GC Pavia – non è che l’inizio!

Questo è un contributo politico-organizzativo sulla situazione e sui compiti del lavoro dei GC della Federazione di Pavia, frutto di una discussione collettiva dei compagni di Pavia, approvato a larga maggioranza dalla nostra Conferenza Straordinaria.
Può anche essere scaricato in formato RTF a questo indirizzo.

Contributo politico-organizzativo

Giovani Comunisti Pavia: non è che l’inizio!

A due anni dall’ultima conferenza nazionale dei Giovani Comunisti, come gruppo pavese ci troviamo oggi a ridiscutere il lavoro svolto in questi anni in una prospettiva di analisi e di proposte per il prossimo futuro.

Purtroppo, come alcuni compagni avevano giustamente previsto alla scorsa conferenza, quest’anno non si è svolta la III Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti, come sarebbe invece previsto dallo Statuto. A livello nazionale ci si è limitati ad un’assemblea “plenaria” ben poco rappresentativa nel mese di aprile, alla quale hanno partecipato due nostri compagni, con il conseguente “passaggio di poteri” fra l’ex Coordinatore Nicola Fratoianni e il compagno Michele De Palma, pur nella mancanza di documenti scritti e delle relative presentazioni e votazioni (che avrebbero avuto il salutare compito di analizzare i cambiamenti che ci sono stati in questi due anni sullo scenario mondiale e italiano o nella situazione interna del Partito).

Per un’esigenza democratica e di rilancio del lavoro nella nostra Federazione abbiamo dunque sentito il dovere di riunire almeno a livello locale questa Conferenza Straordinaria, mantenendo un impegno preso alla scorsa Conferenza Provinciale.

Le ultime settimane sono state orientate ad un lavoro di consuntivo su quanto svolto in questi anni sui vari terreni di intervento e di relative proposte ed impegni. Il presente documento prende le mosse da quelle discussioni.

La nostra organizzazione e il lavoro svolto

Sia come numero di iscritti sia come numero di militanti effettivi (i più assidui sono una decina), le nostre forze sono concentrate nel capoluogo. Due anni fa avevamo sentito l’esigenza di creare un Coordinamento Federale di sei compagni di cui facessero parte anche i referenti delle altre due grandi zone delle provincia: la Lomellina e l’Oltrepo. Purtroppo per motivazioni oggettive e soggettive in queste zone il lavoro di consolidamento e crescita (nel caso di Voghera, più una partenza da zero) non è stato molto proficuo. Ci sono stati alcuni tentativi di creare un collettivo a Voghera e di iniziare un lavoro sindacale e di volantinaggio nelle fabbriche e nelle scuole della Lomellina, ma ci siamo dovuti frenare di fronte all’evidenza delle numerose difficoltà. Come marxisti, quindi materialisti, non possiamo che prendere atto della realtà, con la proposta di indirizzare gli sforzi per una crescita ed un consolidamento nella sola Pavia; sarà in seguito ad un ulteriore rafforzamento di Pavia che si potrà pensare a maggiori sforzi per la creazione di un lavoro in provincia: fino ad allora sarà necessario chiedere ai militanti di fuori Pavia di fare riferimento al gruppo del capoluogo, partecipando agli attivi e alle iniziative principali.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei GC a Pavia, abbiamo assistito da due anni a questa parte ad una crescita netta anche se non sempre costante (diversi compagni, anche molto attivi e che hanno dato un contributo notevole allo sviluppo dell’organizzazione, hanno lasciato la militanza a Pavia per ragioni obiettive), con la militanza di nuovi compagni contattati nella maggior parte dei casi durante le mobilitazioni nazionali alle quali abbiamo sempre partecipato al massimo delle nostre forze ed organizzati, spesso con un nostro striscione ed un compatto spezzone pavese.

