I giovani e le pensioni

Ho letto su la Provincia Pavese una lettera, firmata da Alessandro Re, un giovane dell’UDC (non credevo ne esistessero!).
Nella lettera in buona sostanza si accusano i giovani della “sinistra radicale”, come il sottoscritto, di fare gli interessi degli anziani e non dei giovani, perché si oppongono alle cosiddette “riforme delle pensioni” e specialmente all’innalzamento dell’età pensionabile e all’abbassamento dei coefficienti.
Ebbene, ammetto questo delitto: noi siamo favorevoli a pensioni elevate e al fatto che la gente non vada in pensione sempre più tardi.
In realtà, non c’è nessuna contraddizione tra i miei interessi di giovane lavoratore (ho 27 anni e un contratto da dipendente) e la battaglia per fermare l’ennesimo peggioramento del sistema pensionistico italiano.
Innanzi tutto, questa riforma colpisce proprio noi giovani più duramente di tutti, perché per noi non ci sarà nessuna differenza tra scalone e scalini, tra incentivi e disincentivi: quello che ci aspetta è andare in pensione tardissimo e con una pensione bassissima (questo anche grazie al maledetto sistema contributivo, che, per chi fa una vita di lavori precari e disoccupazione prolungata, significa giocarsi oltre al presente anche il futuro).
In secondo luogo, come si fa a non capire che ogni pensionato in meno significa un giovane disoccupato in più? Se i nostri genitori sono tenuti a forza sul posto di lavoro cinque anni in più, questo li mette in concorrenza con noi per il posto di lavoro! Chi sostiene la controriforma delle pensioni, sta in sostanza proponendo che i sessantenni restino a lavorare per mantenere i trentenni disoccupati. Io preferirei che i trentenni lavorassero e i sessantenni prendessero una buona pensione.
Si dirà: ma non ci sono i soldi! Mia madre è primario dell’INPS di una città lombarda, conosco molto bene la situazione e so benissimo che questo è solo un alibi. Se sull’INPS non gravasse anche l’assistenza ma solo la previdenza, sarebbe in attivo. Si fa dell’allarmismo ingiustificato.
Peraltro, questi ragionamenti dimenticano un piccolo particolare: la produttività del lavoro cresce enormemente nel corso degli anni, questo ha permesso finora di sostenere l’aumentata spesa pensionistica senza problemi. La domanda è: a chi deve andare questo aumento di produttività? ai profitti di pochi o ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale che serve alla grande maggioranza? Risponde una cosa oppure l’altra significa essere di destra, come “i giovani dell’UDC”, oppure di sinistra (magari pure “radicale”), come me.
“Largo ai giovani!” – come non essere d’accordo? Questo motto in questo caso significa proprio mandare in pensione prima i nostri genitori, per permettere a loro di godere un meritato riposo e a noi di trovare un impiego soddisfacente, come vorremmo, e di poter pensare ad un futuro sicuro e sereno.

Mauro Vanetti
Giovani Comunisti Pavia

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