Il governo lancia l’attacco al diritto di sciopero

Il Consiglio dei ministri ha approvato in questi giorni un disegno di legge che, dietro il nome altisonante di “regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone”, ha l’obiettivo di cancellare il diritto di sciopero nel settore trasporti.
È un provvedimento vergognoso, che delega il Governo a predisporre in tempi ristretti un decreto legge dalle conseguenze gravissime.
Sarà previsto innanzitutto l’obbligo di un referendum consultivo prima di ogni sciopero, a meno che non sia stato proclamato da un’organizzazione sindacale che abbia almeno il 50% di rappresentatività: il referendum sarà cioè necessario praticamente sempre.In alcuni settori (non viene chiarito quali, lasciando ampia discrezionalità al Governo) sarà obbligatoria la dichiarazione preventiva dell’adesione allo sciopero da parte di ogni singolo lavoratore. La conseguenza di ciò è evidente, liste di proscrizione e pressioni a non finire sui singoli lavoratori.

Sempre all’arbitrio del Governo sarà rimessa l’individuazione di “servizi essenziali” in cui lo sciopero sarà vietato sempre e comunque. Vera e propria presa in giro, per non dire altro, la proposta che i lavoratori di questi settori possano ricorrere al cosiddetto “sciopero virtuale”: nessuna interruzione del servizio, ma con rinuncia a percepire la retribuzione, che sarebbe destinata a non meglio precisati “fini sociali”. Di fatto, interi settori sarebbero ridotti alla totale impotenza, costretti a ingoiare qualsiasi rospo dai loro padroni senza nessuno strumento per reagire!

Ciliegina sulla torta: saranno previste in tutti i casi modalità particolarmente rigide per la convocazione, l’eventuale revoca, e le modalità degli scioperi, con un inasprimento delle sanzioni, anche a carico dei singoli lavoratori e non soltanto delle organizzazioni sindacali.

Si tratta evidentemente di un attacco senza precedenti alla libertà di sciopero, in un settore oltretutto in cui questo diritto costituzionale è già fortemente limitato dalla famigerata legge 146 del 1990, che già adesso prevede, da un lato, la garanzia di un servizio minimo erogato in ogni caso, dall’altro un preavviso di almeno dieci giorni per la convocazione, e infine, soprattutto, la possibilità da parte del Prefetto di precettare i lavoratori impedendo loro di scioperare sotto pena di gravi sanzioni.

L’obiettivo è lampante, ridurre al silenzio la categoria e dall’altra tentare di prevenire i prossimi ed inevitabili scontri che si preparano a causa dei tanti tagli e attacchi in preparazione. Ovviamente si comincia da loro con il fine neanche tanto celato di poter estendere in un secondo momento queste leggi a tutti.

Di fronte a questa offensiva, la reazione dell’opposizione parlamentare e di Cisl, Uil e Ugl è stata in pratica di accettazione col solo distinguo che va limitato al settore trasporti. Il senatore del PD Pietro Ichino, noto giuslavorista, fedain dell’abolizione dell’articolo 18, della totale precarizzazione del lavoro e del linciaggio dei lavoratori pubblici, ha subito rivendicato il ruolo di ispiratore del disegno di legge partorito dalla destra. È chiaro che non è certamente dai banchi dell’opposizione parlamentare, né da organizzazioni sindacali che ormai sempre più spesso si fatica a distinguere da veri e propri sindacati padronali, che i lavoratori potranno aspettarsi qualcosa.

Come non possiamo illuderci che chi oggi grida allo scandalo, come i vertici della Cgil, saranno di propria iniziativa in grado di organizzare l’opposizione a questo attacco essendo stati in questi anni in parte responsabili di questa situazione. Ha fatto bene Epifani a chiarire da subito che la Cgil si opporrà. Ma le dichiarazioni non bastano.

Lo scorso agosto il macchinista dante De Angelis è stato licenziato per aver pubblicamente denunciato le gravi carenze di sicurezza dei treni. Da allora l’assemblea nazionale dei ferrovieri ha cercato di organizzare uno sciopero contro il licenziamento che si è potuto svolgere solo a gennaio perché il ministro dei trasporti l’ha più volte fatto slittare d’autorità. Il vertice Cgil non ha mosso un dito ne per lo sciopero ne per il reintegro di De Angelis. Non c’è forse un legame tra quella vicenda e questo disegno di legge?

La lotta contro questo attacco vergognoso deve immediatamente essere inserita nella mobilitazione che la Cgil e i sindacati di base stanno mettendo in campo contro l’accordo separato e la crisi economica. È necessario creare un fronte comune dal basso tra Cgil e sindacati di base, il nemico sono questo governo e i padroni, lottiamo per affossare questo disegno di legge e la 146, il diritto di sciopero è sacrosanto e non si tocca!

Alessandro Villari – avvocato del lavoro

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