A questo proposito, ribadiamo il fatto che, sia come collocamento “fisico” durante i cortei, sia in una prospettiva politica più ampia, ci siamo sempre mantenuti distanti da pratiche simboliche ed eclatanti e da quella che si definisce l’ala disobbediente del movimento (scelta come riferimento invece dai GC a livello nazionale) e forse proprio questo ci ha consentito di creare un gruppo attivo di compagni legati strettamente all’organizzazione, meno “giovanilistico” ma sicuramente più orientato ad una vera prospettiva comunista.

Siamo sempre stati presenti alle scadenze nazionali e locali e alle mobilitazioni nazionali del movimento contro la guerra con nostri volantini contenenti parole d’ordine chiare e precise così come sul fronte delle lotte dei lavoratori abbiamo giocato un ruolo di presenza attiva e cospicua durante gli scioperi generali e altre iniziative del movimento operaio e sindacale.

Fra gli impegni presi nel documento locale di due anni fa, si rivendicava un lavoro dei GC orientato alle fabbriche presenti sul territorio (Scotti, Merck’s…) specialmente con volantinaggi che spiegassero agli operai e agli altri lavoratori le nostre posizioni; ci sono stati alcuni volantinaggi in previsione degli scioperi generali, ma in un contesto più ampio sicuramente siamo consci della necessità di una costanza maggiore ed orientata anche ai giovani lavoratori precari (call center, agenzie di lavoro interinale, specializzandi ecc.). Siamo comunque l’organizzazione giovanile che si è più interessata alla questione, soprattutto in occasione delle grandi mobilitazioni nazionali. Non abbiamo avuto risultati diretti, ma di questo non c’è da stupirsi, è più che altro ancora una battaglia per l’orientamento verso i posti di lavoro più che una semina per raccogliere a breve. In particolare l’esperienza del Comitato Giovanile in Sostegno allo Sciopero Generale è stata molto positiva in termini di costruzione di fronte e di nostra proiezione esterna. Le nostre linee guida sono state: lotta alla precarizzazione, sindacalizzazione dei giovani lavoratori, lotte salariali e per migliori condizioni di lavoro, radicamento nei posti di lavoro delle nostre proposte di nuova scala mobile e riduzione d’orario, solidarietà di classe con le lotte più efficaci e radicali realizzatesi in questi anni.

Sul fronte della Scuola e dell’Università (considerando il ruolo importantissimo che gioca Pavia nelle realtà universitarie), oltre alla proposta di un lavoro orientato alla lotta comune di studenti, studenti-lavoratori e lavoratori salariati, dobbiamo senz’altro ammettere forse il maggior insuccesso della nostra organizzazione.

Per quanto riguarda le medie superiori, il fattore decisivo della nostra assenza nelle lotte contro la riforma Moratti (come anche nel lavoro di radicamento nelle scuole del movimento contro la guerra all’Iraq e di unità studenti-lavoratori), senza dubbio è dipeso dalla mancanza di compagni presenti in queste realtà. In università sono stati fatti ripetuti tentativi, purtroppo falliti, volti alla nascita di un collettivo che adottasse la piattaforma nazionale del CSU, che si ponesse come alternativo all’unica presenza di sinistra universitaria qual è il Coordinamento per il Diritto allo Studio-UdU (rileviamo anche le numerose discussioni volte alla possibilità di entrata in quest’ultimo, sulle quali ci riserviamo di tornare in futuro quando avremo maggiori forze per pensare a questa possibilità) e che lottasse realmente contro questa riforma-privatizzazione del sistema universitario e per un’ Università pubblica, gratuita, laica e di massa.

Questi tentativi sono falliti per una serie di motivi: difficoltà a costruire un lavoro organico ed organizzato, mancanza di forze necessarie nonostante quasi tutti i compagni siano studenti universitari e situazione non particolarmente vivace della vita universitaria pavese, nonostante i notevoli risultati del Coordinamento alle ultime elezioni accademiche lascino intravedere uno spostamento a sinistra del corpo studentesco, che pure ancora non è disposto a spendersi in una militanza quotidiana che vada oltre il momento del voto.

