Gli specializzandi di Medicina

Questo è il contributo politico, con carattere di approfondimento, sulla situazione degli specializzandi di Medicina, assunto dalla presidenza della nostra Conferenza Straordinaria (10 luglio 2004).

Gli specializzandi sono laureati in medicina e chirurgia in possesso di abilitazione all’esercizio della professione. Sono, quindi, medici a tutti gli effetti che compiono un periodo di formazione specialistica della durata di alcuni anni, variabili a seconda della disciplina dai 4 ai 6.

Durante questo iter formativo percepiscono ogni due mesi circa 1600 euro e ne sborsano, annualmente, parecchi come tasse di iscrizione (1140 euro) alla specialità, all’albo dei medici e per eventuali assicurazioni per responsabilità professionali oltre a quella garantita dalla scuola di specialità stessa.

I medici specializzandi di fatto lavorano: la normativa prevederebbe un’ assunzione progressiva di responsabilità sotto la guida di uno specialista-tutor. In realtà spesso, per non dire sempre, gli specializzandi hanno responsabilità di seguire pazienti con una debole o assente supervisione, di coprire turni di guardia dove il medico strutturato risulta unicamente reperibile e non sul posto, di compiere tutti gli atti burocratici e meno gratificanti della professione medica.

Questa situazione sgrava di impegni i medici delle strutture in cui sono occupati gli specializzandi che possono cosi dedicarsi più efficacemente ai lavori accademici e alla progettualità della sanità cosiddetta di eccellenza.

Tutto questo però senza un regolare contratto di lavoro o di formazione-lavoro che, da una parte, garantisca una retribuzione adeguata, una certezza del ruolo e l’accesso ai diritti di base di ogni lavoratore e, dall’altra, tuteli lo specializzando nella sua formazione con un percorso preciso e con un iter che gli permetta di acquisire le competenze richieste una volta terminata la  scuola di specialità.

Questa categoria ‘professionale’ è inquadrata come una categoria di studenti (dopo laurea e abilitazione professionale) e viene retribuita con una borsa di studio, negando cosi la possibilità di accedere ai diritti fondamentali e di base come periodi di ‘malattia’, il periodo della gravidanza o le ferie, tralasciando quello di sciopero e via discorrendo… D’altra parte non è nemmeno possibile non fare la scuola di specialità perché un medico senza diploma da specialista può occuparsi solamente delle ‘guardie mediche’ o delle sostituzioni dei medici di base, impieghi tutt’altro che fissi e continui. La specialità è quindi quasi un obbligo per poter poi sperare in un contratto, sovente a termine, una volta diplomati e per poter accedere ai (rari) concorsi pubblici per posti di ruolo.

In tutto questo è necessario pensare anche ai pazienti utenti dei vari servizi medici che pagano per aver erogate prestazioni da specialista che vengono, invece, spesso effettuate da chi specialista (ancora) non è.

Gli specializzandi quindi si configurano come una manovalanza a basso costo per il sistema sanitario nazionale che può cosi sostenersi e ‘arrangiarsi’ nelle ristrettezze economiche sempre più evidenti sfruttando medici senza diritti e senza certezze normative e lavorative.

Enrico Oddone
Pavia, 10 luglio 2004

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