Inizia la controffensiva antirazzista!

Il nostro spezzone in piazza StazioneSabato 29 settembre un importante corteo si è snodato per le vie di Pavia. Le vicende pavesi legate ai recenti ed eclatanti attacchi razzisti contro la comunità rom sono ormai note in tutta Italia. Ne abbiamo già raccontate nei dettagli le premesse in un precedente articolo.

L’atteggiamento della giunta Capitelli (che, dopo l’uscita di Rifondazione, va da Sd fino alla Margherita, con l’Udeur già in maggioranza e pronto ad entrare), innestandosi sulla stessa lunghezza d’onda delle politiche antipopolari attuate dal governo Prodi, costituisce una degna anticipazione degli intenti politici che animeranno il nuovo Partito Democratico. Temi quali la sicurezza e la legalità, attorno a cui viene costruito un blocco di consenso con caratteristiche del tutto analoghe alla base elettorale della destra, servono solo a nascondere una politica schiava degli interessi economici dei grandi gruppi imprenditoriali, una politica cieca verso i reali bisogni dei ceti meno abbienti ma molto servizievole quando si tratta di assecondare gli interessi dei ricchi.

L’emergenza umanitaria rimane, la speculazione edilizia continua….

È passato oltre un mese dalla sgombero della comunità rom dall’area SNIA, tuttavia la situazione di queste persone rimane sempre drammatica. Anzitutto è bene premettere che degli oltre 100 rom presenti al momento dello sgombero (un numero già abbondantemente sfoltito da espulsioni e sgomberi parziali che si sono succeduti nei mesi precedenti) solo 55 risiedono attualmente in provincia di Pavia. Gran parte di coloro che se ne sono andati hanno accettato le poche centinaia di euro promesse dalla prefettura per convincerli a “rimpatriare? (spesso in realtà solo per essere accompagnati in qualche altra parte d’Italia, dove i medesimi problemi sociali si riprodurranno inevitabilmente): una finta soluzione condita con molta ipocrisia.

Le persone rimaste convivono tuttora con i problemi legati all’esistenza quotidiana. La famiglia che abita alla cascina Contigliara è sempre senza acqua corrente e luce elettrica; stessa sorte per gli occupanti del cascinale diroccato di Albuzzano che stanno anche affrontando diversi problemi legati al freddo notturno. Nemmeno a Pieve Porto Morone la situazione è migliorata: i 18 rom (di cui 10 bambini) che vivono nella struttura di accoglienza sono sempre assediati dai manifestanti razzisti che ogni giorno danno luogo a qualche azione violenta e xenofoba. Ultimamente, oltre al lancio di sassi, bottiglie e petardi, questi “signori perbene? sembrano essersi specializzati nel tagliare ogni notte la luce all’interno della struttura in modo da lasciare al buio gli ospiti sgraditi; una sera addirittura queste famiglie perseguitate sono state sequestrate all’interno della cascina Gandina quando i soliti ignoti hanno bloccato i cancelli con catene e lucchetti.

Pieve Porto Morone sta anche diventando un “luogo di culto? per i politici più reazionari all’interno del panorama dell’estrema destra italiana. Si sono già recati in pellegrinaggio a Pieve due loschissimi individui in vena di comizi di stile nazista (che hanno fortunatamente raccolto solo poche decine di persone): Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, e Mario Borghezio, esponente dell’ala più fascisteggiante della Lega Nord. Gli appoggi politici a questa Vandea non si limitano solo all’estrema destra e alle camicie verdi; anche Forza Italia rimesta volentieri nel torbido. Il sindaco razzista di Pieve, Angelo Cobianchi, è del partito di Berlusconi e si distingue ormai quasi quotidianamente per dichiarazioni da brivido alla stampa o alla radio, oltre che per aver accettato di buon grado i comizi di Fiore e Borghezio nel suo paese, partecipandovi anche in qualità di oratore. Il sindaco di Torre d’Isola, Marco Bellaviti, diventato famoso per aver promosso una sollevazione di ricchi abitanti delle zone residenziali del suo paese, sempre contro i rom, al grido di “Forni crematori!?, sta ora scalando le vette della struttura provinciale di Forza Italia.

Per cercare di placare gli sproloqui razzisti con una mossa ad effetto, una famiglia rom è stata ospitata nelle stanze della prefettura; alcune famiglie invece hanno lodevolmente offerto di loro iniziativa sistemazioni alternative. Tuttavia è evidente che non si può lasciare un problema sociale di questo tipo al buon cuore individuale o a soluzioni provvisorie e raffazzonate.

