Il neoqualunquismo di G. Pansa

Le pretese “verità? scomode dell’ultimo libro di G. Pansa sono comodamente allineate al clima di dilagante revisionismo. Tesi non certo nuove, argomenti che trovano un loro spazio in un clima di generale banalizzazione del fascismo in cui Mussolini sembra ormai un amministratore delegato della Valtour. Non più  il responsabile diretto del terrorismo squadrista, della morte di Matteotti, Gobetti e dell’agonia di Gramsci (per citare i casi più famosi). Non più l’avventuriero disposto a sacrificare la vita di centinaia di migliaia di soldati per raccogliere le briciole delle vittorie di Hitler. Non più il capo dell’abbietta Repubblica sociale e responsabile della deportazione di migliaia di ebrei (incentivata dalle taglie sulla consegna) e di oppositori al regime.

In questo clima, in cui è normale chiedere l’abolizione del 25 aprile, in questo clima Pansa dà il suo contributo alla verità. Ricollegandosi, attraverso una piatta semplificazione del revisionismo alla Nolte, a pensatori del calibro di Guglielmo Giannini dell’Uomo qualunque e Giovanni Guareschi dell’ultradestro Candido, convergendo con la “solida? storiografia del fascistissimo Pisanò, il nostro non ha saputo frenare la sua abituale graforrea, questa volta al servizio delle scomode verità. Nonostante l’ammissione di dilettantismo storico e nonostante la superficialità con cui si liquida la necessaria, documentata, puntuale contestualizzazione storica (“non possiamo certo regredire ad Adamo ed Eva!!?), Pansa ci presenta Fiorentini, il capo della Sicherheit, una delle più efferate “polizie parallele? o bande di torturatori nazifascisti operanti nell’Oltrepò pavese, come un “tranquillo direttore della Varzi-Voghera?, il che evoca immediatamente, seppur ad un livello superiore, Adolf Eichmann che si presenta come tranquillo  “responsabile del traffico ferroviario?. Glissa poi, opportunamente, sul fatto che i tribunali legali, sotto l’egida degli Alleati, assolsero o condannarono a pene miti perfino i peggiori gerarchi perfino torturatori responsabili di massacri e deportazioni (Borghese, Basile, Graziani ecc.). Non ci si perita di raffrontare, comunque, l’operato dei tribunali popolari successivi alla Liberazione con quanto accadde in Spagna, con la repressione postbellica dei franchisti.

Richiamando il “biennio rosso? e non lo squadrismo delle origini (che D’Annunzio, che certo comunista non era, definiva “schiavismo agrario?) si è sul terreno, in forma banalizzata, del revisionismo che giustificava fascismo e nazismo come “risposta? all’ascesa rivoluzionaria del movimento operaio europea nei primi anni ’20. Inoltre è chiaro che nel mirino vi sono i partigiani garibaldini “con l’Unione Sovietica di Stalin inchiodati (?) nel cervello?, ossia i comunisti che, invece, di attendere la liberazione del gen. Alexander e dai polacchi antisemiti di Anders, si erano impegnati a fondo (e sappiamo a quali costi) nella guerra di popolo.

La Liberazione in Italia non fu il semplice risultato dell’arrivo degli angloamericani, ma frutto di insurrezioni popolari, con alla testa la classe operaia, contro l’occupante nazista ed i fascisti repubblichini suoi “sicari? nazionali. Queste insurrezioni a volte (p. es. Genova) furono sanguinose, poiché i resistenti pagarono un alto prezzo per liberarsi dagli hitleriani e dai loro servi fascisti. Ma quando le insurrezioni vincono, gli uomini in carne ed ossa, che hanno sostenuto ed incarnato la peggiore reazione antipopolare, non possono che pagare anch’essi più o meno duramente. I partigiani italiani, come già i comunardi parigini del 1871 secondo Marx, diedero semmai prova di eccessiva “bonarietà? (altro che il bagno di sangue favoleggiato dai vari Pisanò). Resta il fatto che dopo i brevi giorni dei “tribunali popolari?, anche i più squalificati figuri fascisti, gerarchi e torturatori compresi, vennero salvati e cooptati dalla sopraddetta liberaldemocrazia americana (come anche parecchi criminali di guerra tedeschi) e riciclati in funzione anticomunista nel quadro della Guerra Fredda. Se c’è quindi un “Minculpop?, è quello del revisionismo storico nella versione Berlusconi-Petacco, enormemente più grossolana di quella di un De Felice.

Giuseppe Abbà, Marco Sannella
Rifondazione Comunista
Federazione di Pavia

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