Il segretario di Pavia del PRC per il Sì al referendum

Questa lettera, a firma di Massimo Nizzoli, segretario cittadino di Rifondazione Comunista a Pavia, è stata pubblicata su La Provincia Pavese del 22 maggio 2003.

Art. 18, il referendum – Bisogna votare Sì a difesa dei diritti

Mi permetto di tentare una interpretazione della decisione della CGIL, autonoma ma coerente, di dare ai propri iscritti ed al Paese l’indicazione di partecipare al referendum del 15 e 16 giugno votando Sì al quesito referendario. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione per consentire ai cittadini di verificare il grado di sintonia con i propri rappresentanti eletti in Parlamento. Questo valeva nel passato (ricordo il referendum sul divorzio) e ancor più vale oggi in conseguenza dello strapotere che il sistema elettorale maggioritario affida alle forze che, pur con pochi voti di differenza, vincono le elezioni. Oggi tali forze hanno scelto «legittimamente» di imporre il proprio volere al paese bypassando «superflui» confronti con le opposizioni e le forze sociali più significative. Il Patto per l’Italia siglato da CISL e UIL, infatti, è un paravento iperconcertativo che esclude qualsiasi verifica democratica della volontà dei lavoratori che ne devono solo subire le conseguenze. Qui sta un primo punto politico di estrema rilevanza e che l’ambiguo schieramento degli astensionisti volutamente ignora. Se Rifondazione, non da sola, ma insieme a FIOM, Verdi, sindacalismo di base, sinistra DS (Socialismo 2000 di Cesare Salvi) ed altre personalità di spicco, ha raccolto più di 700.000 firme per il referendum, questo si deve al fatto che la proposta intercettava una esigenza estremamente diffusa tra il popolo ed i lavoratori: la rivendicazione di certezza sul proprio futuro. Tale esigenza si esprime con la consapevolezza dell’esistenza di un indissolubile legame tra la difesa e l’estensione dei propri diritti. In sostanza: la tutela della dignità di chi lavora. Tutti ormai sentiamo il peso dell’attacco frontale ai diritti dei lavoratori portato dalle politiche neoliberiste. La questione salariale è la punta dell’iceberg, ma sotto di essa il vero nodo è rappresentato dall’attacco alla certezza del posto di lavoro. Si persegue la libertà di licenziare con sempre maggiore facilità. Ci si avvale di strumenti di accesso all’impiego che assolutizzano il concetto di flessibilità introducendo nella nostra quotidianità, come se fosse «naturale», la condizione di precarietà. A tutto questo si aggiunga, soprattutto per le giovani generazioni, lo smantellamento di ogni certezza di futuro previdenziale. Questi sono i motivi per cui milioni di persone si sono mobilitati in quest’ultimo anno. Il referendum non è un diabolico trabocchetto di Rifondazione per dividere la sinistra, è uno strumento per dare continuità e sviluppo alle lotte del marzo 2002. Si intreccia naturalmente con la formidabile azione di resistenza e di controffensiva sindacale che è oggi rappresentata dalla lotta dei metalmeccanici FIOM. Ecco perché la CGIL, pur in autonomia, invita con forza a votare Sì, dimostrando coerenza con la propria azione. Capendo in sostanza che anche il diritto dei cittadini di esprimersi attraverso il referendum deve essere salvaguardato. Ma il passaggio referendario offre anche l’occasione di dare, alla sempre più pericolosa arroganza del governo Berlusconi, quel colpo di freno che l’opposizione parlamentare non può assolutamente dare, perché privata di alcuno spazio di agibilità politica. Questo è stato recepito da ampi strati dei movimenti, da quello più radicale ai girotondini. Numerose sono ormai le adesioni di personaggi come Strada, Fo, Pardi e di associazioni come l’ARCI. Nel merito, poi, occorre ricordare che l’attacco all’articolo 18 non è stato, come sostiene qualcuno, sventato, ma viene perseguito con coerenza e determinazione dall’azione legislativa del governo, non a caso delegata. «La legge 30 sul mercato del lavoro», come scrive Epifani su Liberazione, «apre varchi alla riduzione di fatto dei diritti fondamentali, compreso l’art. 18». La facilitazione ivi prevista per il trasferimento dei rami d’azienda permette di aggirare facilmente il limite dei 15 dipendenti riducendo così il numero già esiguo dei pochissimi lavoratori (meno del 10%) che oggi ricevono la tutela prevista dall’articolo 18. Il 15 e 16 giugno invitiamo, dunque, i cittadini a votare Sì all’estensione dei diritti dei lavoratori.

Massimo Nizzoli
segretario del circolo PRC di Pavia

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