Il segretario del PC colombiano sulle manovre dell’imperialismo USA

Questa intervista è stata pubblicata su Liberazione il 22/6/2003.

«Incursioni continue con mandato statunitense» denuncia Caicedo, segretario del PC colombiano

«Quella selva affollata di mercenari lungo il confine con il Venezuela»
C’è chi la chiama il Vietnam dell’Amazzonia e chi raccomanda, manuale di strategia di guerra alla mano, di non inviare nemmeno un marine in più nella fitta selva colombiana, già affollata da esercito locale, gruppi paramilitari e compagnie di mercenari in concorrenza tra loro. Eppure, camuffate sotto i mille incarichi mascherati dell’interventismo da guerra permanente, frotte di militari statunitensi non smettono di arrivare nella Colombia governata da Alvaro Uribe, referente politico dei miliziani al soldo dei grandi proprietari e fedele alleato dell’amministrazione Bush.
Nelle cartine ufficiali non se ne trova traccia, ma la maggiore concentrazione di uomini armati in una delle terre più militarizzate del mondo è lungo il confine tracciato da un bel fiume, a ridosso della frontiera nordoccidentale della Colombia. Dall’altra parte c’è il Venezuela di Hugo Chavez.
Le incursioni armate si susseguono. Una volta una banda paramilitare, un’altra l’esercito, talvolta strani contadini senza segni di malnutrizione e armati fino ai denti. «Difficile distinguere la linea di confine in mezzo alla selva» si rispondono le diplomazie di Caracas e Bogotà quando scelgono di non enfatizzare le continue scorribande che attraversano la linea invisibile tra i due Paesi. «È la tattica dei mercenari pagati dagli Stati uniti, sono lì apposta. Hanno il preciso mandato di provocare e uccidere, di far precipitare la situazione, di infiammare quest’angolo di terra per dimostrare che il Venezuela è un Paese ingovernabile e che Hugo Chavez non è in grado di gestirlo». La denuncia non viene da Caracas, ma da un colombiano, Jaime Caicedo, segretario del partito comunista di Colombia, in questi giorni a Milano invitato alla festa di Liberazione dedicata all’America latina.
«Il governo Uribe è ostaggio delle illusioni e degli interessi dell’oligarchia colombiana, fortemente compromessa con i poteri golpisti venezuelani. Le grandi famiglie della destra di Bogotà hanno capitali in comune con i super ricchi di Caracas. Telefonia mobile, industrie di bibite e, soprattutto, televisioni. Nel mese di dicembre, durante la serrata contro Chavez, a Bogotà si vendeva sotto costo la birra Polar, adorata dai venezuelani e introvabile in tutta Caracas». «Quei signori sono gli stessi che chiedono, e ottengono, aiuti extra in dollari statunitensi. Ufficialmente diretti a proteggere gli oleodotti nelle cui proprietà hanno partecipazioni finanziarie e in realtà utilizzati per scopi militari. Sono appena arrivati altri 105 milioni di dollari da investire attorno all’oleodotto di Cañolimon, sotto il controllo della Shell, guarda caso al confine con il Venezuela. Bush da questa parti ha i suoi interessi di famiglia da coltivare. Ha da poco ottenuto la proroga di un vantaggiosissimo contratto che consente alle sue società texane di sfruttare il gas naturale nella penisola della Guajira». E lo smantellamento dell’Ecopetrol, l’impresa colombiana per l’estrazione del greggio? Caicedo non ha dubbi: «Assicura la distruzione del sindacalismo nel settore petrolifero, il cuore del movimento sociale colombiano».

Angela Nocioni

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