailovic (il primo ad iniziare la resistenza contro gli occupatori nazisti) cercò un accordo con Tito (che lo rifiutò, nonostante il parere diverso di Stalin); pertanto fu costretto a continuare la sua guerra da solo, contro i tedeschi, gli ustascia di Pavelic, contro lo stesso Tito. Se invece avesse trovato un accordo, moltissime stragi sarebbero state evitate.
    Ci sarebbero molte altre inesattezze, ma non ci si può eccessivamente dilungare.
    Comunque mi sembra inutile combattere con queste versioni che ormai non hanno più valenza storica. Neanche le storiografie croata e slovena sono rimaste su queste posizioni. Non pretendo di montare in cattedra, nè di saperne di più su questi argomenti, ma con queste versioni dei fatti non si instaura alcun dibattito su questo e su tanti altri argomenti. Penso che non sia questo lo scopo che vi prefiggete.

  2. Alcune osservazioni: 1)Non è vero che la violenza delle foibe sia partita da una spontanea ribellione di contadini jugoslavi, esasperati dalle precedenti violenze fasaciste. E’ vero invece che (come ha sostenuto anche Elio Apih)fu un sistema di terrorismo di Stato organizzato dalla polizia segreta di Tito con precisi addestramenti ricevuti dagli istruttori NKVD. 2)Mihailovic (il primo ad iniziare la resistenza contro gli occupatori nazisti) cercò un accordo con Tito (che lo rifiutò, nonostante il parere diverso di Stalin); pertanto fu costretto a continuare la sua guerra da solo, contro i tedeschi, gli ustascia di Pavelic, contro lo stesso Tito. Se invece avesse trovato un accordo, moltissime stragi sarebbero state evitate.
    Ci sarebbero molte altre inesattezze, ma non ci si può eccessivamente dilungare.
    Comunque mi sembra inutile combattere con queste versioni che ormai non hanno più valenza storica. Neanche le storiografie croata e slovena sono rimaste su queste posizioni. Non pretendo di montare in cattedra, nè di saperne di più su questi argomenti, ma con queste versioni dei fatti non si instaura alcun dibattito su questo e su tanti altri argomenti. Penso che non sia questo lo scopo che vi prefiggete.

  3. Ci sono numerose prove del fatto che gli infoibamenti siano sorti da una ribellione spontanea e dal basso. Se ritieni che non sia così dovresti fornire qualche prova o abbozzare un ragionamento alternativo, altrimenti ti stai limitando ad enunciare dei dogmi per l’appunto “salendo in cattedra” come dici di voler evitare.
    Sul fatto che un’alleanza coi monarchici avrebbe risolto i problemi, non è affatto chiaro perché.

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