In difesa della scienza

Da sempre i partiti comunisti – ad es. il partito bolscevico o il partito comunista italiano – si sono distinti per condurre non soltanto la battaglia politica immediata, finalizzata alla conquista del potere politico alla testa del movimento operaio, ma anche per una più ampia battaglia culturale e d’idee, per favorire la diffusione anche presso le classi oppresse delle conquiste della scienza così come delle concezioni scientifiche. Questa battaglia, sia pure nelle mutate condizioni odierne, è sempre attuale, in quanto talvolta nel Partito o più in generale nel cosiddetto “popolo della sinistra? prevalgono tesi antiscientifiche, si hanno paure ingiustificate delle scoperte scientifiche o delle innovazioni tecnologiche. I comunisti hanno sempre riposto la massima fiducia nel progresso tecnologico e scientifico, basti ricordare che per Vladimiro Lenin il socialismo era in sintesi “i soviet più l’elettrificazione?.
Se è vero che la scienza si diffonde e si sviluppa oggi sotto il capitalismo, con le inevitabili storture che questo comporta, ad es. nel predominio tecnologico statunitense rispetto agli altri paesi – uno dei mezzi fondamentali che l’imperialismo USA ha per condizionare gli altri paesi capitalistici e non –  è altrettanto vero che, domani, sotto il socialismo si avrà una ancora maggiore e migliore diffusione della scienza e della tecnologia. Opporsi al cammino della scienza equivale a voler far tornare indietro le lancette della storia, seguirlo in modo spregiudicato ha permesso, permette e permetterà di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e il dominio dell’uomo sulla natura, che sono gli stessi identici obiettivi del socialismo.
Nell’ambito di questa dialettica, di scienza e socialismo, riporto qui alcune lettere di un lettore di Liberazione a cui ho risposto ribadendo la concezione marxista e leninista della scienza, che a mio avviso conserva intatta la sua validità e dovrebbe esserci da guida anche nelle attuali condizioni storiche. Riporto le lettere così come sono state pubblicate sul nostro quotidiano di partito, in versione ridotta rispetto all’originale inviato.

Pablo Genova
Nanotecnologie, dubbi e perplessità

Cara “Liberazione”, dopo le manipolazioni genetiche, la scienza ci apre nuovi inquietanti orizzonti con le nanotecnologie, ovvero le tecnologie a livello molecolare, che permettono all’uomo di porre ogni atomo dove si vuole che esso stia. L’obiettivo non è solo quello di costruire macchine di dimensioni supermicroscopiche, che potranno compiere attività di altissima precisione, ma soprattutto quello di trasformare la materia a proprio piacimento, spostando atomi e molecole nella spazio in modo prestabilito, creando materiali con caratteristiche predefinite. L’utilizzo dei materiali creati potrà facilmente essere monopolizzato dalle varie aziende. Le nanotecnologie potranno, quindi, fornire dei vantaggi commerciali assimilabili a quelli delle biotecnologie. Ciò fa capire perché gli Stati Uniti stiano già investendo milioni di dollari per la ricerca e lo sviluppo, non solo a livello medico. Le preoccupazioni relative ad esse, però, oltre ai dubbi etici che sollevano, sono già al vaglio di scienziati, ingegneri, esponenti delle industrie, che temono di cadere negli stessi problemi e nelle contestazioni che si accompagnano alle biotecnologie. Come queste, infatti, le nanotecnologie sollevano dubbi sui rischi per la salute, per l’ambiente e per la privacy, senza contare i rischi di un incontrollata riproduzione delle nanomacchine.

Fabio Furlan
Vazzola (Tv)
Nanotecnologie e perplessità

Caro Curzi, sarà un mio difetto professionale (sono un dottorando di ricerca in fisica), ma mi sembrano assurde le perplessità sulle nanotecnologie sollevate da un lettore di Treviso. Esse infatti sono una frontiera della ricerca della fisica dello stato solido e potranno permettere l’utilizzo di nuovi materiali utilissimi per tutti i lavoratori. Il problema è semmai che in Italia ed in Europa non si investe abbastanza in ricerca e i nordamericani arrivano sempre prima, così da accumulare i soliti enormi profitti. Val la pena di ricordare che Engels diceva, in accordo con Marx: «Quanto più la Scienza procede in modo spregiudicato e deciso, tanto più essa si trova in accordo con gli interessi e le aspirazioni degli operai». (Luwdig Feuerbach).

Pablo Genova
Pavia
Io non mi accontento dell’insicurezza

Caro Curzi, vorrei rispondere alla lettera di Pablo Genova (“Liberazione” 19 febbraio 2004). Se le rivendicazioni del mondo degli addetti alla ricerca scientifica vanno accolte, per il sostegno della libertà di ricerca appunto, dubbi, invece, sollevano se la loro motivazione è anche quella della libertà di sperimentazione in settori sensibili come quelli della salute e dell’ambiente. La politica ha il compito di vigilare. Mi ritengo soddisfatto della recente decisione sugli Omg, restano sullo sfondo due interrogativi seri: il rapporto fra la scienza e il diritto e l’incidenza che la diffusione delle biotecnologie avrà nei paesi in via di sviluppo. Riguardo al primo: è in grado la scienza di dare sicurezza che la vita dell’uomo e del suo ambiente naturale non saranno esposti a rischi? L’altro mio interrogativo, nasce dallo scenario al quale da tempo siamo abituati: un Nord (con la Gran Bretagna in testa) che preme sull’accoglienza festosa di ogni innovazione di marca statunitense e un Sud destinato a subire un vero e proprio sovvertimento. Mi auguro che lalegislazione delle regioni del Sud resista agli attacchi biotecnologici delle multinazionali e promuova la cultura della propria identità. A questa nostra cultura deve rivolgersi la politica se vuole essa stessa sopravvivere in tempi tanto carichi di ulteriori e nuove insicurezze da trasmettere, ahimè, ai nostri figli.

Fabio Furlan
Vazzola (Tv)
I comunisti per la ricerca

Caro Curzi, volevo rassicurare il lettore Furlan sulle nanotecnologie. Manipolando la materia fino alla scala dei nanometri si potranno fare delle reti di telecomunicazioni più veloci, costruire materiali più resistenti e meno pericolosi per l’uomo e per l’ambiente, sintetizzare farmaci migliori eccetera. Problemi analoghi si erano posti durante la Rivoluzione Industriale, quando le macchine entrarono a far parte del lavoro. Queste macchine causarono numerosi incidenti e vittime e per questo vi furono le rivolte spontanee di Ludd e dei luddisti. Invece Marx ed Engels compresero ed insegnarono ai lavoratori che la vera causa dei morti stava nel modo di produzione capitalistico. E’ questo ciò che non va bene: il profitto, la divisione in classe, la disuguaglianza, lo sfruttamento. Pertanto io penso che i comunisti debbano favorire un autonomo sviluppo tecnico scientifico in ogni paese del mondo, impedendo che pochi capitalisti americani detengano la proprietà delle scoperte e delle tecnologie del mondo intero.

Pablo Genova
Pavia

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