In sostegno allo sciopero FLC-CGIL del 18 marzo

Lo stato dell’istruzione pubblica è sempre più drammatico. Non bastavano i tagli e i decreti della Gelmini, ora provano anche a diminuire ulteriormente i già miseri stipendi di docenti e personale ATA. La proposta per il rinnovo del contratto prevede un aumento medio per il 2008-2009 del 3,2%. Peccato che l’Istat dica che l’inflazione nel solo 2008 è stata del 3,3%. Questo vuol dire che tutta l’inflazione che c’è e ci sarà nel 2009 significherà perdita del potere d’acquisto. Mentre altri sindacati, Cisl e Uil in testa, hanno firmato questo accordo vergognoso, l’Flc-Cgil non ha firmato e ha organizzato il referendum per chiedere il parere dei lavoratori: hanno votato in 376.926, il 40% del totale dei lavoratori della scuola e hanno detto di no quasi tutti: 354.053.

Come conseguenza di questo l’Flc-Cgil ha proclamato lo sciopero per tutti i lavoratori della scuola per mercoledì 18 marzo.

Per chi crede che siano problemi che riguardano solo i lavoratori, basta pensare a cosa sta facendo questo governo alla scuola: la legge 133/08 taglia 7832 milioni di euro in 4 anni alla scuola e 1 miliardo e mezzo di euro all’università. Secondo i programmi dichiarati dal ministero stesso, saranno chiuse fra le 700 e le 800 scuole, senza contare i plessi con meno di 100 studenti. Se guardiamo i posti di lavoro, poi, ci troviamo davanti a uno scenario sconcertante: secondo il piano ministeriale in tre anni dovranno essere eliminati 87.341 posti per i docenti. Come? Facendo classi più numeorse (12.800 posti in meno); diminuendo obbligatoriamente lo ore di lezione nella scuola primaria (14.003 posti in meno), nella scuola di I grado (13.000 posti in meno), nella scuola di II grado (14.000 posti in meno); abolendo il tempo prolungato (13.600 posti in meno); togliendo corsi serali e corsi per l’insegnamento agli adulti (1.500 posti in meno); persino diminuendo gli insegnanti che si devono prendere cura degli alunni disabili. Sempre secondo lo stesso piano il personale ATA subisce un taglio di 44.500 posti di lavoro, pari al 17% dell’organico totale.

Non è finita qui: con il ddl Aprea il governo vuole privatizzare l’intero sistema scolastico, riservando ai lavoratori la separazione contrattuale fra docenti e personale ATA, una generale diminuzione della contrattazione ad ogni livello e la soppressione delle Rsu di scuola.

Questa è la loro proposta, noi invece rivendichiamo il diritto ad avere un’istruzione pubblica di qualità e un lavoro degno. Per fare questo, non dobbiamo separarci dalle lotte dei lavoratori.

Il legame fra le lotte degli studenti e quelle dei lavoratori è inscindibile: da una parte si difende il diritto dei figli dei lavoratori ad avere un’istruzione degna di questo nome, dall’altra si lotta per le condizioni in cui tutti noi ci troveremo a lavorare (e la maggior parte di noi già si trova in questa situazione per pagarsi gli studi). Già per questo è evidente che non ha senso separare le lotte; per gli studenti questo è ancora più vero perché da soli non possono vincere.

Gli studenti da soli possono protestare, fare assemblee, picchetti, presidi, cortei ma solo unendosi con i lavoratori, che con l’arma dello sciopero, possono bloccare il sistema produttivo e intaccare i profitti di quelle aziende e di quelle banche che dettano al governo le riforme da approvare.

Nell’autunno centinaia di migliaia di studenti si sono resi protagonisti di un movimento senza eguali da decine d’anni a questa parte. Ora i lavoratori si preparano a portare avanti la lotta, in un momento in cui sono attaccati il diritto ad avere un’istruzione come quello ad avere un lavoro. La crisi economica non risparmia niente e nessuno: milioni di persone restano senza lavoro, licenziati, con contratti precari non rinnovati o in cassa integrazione, mentre le risorse create col lavoro di tutti vanno a quelle banche e aziende che questa crisi l’hanno creata.

Niente ci sarà concesso, tutto sarà conquistato.

Ancora una volta, studenti e lavoratori uniti nella lotta!

CSP Pavia – Giovani Comunisti Pavia

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