Un momento a sé ha costituito l’occupazione dell’Aula Magna Sotterranea e dell’Aula del ‘400 il giorno stesso dello scoppio della guerra contro l’Iraq, che ci ha visto protagonisti del corteo lanciato dalle forze della sinistra pavese la mattina stessa e di alcune serate e dibattiti tenutisi durante le settimane di occupazione dove le parole d’ordine comuniste e rivoluzionarie erano ben evidenti fra il mare di confuse posizioni legate all’associazionismo, al pacifismo “etico”, ai partiti riformisti.

Da rilevare anche la piena riuscita di alcune delle iniziative pubbliche da noi presentate, come un’assemblea sul tema dello squadrismo fascista in università, un partecipato cineforum in piazza Vittoria ecc.

Sul fronte dell’antifascismo (problema molto sentito in città anche per i noti problemi di aggressioni fasciste ad opera dei gruppetti di estrema destra), infine, ci troviamo a poter constatare con certezza il ruolo attivo e sempre in prima linea giocato dei compagni dei GC, in una prospettiva non da “antifascismo militante” con derive di scontri fra bande, ma di coinvolgimento di un fronte ampio delle forze di tutta la sinistra e di tutta la cittadinanza antifascista e democratica, in cui abbiamo sempre proposto parole d’ordine chiare e di classe. Su questo fronte (e non solo) è da segnalare anche il rapporto di collaborazione stretta che si è formato con i compagni del centro sociale Barattolo che ha visto spesso un riconoscimento e un’influenza delle nostre idee da parte di molti di quei compagni.

Un successo, oltre che la realizzazione degli impegni presi alla scorsa Conferenza, sono state le numerose e partecipate riunioni di “formazione”, necessarie per una forza che si dica comunista, che hanno toccato numerosi temi: dalla riforma delle pensioni alle foibe, dal bonapartismo ai pericoli delle nuove destre fino alla lettura e discussione di una pietra miliare quale L’estremismo di Lenin. A questa attività di “propaganda interna” si è abbinata un’efficace opera di propaganda esterna, sia attraverso il nostro intervento in assemblee e comizi oltre che i sempre presenti volantini con la nostra firma, sia con la buona esperienza del sito web www.giovanicomunistipavia.org, che andrà in futuro meglio valorizzato con gli interventi di più compagni e a cui cercheremo di dare un profilo maggiormente legato alla nostra attività locale, anche come “palestra” per possibili altre iniziative cartacee (giornalino? tazebao? dipenderà dalle forze disponibili).

In ultimo ricordiamo il ruolo svolto dai GC durante la campagna referendaria del 2003 e quella elettorale europea del 2004, con attacchinaggi notturni, volantinaggi e presenza in piazza.

Alcune proposte

Scuola: Per ora non aprire questo terreno di intervento ma continuare a sondarlo. Volantinare sempre anche davanti ad alcune scuole valutate come strategiche (scelte magari tra Copernico, Foscolo, Cairoli e Cossa). Quando verrà lanciato un lavoro studentesco tra i medi, nominare un responsabile.

Università: Volantinare sempre almeno sia nella sede centrale sia al Cravino. Affiggere periodicamente in università manifesti con nostre prese di posizione su vari argomenti. Costruire pazientemente le forze per tentare nuovamente, senza avventurismi, di aprire un lavoro in università, valutando pro e contro di un possibile lavoro interno al Coordinamento-UdU o come collettivo indipendente. Dare in ogni caso adeguata importanza ad iniziative di fronte unico con le forze di sinistra già attive in università in ogni occasione di mobilitazione. Seguire con attenzione l’ambiente politico tra gli specializzandi e i dottorandi (v. anche il contributo di Enrico). Quando verrà lanciato un lavoro studentesco tra gli universitari, nominare un responsabile.

