Il CSA Barattolo sui migranti

Pubblichiamo il comunicato stampa del centro sociale Barattolo sulla “questione migranti” nella nostra città, che rappresenta una proposta di una base di discussione per chi a Pavia si interessa della condizione degli immigrati.

COMUNICATO STAMPA

Abbiamo letto in questi giorni sulle pagine de La Provincia pavese, la proposta di don Tassone di far sorgere un’area destinata all’accoglienza dei migranti che vivono situazioni di estrema povertà e disagio in città. Abbiamo seguito il dibattito che si è sviluppato con gli interventi delle Istituzioni e delle forze politiche, e crediamo giusto, come realtà che ogni giorno entra in contatto con situazioni di disagio materiale dei cittadini migranti e non solo, esprimere anche la nostra opinione.
Appoggiamo la proposta: a Pavia c’è urgente bisogno di creare un luogo dove il migrante, regolare o irregolare, veda tutelati i diritti fondamentali di ogni individuo e abbia la possibilità di ricostruire la propria vita. E l’allarghiamo: la situazione di sempre crescente emarginazione e sfruttamento dei migranti è conseguenza diretta della legge Bossi Fini, basata sulla repressione degli immigrati e la loro riduzione da persone portatori di una propria cultura e umanità a manodopera ricattabile a basso costo. Sempre potenziali criminali e mai cittadini in grado di entrare di diritto e a tutti gli effetti nella società italiana, come dimostra la recente modifica alla legge che attribuisce la competenza sui decreti di espulsione non alla magistratura ordinaria, come dovrebbe essere per ogni decisione riguardante le libertà personali, bensì alla magistratura onoraria dei giudici di pace. Giudici di serie B per cittadini di serie B.
Una politica seria richiederebbe invece il riconoscimento dei diritti del migrante e l’abbandono della mentalità che individua nell’immigrazione un problema di ordine pubblico piuttosto che una risorsa culturale e sociale. Sembra infatti che anche a Pavia, le Istituzioni, attraverso la voce di Sindaco e Prefettura, riconoscano nella milanese ‘tolleranza zero’ l’unica risposta possibile a questo fenomeno. E’ chiaro invece che l’esclusione, la repressione e la marginalizzazione applicate dalle Istituzioni non fanno altro che alimentare le situazioni di degrado che vorrebbero combattere.
Auspichiamo quindi che in una città in cui le aree dismesse diventano centri commerciali, edilizia di lusso, spazi per il ‘terziario avanzato’, si riesca a creare uno spazio di accoglienza e integrazione per quei cittadini migranti in fuga dalle guerre, dalla povertà, dalla devastazione sociale e ambientale perpetrata in nome dello ‘sviluppo’ e della ‘democrazia’ nei paesi del sud del mondo. Abbiamo la speranza di non assistere più alle operazioni di polizia ciniche e crudeli con cui, pochi mesi fa, si è tentato di sgomberare l’area ex Snia, arrestando in massa per poche ore i ‘residenti’ per agevolare le demolizioni dei capannoni, casa per almeno duecento rumeni. Il giorno dopo il passaggio delle ruspe erano molti i migranti che tentavano di recuperare dalle macerie delle baracche le loro povere cose, indispensabili per ricostruirsi una casa solo pochi capannoni più avanti.
Non vogliamo che ancora una volta la città cerchi di ignorare quello cha accade, delegando alle forze dell’ordine la ricerca di una soluzione. Vogliamo che Pavia sia capace di sviluppare una politica nuova e un percorso di solidarietà e inclusione dei cittadini migranti che dia risposte concrete e che coivolga tutta la società civile.

Pavia, martedi 7 settembre 2004
C.s.a. Barattolo
Ass. Co.R.S.A.Ri

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