Il “triciclo” comincia bene

Il 19 febbraio si è tenuto il voto al Senato sul prolungamento delle missioni militari italiane all’estero, incluse quelle in Iraq e in Afghanistan. Ci sono stati 153 favorevoli e 42 contrari.
Margherita e DS (quest’ultimi però con 16 dissenzienti della sinistra DS e del Correntone che hanno votato no) sono usciti dall’aula, dando così di fatto una mano al governo guerrafondaio di Berlusconi e tradendo i tanti discorsi pacifisti dell’ultimo anno.
A votare no sono rimasti Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi, Occhetto e Di Pietro e appunto i dissidenti diessini.
La giustificazione di questo inciucio inqualificabile ha del ridicolo: Berlusconi non ha separato la missione in Iraq dalle altre a cui il neonato “triciclo” di Prodi è favorevole, “costringendo” così i “riformisti” ad astenersi.
È evidente a chiunque che la missione politicamente più significativa è quella in Iraq (Antica Babilonia) e sulla base di ciò andava valutato il voto che era necessario dare. D’altronde anche sulla guerra in Afghanistan e su altre avventure militari dell’imperialismo italiano il nostro giudizio è ben noto.
A quanto pare per Fassino e Rutelli ciò che conta ora è fare l'”opposizione responsabile” (“irresponsabili” ha detto Fassino dei senatori DS che hanno votato contro l’occupazione italiana dell’Iraq).
Ad onor del vero va detto che non solo nel campo “riformista” ci sono stati notevoli cedimenti rispetto ad un anno fa. Le stesse parole d’ordine della giornata contro la guerra del 20 marzo, secondo molti della sinistra cosiddetta “alternativa” dovrebbero includere un passaggio sul ruolo dell’ONU, “garante di libertà, democrazia e sicurezza”, un passo indietro grandissimo rispetto a quanto dichiarato il 15 febbraio 2003, e cioé che l’opposizione alla guerra all’Iraq sarebbe rimasta tale anche se questa avesse avuto (come in pratica oggi ha) l’avvallo delle Nazioni Unite.
D’altronde cosa pensi il popolo iracheno dell’ONU, di fatto un’organizzazione che collabora con gli occupanti imperialisti, è chiaro a chiunque non abbia dei pregiudizi filo-caschi blu. Passare il controllo dell’Iraq all’ONU non cambierebbe nella sostanza la natura neocoloniale dell’occupazione di quelle terre e di certo non placherebe la rabbia e la giusta resistenza dei popoli mesopotamici.

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