Il popolo della Val di Susa non vuole la TAV

Il popolo della Val di Susa non vuole la TAV. È questo il punto. Tutto quello che scaturisce da questo è una risposta, una voce che si alza dalle masse, da tutta la popolazione per dire No.

Per dire NO in difesa del territorio.

Per dire NO a chi minaccia il loro futuro.

Per dire NO alla devastazione della propria terra.

Per dire NO a chi difende gli interessi di pochi.

Per dire NO a chi difende gli interessi della mafia.

Per dire NO allo spreco di denaro pubblico.

Per dire NO ad una TAV che verrà finanziata con l’aumento dei ticket sanitari.

Lunedì 27 giugno le forze dell’ordine hanno sgomberato con una violenza esagerata un presidio su suolo legalmente affittato. Ho ascoltato storie di persone sgomberate che hanno raccontato di invasioni vere e proprie con saccheggi da parte della polizia. Hanno messo in atto un comportamento da animali quando, arrivando nei boschi dietro la Maddalena, dove c’erano le tende di chi resisteva, le hanno devastate tutte, le hanno svuotate, hanno rubato tutto, soprattutto la biancheria intima femminile. Questo si chiama saccheggio. Hanno tagliato queste tende con coltelli, in molte ci hanno urinato e defecato, le hanno lacerate e distrutte. Senza un motivo. Hanno poi accerchiato una donna che ha cercato di recuperare i suoi effetti personali, l’hanno minacciata di stupro collettivo. L’hanno terrorizzata. Animali schifosi.

Questo non l’ho sentito al telegiornale. Questo non l’hanno raccontato. Questo me lo hanno raccontato le persone che l’hanno vissuto e io ho visto quella donna. Sabato sera, all’accampamento di Venaus dove alcuni compagni hanno ospitato tutta la gente che arrivava da fuori.

È una lotta di tutti. Si respira nelle strade, tra la gente, sulle montagne e nei paesini. Ovunque.

Domenica ci si è presentati con un abbigliamento adeguato per la manifestazione, caschetti, fazzoletti, occhialini e maschere anti gas. Questo perchè, ci raccontavano i compagni sabato sera, lunedì mattina erano stati cacciati dal presidio con violenza, malmenati e intossicati con lacrimogeni e braccati nei boschi.

Domenica non c’erano black bloc, solo compagni e cittadini della valle con un abbigliamento di autodifesa.

Ad un movimento pacifico, non armato, che avanza, le forze dell’ordine hanno iniziato una guerra, lanciando lacrimogeni ad altezza uomo, proiettili di gomma, idranti, addirittura pietre dal cavalcavia.

A quel punto ognuno ha tentato di difendersi come meglio poteva.

Hanno invaso il territorio della popolazione della valle, ma le masse non hanno accettato le decisioni dei governi.

Ognuno può esprimere le opinioni che vuole. Restano opinioni infondate. I fatti sono quelli che contano. La resistenza di quel popolo ci mette nelle condizioni di riflettere. Non ci si può più nascondere dietro prese di posizioni moderate e tolleranti nei confronti di chi usa la forza e abusa di potere. Non ci si può più nascondere dietro le fantasie che si sta cercando di provocare nelle persone e cioè che quegli scontri, quella guerriglia, quella lotta è in realtà solo frutto delle menti malate di pochi estremisti che vogliono solo far casino.

Bisogna dare il nome giusto alle cose.

È offensivo oltre che riduttivo nei confronti di una popolazione intera che da anni si sta battendo per il suo futuro. È offensivo nei confronti di chi era lì non per fare casino ma per affiancare una lotta di cui condivide gli obiettivi. È offensivo nei confronti di chi ha espresso solidarietà ed è sceso in campo per dire NO alla TAV e si è trovato addosso una scarica impazzita di lacrimogeni.

È inaccettabile che ci sia gente che crede che chi lotta non ha niente di meglio da fare. È inaccettabile e da ignoranti.

Io l’ignoranza, l’indifferenza, il qualunquismo, la non presa di posizione, la disinformazione e il pregiudizio ho deciso di non tollerarli più.

una compagna dei
Giovani Comunisti Pavia

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