Iraq, 2 anni dopo

Questo volantino è stato distribuito davanti a tutte le scuole e in università nella settimana precedente la giornata mondiale contro la guerra del 19 marzo 2005, giornata che ci ha visti in forze in corteo a Roma.


Iraq, 2 anni dopo


Il 19 marzo 2003 è iniziato il bombardamento e poi l’invasione dell’Iraq. Molti di noi si ricordano quella notte; mentre la televisione mostrava le immagini terrificanti dei razzi nordamericani che solcavano il cielo di Baghdad, compagni di tutte le organizzazioni della sinistra pavese si sono ritrovati per tappezzare la città di manifesti contro la brutale aggressione imperialista al popolo iracheno. La mattina successiva da tutte le scuole e da tutte la facoltà universitarie cortei improvvisati di giovani si sono mossi verso piazza Vittoria per costituire una delle più grandi e rabbiose manifestazioni degli ultimi anni a Pavia. Alla fine del corteo è iniziata l’occupazione dell’Aula Magna Sotterranea dell’Università, lotta in cui come Giovani Comunisti abbiamo giocato un ruolo importante, e sono state decise le autogestioni di diverse scuole.
Cosa dicevamo allora?

  • che la guerra avrebbe fatto migliaia e migliaia di morti;
  • che non si sarebbe trovata nessuna arma di distruzione di massa;
  • che il popolo iracheno avrebbe opposto un’accanita resistenza alla dominazione straniera;
  • che il rovesciamento della dittatura di Saddam Hussein avrebbe fatto posto ad un governo-fantoccio, controllato dai colonialisti, ancora più infame e sanguinario, che avrebbe governato nei soli interessi delle multinazionali dei Paesi occupanti;
  • che il mondo non sarebbe certo diventato un posto più sicuro e stabile, senza più terrorismo e guerre e con un prezzo del petrolio tenuto sotto controllo (all’epoca ci promettevano anche questo!).

Chi aveva ragione? noi o loro?


Dalla parte della verità
contro la guerra delle menzogne

“Gli spari su una macchina in corsa a un checkpoint militare in una zona di guerra sono una tragedia accidentale; pagare un riscatto, invece, fa parte di una politica di deliberato aiuto al terrorismo”

–Wall Street Journal, 9 marzo 2005

“Non ho fiducia nelle inchieste perché sappiamo in molti casi come siano finite”

–Giuliana Sgrena, 11 marzo 2005

Gli USA non vogliono che si paghino riscatti per salvare le vite dei rapiti in Iraq. Per gli USA il problema dei rapimenti di giornalisti si risolve facilmente: basta che non ci siano giornalisti in Iraq se non quelli al seguito delle truppe d’occupazione (embedded). Così si ottiene anche il risultato di non avere testimoni degli orrori bellici, per esempio la distruzione della città di Falluja.
Forse è per questo che hanno sparato sull’auto su cui viaggiava Giuliana Sgrena uccidendo l’agente italiano Nicola Calipari? era un segnale minaccioso lanciato all’alleato italiano perché sia ancora più obbediente?
Forse semplicemente il comando USA si è “dimenticato” di informare i soldati del checkpoint o forse Calipari sapeva di non poter contare sulla collaborazione statunitense nella liberazione di un ostaggio (comunista, tra l’altro).
Forse i soldati che occupano l’Iraq sono solo abituati a sparare a tutto ciò che si muove (le “regole di ingaggio” USA sono segrete ma tutti concordano nel dire che sono estremamente brutali).
In tutti questi casi, la responsabilità di quanto è avvenuto è delle alte sfere statunitensi e di chi ha voluto questa guerra.
In tutti questi casi, non è la “commissione d’inchiesta” USA-Italia che ci dirà la verità. Ricordiamoci le menzogne che ci raccontano dall’inizio di questa guerra!


19 marzo 2005: manifestazione mondiale per il ritiro delle truppe dall’Iraq!

.: basta bugie! resistere all’occupazione è giusto! no al terrorismo (anche quello USA)! :.


Il 19 marzo ci saranno manifestazioni in tutto il mondo. In Italia sarà a Roma nel pomeriggio. Noi GC di Pavia stiamo organizzandoci per andare, contattaci al più presto al 328 3657696 se vuoi venire con noi!

GIOVANI COMUNISTE/I

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