La Provincia Pavese sui fatti del 12 maggio

Riportiamo integralmente i due articoli di Fabrizio Merli apparsi oggi su La Provincia Pavese, che ribadiscono appieno la nostra analisi a caldo degli eventi, e invitiamo tutti i compagni ad acquistare il numero odierno del giornale.

LE REAZIONI

I “guerrieri” della celere e la perplessità dei pavesi

PAVIA. “Eh la miseria, ma chi è: Re Artù?”. La signora sta camminando per corso Cavour e il commento le sfugge alla vista di un celerino con casco d’ordinanza e scudo in plexiglas. Pavia si scopre incredula di fronte ad uno schieramento di forze che non ha, almeno nel recente passato, molti precedenti. La questura ha disegnato un quadrilatero di vie intorno al Tribunale per isolare i naziskin ed evitare ogni contatto con la parte politica avversa. Qualcuno lo ha paragonato alla famigerata “zona rossa” di Genova. In piazza della Vittoria si fa volantinaggio. Un manifestino del Comitato Unitario Antifascista spiega che la manifestazione dei naziskin è un precedente gravissimo per Pavia, “come abbiamo anche avuto modo di far sapere alla questura, l’istituzione preposta alla sicurezza dei cittadini. Dalle risposte ricevuto si è inteso però che le nostre preoccupazioni non sono state recepite”. Tra chi manifesta per la democrazia e contro gli estremismi ci sono i piercing dei centri sociali e i capelli bianchi di Angelo Lepore, storica bandiera pavese dei Repubblicani. C’è anche Angelo Zorzoli, a nome della giunta. Qualcuno dice che si sarebbe aspettato la presenza del sindaco. Albergati, però, c’è e lo dimostra chiamando il questore e ottenendo uno spiraglio tra i celerini per consentire a un gurppo di manifestanti di accompagnare la parte offesa. Davanti al tribunale ci sono i furgoni della celere, le volanti, il vicequestore Biagio Sivo e il capitano Antonio Massaro che tengono sotto controllo ogni movimento. Dentro il palazzo, i bomber neri con la sigla VFS (Veneto Fronte Skinheads), le teste rasate, gli anfibi e i tatuaggi che si arrampicano lungo il collo e sino al cranio. Si parla con gli avvocati, i toni sono sommessi. Distanti dalle frasi che, nel corso di una perquisizione, furono trovate scritte sulle pareti della stanza di uno degli imputati: “Il combattente è l’espressione della Patria”, “Molti nemici molto onore”, “Onore e combattimento”, “Siamo contro la vita comoda”, “Me ne frego”, “Dux mea lux”, “Mussolini ha sempre ragione”.
Il giudice ha lo sguardo sempre rivolto alla porta, perché nonostante la camera di consiglio c’è sempre qualcuno che si intrufola. Ciò che accade in aula non dovrebbe essere pubblico. Lo diventerà 10 secondi dopo la fine dell’udienza. (f.m.)

ESTREMISTI ALLA SBARRA

Un anno ai naziskin per il raid al Barattolo

di Fabrizio Merli
PAVIA. La prima parte del processo per l’assalto al centro sociale Barattolo si chiude in camera di consiglio. E si chiude con otto naziskin che patteggiano un anno di reclusione, un altro che patteggia tredici mesi, e due che, con il rito abbreviato, vengono condannati a un anno e sei mesi. La seconda parte si terrà il 4 novembre, a pubblico dibattimento, e vedrà imputati quattro degli assalitori. Per il resto la mattinata scorre tranquilla. Il temuto presidio dei naziskin davanti al tribunale è costituito, al netto degli indagati, da tre persone. Decine i poliziotti e i carabinieri.
Giudice dell’udienza preliminare è Fabio Lambertucci, pubblico ministero Luisa Rossi. Dopo poco più di un’ora di camera di consiglio, il risultato è il seguente: Marco Rossella, 30 anni, di Pavia, Luca Oriani, 32 anni, di Pavia, Mauro Santagostino, 22 anni, Zerbolò, Luca Battista, 24 anni, Vigevano, Omar Tonani, 31 anni, Torrazza Coste, Marco Taglietti, 27 anni, Pavia, Paolo Zivoli, 22 anni, San Martino Siccomario e Luigi Scuro, 21 anni, Garlasco patteggiano un anno di reclusione (pena sospesa) per i reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, minacce aggravate ed esplosioni pericolose (nei pressi del Barattolo era stata fatta esplodere una bomba-carta per distrarre l’attenzione dei poliziotti, NdR). Claudio D’Amore, 19 anni, patteggia 13 mesi per gli stessi reati. Gabriele Gandini, 23 anni, di Mortara e Oscar Burrone, 20 anni, di Garlasco, sempre con le stesse imputazioni, ricorrono al rito abbreviato riportando una condanna a un anno e sei mesi di reclusione, sempre con il beneficio della sospensione condizionale. Per Rossella, Oriani, Santagostino e Battista il giudice dispone il rinvio a giudizio per l’udienza del prossimo 4 novembre relativamente alle accuse di danneggiamento e violenza privata aggravate. Imputazioni che si riferiscono all’assalto portato alla Ford di Mauro Vanetti, coordinatore locale dei giovani comunisti, alla rottura dei cristalli e al tentativo di trascinare fuori la ragazza che era in auto con Vanetti. Per chi ha patteggiato, la vicenda si chiude qui. Per chi ha fatto ricorso all’abbreviato c’è la possibilità del ricorso in appello. Una strada che è stata preannunciata dagli avvocati Pietro Trivi e Stefano Bruni, difensori di Oscar Burrone: “Anche perché – spiega Trivi – lo stesso pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per mancanza di prove in relazione all’episodio della bomba carta. Ma le prove su questo fatto sono le stesse che sorreggono le altre accuse”. L’aspetto giuridico della vicenda si chiude qui. Ma l’udienza preliminare di ieri mattina era attesa con ansia anche per tutto quanto l’aveva preceduta sul versante politico. I naziskin che, bruciando sul tempo la sinistra, avevano chiesto e ottenuto di manifestare davanti al tribunale. Il Comitato Unitario Antifascista che, appoggiato da tutte le forze del centrosinistra, aveva chiesto in extremis al questore di ritirare l’autorizzazione. In effetti ieri mattina lo schieramento di forze era notevole, dalla celere in assetto antisommossa ai carabinieri. Tutte le vie del centro storico erano presidiate. Ma alle 9:30, davanti al tribunale, c’erano gli undici imputati e tre loro conoscenti. Quando è iniziata l’udienza, dunque, la manifestazione dei naziskin aveva numeri piuttosto irrisori. In piazza della Vittoria si è tenuta la manifestazione della sinistra. E il sindaco Andrea Albergati ha dovuto telefonare al questore, Gianni Calesini, per chiedere che un gruppo di manifestanti fosse autorizzato a “scortare” Mauro Vanetti, cioé la parte offesa, in udienza.

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