I carabinieri italiani contro i comunisti iracheni

Trasmettiamo un comunicato del Partito Comunista Operaio dell’Iraq, che denuncia la vergognosa condotta dei carabinieri italiani a Nasiryia, in Iraq. La notizia è stata data anche dal TG2 dicendo però che si è trattato, naturalmente, di peacekeeping, o meglio di un intervento per “sedare uno scontro tra estremisti”. Ancora una volta la nostra risposta di solidarietà internazionalista è una sola: via gli eserciti imperialisti dall’Iraq!

SMASCHERARE E SCONFIGGERE IL TERRORISMO ISLAMICO
FERMA CONDANNA PER L’ATTACCO DEI CARABINIERI ITALIANI ALL’UFFICIO DEL NOSTRO PARTITO A NASIRYIA

I fatti:
Il 16 luglio una banda terrorista islamica appartenente a Baqir Al-sadr e denominata Al-hawza Al-elmyia ha attaccato l’ufficio del Partito Comunista Operaio d’Iraq a Nasiryia. Lo scontro è stato inevitabile, e i terroristi sono stati respinti. Durante il fine settimana, mentre la sede del Partito era chiusa, hanno sfondato la porta, sono entrati, hanno appiccato fuoco ai mobili, ai documenti, ai giornali, e hanno preso posizione nell’ufficio. Il 20 luglio siamo stati in grado di scacciare la banda dall’ufficio e ne abbiamo ripreso possesso. Il 21 luglio questa banda di terroristi con rinforzi armati e l’appoggio del Supremo Consiglio Islamico e di reazionari gruppi tribali ha di nuovo attaccato il nostro ufficio e lo scontro è stato estremamente duro. Hanno brutalmente portato a termine il piano di rapire quattro membri del nostro Partito e li hanno torturati selvaggiamente. Dopo l’incidente, i carabinieri italiani, assegnati nell’ambito delle forze alleate al controllo della città di Nasiryia hanno fatto incursione nella sede del nostro Partito, ne hanno preso possesso arrestando tutti i compagni presenti, circa venti, e non li hanno rilasciati. Alcuni compagni sono stati consegnati dai carabinieri italiani al generale Hassad Ibrahim Dahad, losco figuro comandante della polizia locale, il quale ha consegnato i nostri compagni ai terroristi islamici di Heidere Al-ghazi.
La vita di tutti questi compagni è dunque in pericolo.
Ovunque prendono piede, queste bande terroriste islamiche producono soltanto terrore e crimini, violano la libertà politica e i basilari diritti civili, si scagliano alla cieca contro tutto ciò che è moderno e umano, contro ogni rispetto umano, contro ogni diritto della donna. D’altra parte, mentre gli USA e i loro alleati hanno reso il mondo intero un campo di battaglia per schierare le proprie truppe e il proprio militarismo con il pretesto della “guerra al terrorismo”, con l’imposizione del giogo militare in Iraq hanno creato la situazione nella quale queste bande hanno mano libera per terrore, rapimenti, violazione dei diritti civili e politici di tutti, in particolare delle donne. Esemplare l’attacco ai comunisti, l’unica forza che difende la sicurezza e l’incolumità, la libertà, i valori moderni.
Dichiariamo che questa azione terrorista di questa banda assassina non rimarrà senza risposta, e costoro riceveranno la risposta appropriata. Allo stesso tempo, condanniamo le forze alleate per aver fornito al terrorismo islamico l’opportunità di operare, e condanniamo l’attacco dei carabinieri italiani alla nostra sede e l’arresto dei nostri compagni. La posizione e l’azione dei carabinieri italiani è un servizio offerto al terrorismo islamico, un invito ad avere mano libera.
Essendosi autoproclamate l’ordine pubblico dell’Iraq, le forze alleate sono di conseguenza responsabili per la vita e l’incolumità dei nostri compagni sequestrati, e i carabinieri italiani devono rilasciare i nostri compagni immediatamente, non devono porre alcun ostacolo all’attività del nostro Partito, e attenersi alla libertà politica e alla salvaguardia della popolazione.
Facciamo appello a tutti coloro che amano la libertà, a tutti gli operai, ai partiti e alle organizzazioni socialiste, ai difensori dei diritti umani, per condannare l’azione della banda terrorista di Al-Sadr e l’intervento dei carabinieri italiani, per esercitare pressione affinché i nostri compagni vengano rilasciati, venga garantita la libertà politica, e il terrorismo islamico tolga le sue grinfie dalla popolazione dell’Iraq.

Partito Comunista Operaio dell’Iraq, 21 luglio 2003

3 Responses to “I carabinieri italiani contro i comunisti iracheni”

  1. Mi sono informato. Esistono due formazioni principali che si dichiarano “comuniste” in Iraq, più naturalmente numerose sette, frazioni e scissioni. Lo storico Partito Comunista dell’Iraq, un tempo legato all’URSS, di cui si è parlato su Liberazione, che ha partecipato alla prima fase (quella più progressista) del dominio baathista, uscendo dal governo all’epoca della guerra contro l’Iran, si oppone all’occupazione angloamericana ma da posizioni relativamente moderate, oggi chiede un intervento ONU e pare abbia commesso quello che ritengo un grave errore cioé la partecipazione agli incontri promossi dagli USA per costruire un governo-fantoccio.

    Il Partito Comunista Operaio dell’Iraq è una formazione più piccola (entrambi i partiti sono comunque piccolissimi per i nostri standard, anche se godono di una certa influenza), su posizioni di “capitalismo di Stato” (come in Italia dice la setta Lotta Comunista): sostiene cioé che l’URSS e gli altri Paesi analoghi, salvo i primi anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre, fossero Stati borghesi in cui la borghesia era rappresentata dalla burocrazia statale. Da questa concezione (che reputo erronea) hanno derivato una strana teoria del “comunismo borghese” contrapposto al “comunismo operaio” ed è perciò che si chiamano “Partito Comunista Operaio”, lasciando intendere che altri partiti comunisti siano in realtà comunisti-borghesi. Considerano stalinismo, trotskismo, maoismo, guevarismo come diverse varianti del comunismo borghese.

    Il PCO dell’Iraq ha un programma molto avanzato e articolato, è presente soprattutto in aree a maggioranza curda e ha costituito una microinternazionale insieme al Partito Comunista Operaio dell’Iran.

  2. Perché erronea la tesi sul Capitalismo di Stato? In URSS e compagnia non erano forse operanti tutte le leggi economiche del capitalismo individuate da Marx nel Capitale?

  3. Be’, no.
    In URSS non c’era disoccupazione, non c’erano crisi periodiche di sovrapproduzione, le imprese non erano guidate dal profitto, la forzalavoro non si vendeva sul mercato come una merce, non c’era anarchia nella produzione, il denaro non si convertiva liberamente in capitale ecc.
    Insomma, o facciamo “la notte in cui tutte le vacche sono bigie” (Hegel) oppure, se vogliamo che la parola “capitalismo” abbia un significato e indichi qualcosa di preciso, non si può che affermare che in URSS non si aveva una normale formazione sociale basata sul modo di produzione capitalistico bensì una distortissima società di transizione, dove la base economica dello Stato era l’economia nazionalizzata e pianificata ma il potere politico non era sotto il controllo della classe operaia.
    Ciao!

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