Il caso Sottovento

Si potrà dire che non è una questione molto importante. Eppure non ci va proprio giù che l’Osteria Sottovento di Pavia, da dieci anni insostituibile luogo di ritrovo di universitari e non, venga fatta chiudere ogni sera alle 22 da un’ordinanza firmata dal sindaco diessino Piera Capitelli.
La ragione è che i vicini si lamentano del casino. Chiaramente pensiamo che sia importante rispettare il riposo di tutti, ma davvero non c’era una soluzione migliore e più tollerante? L’Assessore alla Cultura, Prof.ssa Silvana Borutti, aveva detto che ci voleva dialogo e tolleranza da entrambe le parti; pochi giorni dopo, si è rimangiata tutto. Sta prevalendo la linea Cofferati del sindaco-sceriffo?
Nel frattempo, si accumulano segnali preoccupanti di una svolta “bolognese” nella vita cittadina. Il giorno dopo l’inizio della chiusura forzata alle 22 del Sottovento, lo stesso bar viene visitato dai carabinieri che, con un inutile esagerato spiegamento di forze, perquisiscono avventori e cucine. Nel pomeriggio, erano stati arrestati tre lavavetri. Domenica, la Provincia Pavese apre un fuoco di sbarramento contro il Sottovento, descritto come una specie di bolgia dantesca da Giorgio Boatti e da una improbabile lettera di un anonimo “abitante di via Siro Comi” che assomiglia proprio tanto, nello stile e nel contenuto, all’articolo di Boatti…
Come Giovani Comunisti siamo intervenuti sulla faccenda lanciando una sfida al sindaco Capitelli. Ecco il testo della nostra lettera aperta:

Signor Sindaco,
come certamente ricorderà, a poche giorni dalle scorse elezioni amministrative, i rappresentanti dei movimenti e delle forze politiche giovanili della Sinistra pavese, chiesero ed ottennero un incontro con Lei presso il circolo Radio Aut per discutere un documento programmatico che avevano congiuntamente – seppure faticosamente e con diversi distinguo – elaborato.
Punto centrale – e condiviso da tutti i “giovani dell’Unione” come Lei stesse ebbe a definirli – di quel programma era la necessità che la Sua giunta si occupasse con attenzione e sensibilità particolari delle politiche giovanili, senza mai dimenticare che i giovani, specie gli universitari, sono una risorsa fondamentale per la vita di una città come Pavia.
In particolare, si sottolineava l’importanza di creare nuovi spazi ed occasioni di aggregazione giovanile, ma soprattutto di agevolare e far crescere quelli già esistenti.
Lei mostrò in quell’occasione di condividere pienamente i principi da noi indicati, principi che avrebbero certamente contribuito a fare di Pavia quella “città dell’accoglienza” tanto decantata.
Ebbene, in questi primi sei mesi del Suo mandato, signor Sindaco, abbiamo osservato, più o meno silenziosamente, la Sua metodica avversione verso i tipici luoghi di aggregazione giovanile “di sinistra” (e non): per citare gli episodi più eclatanti, ricordiamo le reprimende al CSA Barattolo, reo di “non fare cultura”, il suo mancato intervento a difesa della festa agli Orti Borromaici, tradizionalmente organizzata dal comitato PaviainserieA, e, da ultimo, l’ordinanza da Lei firmata che costringe i gestori dell’osteria Sottovento a chiudere bottega alle 22.
Dopo quest’ultimo gesto, la misura è colma e non ci resta che lanciarLe, pubblicamente, una sfida: ripetiamo l’incontro di sei mesi fa e ci dimostri che i Suoi discorsi di allora non erano semplicemente le solite promesse da campagna elettorale. Intervenga pure la stampa a documentare che il dibattito sarà, magari, acceso, ma i toni resteranno civili, e partecipi tutta la cittadinanza interessata. Lasciamo a Lei, come in certi duelli da romanzo d’appendice, la scelta della data e delle armi; noi scegliamo il terreno: il Sottovento. Sempre che si finisca per le 22.

i Giovani Comunisti (PRC) di Pavia

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