La guerra anche in Europa

Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo di Londra colpito dal terrorismo reazionario. NO alla guerra, né in Iraq, né in Europa, né altrove. NO alle misure d’emergenza antidemocratiche che portano la legge marziale anche a casa nostra.

Il massacro del 7 luglio a Londra porta il chiaro segno dell’ultrareazionario fondamentalismo islamico di marca Al Qaeda. Ancora una volta, la follia del terrorismo miete le sue vittime in gran parte tra lavoratori che si recano in ufficio, proprio come il massacro di operai dell’11 marzo 2004 a Madrid. Sarebbe interessante poter fare un’indagine su quanti, tra le centinaia di persone uccise, mutilate, sfregiate, in vario modo ferite e schockate dagli attentati del 7 luglio, considerino sbagliata la presenza britannica in Iraq; scopriremmo che erano la maggior parte, in particolare visto che la città colpita è Londra, la stessa città che ha rieletto sindaco Ken Livingstone, dissidente di sinistra del partito laburista e oppositore dell’aggressione britannico-nordamericana all’Iraq. Questo è un esempio in più, se ce ne fosse bisogno, della delittuosa stupidità dei terroristi – o meglio, dell’ipocrisia senza scrupoli dei loro burattinai come il miliardario saudita Bin Laden.
Questo attentato riporta ancora una volta la guerra, che l’imperialismo sparge senza pietà sul mondo ex-coloniale, nel cuore delle metropoli occidentali. Come quelle guerre che gli forniscono una irragionevole giustificazione, il terrorismo colpisce non certo i potenti ma fondamentalmente la gente comune. Perché dobbiamo, anche noi italiani, vedere le nostre vite messe a repentaglio per un conflitto di interessi che non è il nostro? chi sono gli irresponsabili assassini che ci trascinano nel baratro e non hanno neanche il coraggio di riconoscere che la loro avventura militare sta fallendo ogni giorno più palesemente? Sappiamo che il terrorismo reazionario si è scatenato e si scatenerà ancora contro le giuste cause che perseguiamo; non siamo dei codardi e non lo sono i lavoratori britannici o italiani: non sono mai state le bombe fasciste sui treni a fermarci, né gli attentati contro i dirigenti della sinistra o contro le manifestazioni dei lavoratori. Non siamo però disposti a saltare per aria, mentre andiamo a lavoro in metropolitana, per una causa che non è la nostra. La vostra guerra, i nostri morti: lo dicevano i cortei nello Stato spagnolo dopo gli attentati di Atocha, lo ripetiamo ancora una volta oggi.
Gli attentati stanno già avendo i loro nefasti effetti “del giorno dopo”. In Gran Bretagna è partita l’ennesima caccia al pakistano da parte di frange impazzite di sottoproletariato imbesuito dal veleno razzista, moschee vengono attaccate e arabi e mediorientali insultati per strada. In Italia si coglie l’occasione per qualche espulsione fuori programma di immigrati clandestini che non hanno niente a che vedere col terrorismo. Come questa orgia di reazione possa essere servita alla causa degli arabi o “dei musulmani”, è un mistero; non a caso dalle comunità immigrate in Gran Bretagna vengono dure parole di condanna dei sanguinosi attentati.
In Italia il governo coglie la palla al balzo per proporre ulteriori limitazioni ai diritti civili – come se fosse necessario nel Paese che tra pochi giorni ricorda il quarto anniversario della mattanza poliziesca di Genova durante il G8. Si propone, per i sospetti terroristi (cioè chiunque la polizia vorrà considerare tale), di poter prolungare il fermo a 24 ore e di poter fare interrogatori senza la presenza dell’avvocato difensore; in buona sostanza, si chiede di poter torturare a piacimento per una giornata, perlomeno psicologicamente. I primi ad essere colpiti da queste restrizioni dei diritti democratici saranno naturalmente ancora una volta gli immigrati, compresi quelli regolari. I secondi saremo noi: noi movimenti di lotta, noi militanti sindacali, noi attivisti politici, noi centri sociali, noi studenti in lotta ecc. Abbiamo già visto in passato quanto è facile accusare chi lotta di essere un terrorista, da oggi siamo tutti, ancora di più, sospetti terroristi.
C’è però anche l’altro lato della medaglia. In passato (pensiamo alla guerra contro la Jugoslavia del governo D’Alema), il tentativo della classe dominante quando faceva la guerra era quello di fare la guerra silenziosamente, senza chiamarla guerra, puntando tutto sull’indifferenza dell’opinione pubblica. Oggi questo non è più possibile: la guerra è anche in Europa. Il governo che chiede leggi speciali non può dire però che tutto è tranquillo. Siccome poi all’ipocrisia non c’è fine, lo stesso governo che dice che in Iraq l’Italia non è proprio in guerra e quindi si è rifiutato di far votare al parlamento la dichiarazione dello stato di guerra, quello stesso governo ha al suo interno un certo Calderoli (un bruto con la bava alla bocca che ancora ci stupiamo di vedere parlare in televisione) che propone di dichiarare… lo stato di guerra, non certo contro l’Iraq (lì andiamo a portare le caramelle ai bambini) bensì contro… i terroristi in casa nostra, che probabilmente nella sua miniaturizzata scatola cranica sono tutti gli immigrati, i comunisti e magari anche qualche “terrone”.
Naturalmente tutti fingono di non rendersi conto che nessuna misura di polizia potrà mai permettere di garantire la sicurezza completa sull’intero territorio nazionale. La verità è che lo scopo di queste misure è più che altro di carattere propagandistico.
Al di là del folklore di cattivo gusto, che non manca mai nell’era berlusconiana ormai al tramonto, la consapevolezza di essere stati trascinati dagli interessi di un pugno di monopolisti in un incubo di violenza insensata scuoterà sempre di più le coscienze, a partire da quelle dei lavoratori e dei giovani, alimentando un’opposizione di massa alla guerra che non potrà che prevalere – la nostra grande speranza contro l’ideologia della crociata, contro il pessimismo cupo della guerra di civiltà propagandato dai mezzi di comunicazione di massa.

One Response to “La guerra anche in Europa”

  1. Colpire i lavoratori di Londra che vanno a lavoro in metropolitana dicendo che lo si fa per l’Islam mi sembra senza dubbio una forma di terrorismo reazionario, cioè di destra.
    D’altronde:
    – Le modalità sono le stesse della bomba fascista a Bologna e di altri analoghi attentati di estrema destra nel nostro Paese.
    – L’idea di unificare arabi e altri musulmani sotto le bandiere di un’ideologia religiosa e fanatica è un’idea che un tempo era sostenuta da fascisti e nazisti (Mussolini ebbe l’onoreficenza della “spada dell’Islam” da parte dei fanatici islamisti).
    – Massacrare indiscriminatamente i civili londinesi è sempre stato un sogno del fascismo e del nazismo, che fu messo in pratica coi bombardamenti aerei tedeschi. Il regime di Mussolini produsse un manifesto durante la guerra che rappresentava Londra in fiamme con un pollice verso in primo piano.

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