Lavoro: Rendere operativa immediatamente la proposta già approvata alla scorsa Conferenza di iscrizione di tutti i compagni che lavorano alla CGIL e in particolare al NIdiL. Avviare un lavoro collettivo col NIdiL rivolto verso i giovani lavoratori precari, proponendo alle altre organizzazioni giovanili di sinistra (CoRSARi, Folletti URBANI, Sinistra Giovanile, Coordinamento) di contribuire; all’interno di questa cooperazione, distinguersi chiaramente nelle proposte politiche già dalle prime fasi in cui inevitabilmente le differenze tenderebbero ad essere messe in sordina. Continuare a partecipare in maniera unitaria e visibile alle iniziative del movimento operaio e sindacale, cercando di costituire un punto di riferimento per i giovani lavoratori più coscienti. Nelle occasioni più importanti, volantinare ancora davanti ai cancelli. Organizzare iniziative di propaganda sui problemi sociali ed economici delle famiglie proletarie caratterizzandosi ulteriormente in questo senso (per esempio volantinaggi contro il carovita al mercato o davanti a supermarket e centri commerciali). Nominare un responsabile Lavoro e Questione Sociale.

Antifascismo: Può essere uno dei terreni di crescita e di affermazione politica dell’organizzazione, come è stato sinora: dobbiamo essere dunque in ogni occasione gli antifascisti più preparati teoricamente, più conseguenti nella pratica, più generosi nella lotta. Ricercare l’unità d’azione con le altre forze progressiste (e solo con quelle progressiste!) ma attaccare politicamente senza mezzi silenzi le reticenze dei riformisti. Siamo per la mobilitazione di massa, non per l’azione isolata, ma questo non significa affatto subire invocando l’intervento dello Stato! Premere sul Partito e sulle altre forze antifasciste per la formazione di un servizio d’ordine democratico e partecipato con funzioni di autodifesa, a cui noi stessi dovremo dare un contributo in ragione delle nostre forze. Organizzare un’adeguata celebrazione, anche con approfondimenti politici che vadano oltre la mera retorica dell’anniversario, dei 60 anni dalla vittoria della Guerra di Liberazione.

Pace e questione internazionale: Dare sempre, da internazionalisti, la priorità più alta alle vicende di respiro mondiale. Importante distinguersi su:

Spiegazione delle ragioni della guerra (riproposizione ragionata della categoria dell’imperialismo)

Opposizione netta e chiara alla guerra e all’occupazione per ragioni sociali e geopolitiche, non giuridiche o morali

Opposizione ai “trucchi” dell’imperialismo (ONU, passaggio dei poteri, lotta al terrorismo…)

Solidarietà (non morale ma politica) con la Resistenza del popolo iracheno ma denuncia netta del terrorismo e del fondamentalismo religioso

Opposizione al nazionalismo italiano ed europeo e allo sciovinismo occidentale-cristiano

Metodi di lotta alla guerra radicali e concreti: lotte incisive e non “simboliche” come occupazioni di scuole e università, blocchi di treni e navi, coinvolgimento del movimento operaio…

Tenere d’occhio la situazione irachena seguendone i concreti sviluppi senza accontentarsi della ripetizione formale della denuncia della guerra e della richiesta di ritiro. Più in generale, continuare un lavoro internazionalista (per esempio sui processi rivoluzionari in sviluppo in America Latina).

Crescita e formazione: Il reclutamento resta decisivo se vogliamo nei prossimi mesi riuscire a “dare la volata” raggiungendo una dimensione adeguata alle nostre attuali necessità; l’esperienza ha dimostrato che uno sforzo cosciente in questa direzione può dare i suoi frutti se si accompagna con un lavoro attento di consolidamento dei compagni, anche attraverso l’attività di formazione. Le questioni che si potranno affrontare sono la storia delle rivoluzioni, la Resistenza, il ’68, i fondamenti dell’economia (naturalmente dal nostro punto di vista), i grandi classici del marxismo come anche testi di argomento politico e sociale più recenti, le nuove tecnologie… sono solo alcuni dei temi di cui vogliamo discutere per capire come e su che basi, nel 2004, per il momento ancora con le nostre modeste forze e le nostre limitate capacità, portare la bandiera di Ferruccio Ghinaglia.


Irina Bezzi & Mauro Vanetti
Pavia, 10 luglio 2004

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.