I finti giovani della vecchia politica

Leggo su la Provincia Pavese di oggi una lettera ed un’intervista a due nomi che dovrebbero rappresentare un esempio di “giovani pavesi in politica” nei due partiti maggiori. In entrambi i casi, prevale il “politichese” non solo nel linguaggio usato ma soprattutto nei temi affrontati. Sono due persone che più o meno conosco, e ciò non fa che rendere la cattiva impressione ancora peggiore ai miei occhi.
L’intervista è ad Alessandro Cattaneo, candidato sindaco ventinovenne (la mia stessa età) per la destra berlusconiana. In tutta l’intervista non viene citato un solo problema pratico della città: Cattaneo si limita a parlare della sua campagna elettorale, delle sue caratteristiche individuali, finanche dei suoi hobby, e come sempre dei suoi rapporti con l’onnipresente Abelli. La politica che si parla addosso.
Non va molto meglio, anzi, con la lettera di Riccardo Montagna dei Giovani Democratici. Tutta la lettera si occupa di oscure questioni tecniche legate alle primarie del PD per scegliere chi candidare sindaco, visto che Piera Capitelli dopo i disastri combinati va naturalmente sostituita da qualcun altro dello stesso partito che d’altronde, se eletto, farebbe più o meno le stesse cose. L’avvincente tema su cui far polemica è il “tandem” Albergati-Sacchi. Ancora una volta, la politica che si parla addosso.
Forse non ci si è accorti che in questa città ci sono problemi colossali come quelli del lavoro (si pensi al recente caso del call centre Telecom di via Gaffurio, tanto per dire l’ultimo), della speculazione edilizia (aree dismesse che potrebbero diventare patrimonio della città e vengono invece date in pasto ai pescecani della rendita fondiaria), dell’abbandono e del degrado sociale. In questo contesto, parlare di tattica elettorale invece che di questioni di merito a me pare quasi osceno.
Se questo è il rinnovamento della politica che ci dobbiamo aspettare dalle giovani generazioni, campa cavallo. Mi pare che ci siano dei giovani che si lasciano “tirar su” piuttosto simili alle vituperate “gerontocrazie” politiche che dicono di voler sostituire. Il richiamo alla gioventù diventa allora piuttosto ipocrita, quando non si trova neanche il tempo di nominare (figuriamoci tentare di risolvere) qualche problema concreto dei giovani pavesi: la mancanza di sbocchi lavorativi se non segnati da un precariato frustrante o dal pendolarismo; le difficoltà abitative che costringono ad una permanenza prolungata presso la casa dei genitori; l’oppressivo proibizionismo isterico, che è stato tipico del governo targato PD della città negli ultimi anni, che obbliga migliaia di giovani a vivere da ospiti sgraditi in una città sempre più ostile ad ogni forma di vivacità giovanile.
Sarebbe meglio menar meno vanto della propria ostentata giovinezza e avanzare qualche proposta in più a favore dei nostri coetanei, come a sinistra stiamo almeno cercando di fare. La questione è politica e non anagrafica!

Mauro Vanetti
Rifondazione Comunista, Pavia

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