Se l’emergenza umanitaria della comunità rom continua e la Vandea di Pieve non sembra smorzarsi, chi se la passa bene è l’imprenditore Zunino, da molti indicato come “vicino ai Ds?, i cui piani vanno proprio a gonfie vele! Nei prossimi giorni infatti il consiglio comunale effettuerà una variazione al piano regolatore cittadino: questa operazione consentirà al signor Zunino di realizzare ingenti profitti attraverso la costruzione di un centro commerciale e di villette residenziali proprio nell’area appena “ripulita?, con sospetto tempismo, dalla molesta presenza dei rom. Ma oltre al danno la beffa: l’unico spazio dell’ex area SNIA che sarà adibito ad uso sociale, ospitando una scuola elementare e una media, si situa proprio nell’area dove fino al 1984 si producevano derivati dal solfuro di carbonio e sulla cui salubrità rimangono molti dubbi.

Questi sono i sani principi di legalità e sicurezza del sindaco Capitelli e della sua giunta di centrosinistra. In questi mesi abbiamo conosciuto la sicurezza degli sgomberi, del manganello, del razzismo e dei luoghi comuni. A breve conosceremo la legalità delle speculazioni edilizie ed i bambini rom già sperimentano quella dell’obbligo scolastico negato. La strada della repressione e della “tolleranza zero? imboccata dalla giunta non prende in considerazione esigenze di “sicurezza e legalità? di segno ben differente: le esigenze della dignità del lavoro, che per essere tale non può più essere precario e sottopagato, del diritto alla Scuola e alla Sanità pubbliche e gratuite, del diritto alla casa per tutti, immigrati ed italiani, e dello scioglimento delle organizzazioni che fomentano l’odio razziale come Forza Nuova.

La sinistra risponde: in piazza contro il razzismo!

Il 29 settembre una vistosa manifestazione, di dimensioni che a Pavia non si vedevano da tempo, ha sfilato compatta per le principali vie della città. La stampa locale e nazionale ha dato per i partecipanti cifre che vanno dalle 1000 alle 2000 presenze. Questo è il risultato di un lungo lavoro effettuato dal comitato promotore, che ha visto in prima fila compagni dei Giovani Comunisti, del Comitato in difesa della Scuola Pubblica e di FalceMartello. Diverse decine di organizzazioni hanno aderito alla mobilitazione, da partiti come il Prc e il Pdci fino ai centri sociali, dalla Rete28Aprile e LavoroSocietà (aree di sinistra della Cgil). Sono però principalmente i partiti ed i sindacati (compresi quelli studenteschi) ad avere effettivamente tradotto la loro adesione in una presenza cospicua.

Se dietro lo striscione di apertura hanno marciato, al fianco di diverse famiglie rom (con tantissimi bambini finalmente in mezzo a sguardi amici), diversi deputati, consiglieri comunali e regionali e personalità varie, tra cui il fotografo ed editore di sinistra Giovanni Giovannetti che è stato il principale animatore della vertenza rom, il nostro spezzone comune GC-CSP-FalceMartello, che seguiva subito dopo, non è certo passato inosservato. Gli slogan scanditi dai megafoni e riportati sui cartelli sono rimbalzati anche su Tg e giornali: “Piera, razzista / sindaco leghista?; “Pieve, Snia / vergogne di Pavia / fasci e speculatori, vi cacceremo via?;Se c’è la disoccupazione / non è colpa del rom, è colpa del padrone?; “Scuola, lavoro, sanità / sono diritti umani, non sono carità?; “Le nostre scuole son già multicolori / fascismo, razzismo, ne resteranno fuori?. Da parte nostra è stato fatto tutto il possibile, in effetti, per trasmettere alcuni contenuti fondamentali.

Il razzismo è un’arma dei padroni

Il razzismo è un’arma dei padroni per dividere i lavoratori (per esempio mettendoli gli uni contro gli altri nelle chilometriche liste d’attesa per l’assegnazione di case popolari); per unirli invece è necessario rivendicare iniziative sociali a favore della classe operaia, senza distinzioni di colore, nazionalità o religione. D’altronde, anche i problemi di criminalità (continuamente mescolati strumentalmente con la questione immigrazione) non saranno certo risolti dalla repressione quanto dal riconoscimento delle loro radici sociali.

Queste sono le parole d’ordine che abbiamo portato avanti nella manifestazione superando alcuni limiti della piattaforma di convocazione. Sono necessari inoltre un piano di edilizia popolare per tutti, un piano di opere di interesse sociale che crei posti di lavoro che garantiscano una vita decente, un aumento degli investimenti nella Scuola pubblica: tutte questioni legate a doppio filo col problema del razzismo.

Le politiche del Partito Democratico e di quelle forze di sinistra loro succubi (a Pavia città, è particolarmente vistosa la subordinazione di Sinistra Democratica alla linea del Pd) rappresentano gli interessi e l’influenza della grande borghesia. Da questo punto di vista, la riconquista dell’indipendenza di classe da parte di Rifondazione e delle altre forze della sinistra politica e sindacale, a partire dalla Cgil, è una condizione irrinunciabile per una vera rottura di questa cappa reazionaria.

Dobbiamo riconoscere l’impegno di Rifondazione Comunista, che, in controtendenza rispetto all’atteggiamento pro-Capitelli avuto fino a pochi mesi fa, ha finalmente raccolto una necessità che noi indicavamo da tempo e ha rotto con il centrosinistra pavese, promuovendo la manifestazione regionale di sabato. Tuttavia, i tentennamenti ancora non sono stati del tutto superati; all’ultimo comitato politico provinciale del Partito abbiamo sentito discorsi davvero preoccupanti e miopi, oltre che caratterizzati da toni isterici ed offensivi, da parte dell’ala più moderata di Rifondazione, che fortunatamente è per ora in netta minoranza. Lo stesso segretario regionale, il compagno Alfio Nicotra, pure con toni ben diversi e rispettosi della diversità di opinioni, ha affermato che sarebbe stato forse meglio che l’assessore del Prc in giunta si limitasse ad una “autosospensione?; chi ha partecipato alla preparazione del corteo sa benissimo quanto sarebbe stata insostenibile una simile posizione, che ci avrebbe esposto continuamente all’accusa di tenere il piede in due scarpe e avrebbe depotenziato tutta la nostra capacità di analisi costringendo il Partito ad una posizione ancora una volta ambigua rispetto ad una giunta che è schierata dalla parte padronale della barricata, senza se e senza ma, e come tale va denunciata politicamente.

Non possiamo non ribadire quanto abbiamo gridato sabato, nel linguaggio semplificato degli slogan di piazza: “Rifondazione / impara la lezione / ci servi nella lotta e non sulle poltrone?!

Un bilancio

Il risultato del corteo è senz’altro lusinghiero. Abbiamo rotto il plumbeo unanimismo che metteva d’accordo fino a pochi mesi fa, con scarsissime eccezioni (noi, il centro sociale Barattolo e qualche spezzone del volontariato laico), tutta la politica pavese, dagli ipocriti di sinistra fino ai banditi di Forza Nuova, nell’alimentare una canea razzista contro gli “zingari?.

Il tema era molto difficile, quindi avere mobilitato almeno dieci volte più gente di quanto Forza Nuova e tutto il resto della destra siano riusciti a fare sulle posizioni opposte in due diverse occasioni è senz’altro qualcosa di cui essere soddisfatti. Sappiamo tutti come il razzismo contro sinti e rom riesca a trovare spazio anche tra gente che si considera di sinistra, ma come abbiamo spiegato in un nostro slogan, “Oggi i rom, domani tutti gli altri / la xenofobia minaccia tutti quanti?; diversi immigrati sembrano aver capito questo punto, facendosi per la prima volta da tanto tempo vedere in piazza.

Indubbiamente, le presenze pur importanti di cittadini pavesi (giovani o lavoratori) non sarebbero state sufficienti a riempire così la piazza, se non fosse giunto il contributo decisivo di tanti compagni da fuori. Da un certo punto di vista, questo per noi non è certo un brutto segno: la questione ha assunto rilevanza nazionale ed è stato giusto concentrare le forze in città per dare un segnale forte. D’altro canto, va riconosciuto che la strada da fare è ancora molta e questo è solo un primo sasso nello stagno; nelle scuole il lavoro di propaganda andrà intensificato, così come è necessario più in generale fare uno sforzo per raggiungere il grosso della cittadinanza che facilmente oggi si fa incantare dalle sirene securitarie dei sindaci-sceriffi dell’Unione (Capitelli, Domenici, Cofferati ecc.). Decisivo sarà un coinvolgimento ancora maggiore di tutti quegli studenti e quei lavoratori di origine straniera che ormai riempiono le scuole, le università e i posti di lavoro.

Con una chiara prospettiva di lotta anticapitalista, il razzismo sarà schiacciato dall’unità di classe!

Alessandro Savoldi e Mauro Vanetti
su FalceMartello online

One Response to “Inizia la controffensiva antirazzista!”

  1. Questo è solo l’inizio: ora inizia una lunga opera di convincimento nelle scuole e tra la cittadinanza.

    Avanti!

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