La sola ragion di Stato è la verità, dice Monti

Tre bombe hanno ucciso Sabato 18 Maggio davanti ad un Istituto professionale di Brindisi una ragazza di 16 anni e ne hanno ferite altre sette. Nonostante siano già passati alcuni giorni è ancora presto per affermare con certezza di chi sono le responsabilità della strage. Ciò che è certo è che non aspetteremo le sentenze della Cassazione per esprimere la nostra indignazione e per dire che la Storia di questo nostro Paese la conosciamo fin troppo bene. Il giudice Caponnetto diceva che “la mafia ha più paura della scuola che della giustizia”. In piazza Guicciardi il 25 Aprile sono risonate parole simili, quando è stato detto che l’unica minaccia che il mondo riconosce è quella dell’intelligenza!

 

Le tante stragi impunite ci raccontano la storia del dolore degli innocenti, gli intrecci mortiferi tra apparati dello Stato, poteri forti, criminalità organizzata.

Chi ha messo quelle bombe voleva uccidere. Ha ucciso Melissa ma voleva uccidere tutti noi. La cultura, il conflitto, l’alternativa di un mondo più giusto.

Noi non vogliamo che lo sdegno e il cordoglio, che tutti provano in momenti come questi, rimangano muti testimoni della storia. Quella stessa storia che ci insegna che i poteri forti e i prepotenti possono approfittare di momenti come questi e addirittura, in alcuni casi, arrivano a crearli ad arte, come fu nel caso della Strage di piazza Fontana del 12 Dicembre del 1969. Allora si trattò di una strage di Stato: un pezzo di esso, sceso a compromessi con l’eversione fascista, progettò l’attentato e cospirò affinchè la colpa ricadesse su anarchici innocenti. Il suo fine era creare terrore fra la popolazione per porre le condizioni per la sospensione dei diritti costituzionali e favorire, così, un colpo di stato di stampo fascista.

O come fu all’inizio degli anni ’90, quando la mafia approfittò della debolezza politica dello Stato (allora come oggi il governo era presieduto da tecnici) per colpire il popolo italiano e ottenere l’apertura di una trattativa. Cosa accadde, chi e come governò nei successivi 20 anni è quasi storia di oggi.

 

Nessuno di noi può sapere chi siano i mandanti e gli obiettivi della strage di Brindisi: se la mafia in senso stretto o la mafia in senso lato, compresa quella cupola nera che dal secondo dopoguerra governa le nostre istituzioni, oppure ancora l’eversione fascista collettiva o alla Breivik o qualche squilibrato isolato. Ciò che è certo è il periodo storico che stiamo vivendo, caratterizzato dall’inasprirsi delle politiche di austerity imposte ai popoli dalla BCE, dall’FMI e dalla Commissione Europea. In Europa, come nel nostro Paese, le recenti elezioni hanno evidenziato un arretramento dei partiti espressione dei poteri forti (PD, PDL e Terzo Polo in Italia, PASOK e NEA DIMOKRATIA in Grecia, il Partito Socialista e i neo Gaullisti in Francia), qua con l’ingrossarsi di movimenti civici che a volte sconfinano nel populismo e nel qualunquismo (i Grillini), là con l’avanzata delle sinistre anticapitaliste e a favore dei Beni Comuni. I poteri forti hanno già tentato di reagire, sia in Grecia, sia in Italia: i movimenti di protesta vengono repressi nel sangue fin da quest’autunno e passando per la Val di Susa; improvvisamente vengono resuscitate dagli inquirenti fantomatiche sigle anarchiche e terroristiche; i volantini minatori, gli attentati e le bombe carta si susseguono; il ministro dell’interno può, così, annunciare che “l’esercito è pronto” e che “occorre grande fermezza e determinazione, ma lo Stato c’è e andrà fino in fondo”; il capo dello Stato dice che a Brindisi si tratta di un “attacco eversivo contro la coesione sociale”; colui che era il capo della polizia nel 2001, condannato in secondo grado per induzione alla falsa testimonianza relativamente ai fatti del G8 di Genova, è promosso sottosegretario alla presidenza del consiglio e dopo due giorni esplode una bomba a Brindisi, a Rapallo esplodono macchine della polizia e davanti a un seggio elettorale una bomba carta viene fatta esplodere. E poi ancora frasi delle istituzioni che mettono in guardia la popolazione per un ipotetico, ma imminente, periodo di stragi, creando terrore e predisposizione ad accettare leggi repressive.

 

In un momento di conflitti sociali e in cui lo Stato è forte con i deboli (il popolo) e debole con i forti (la troika e gli speculatori finanziari), chi vuole mantenere il controllo sulla popolazione, tenta di sfruttare ogni possibilità per inasprire la repressione e incanalare i consensi. Dopo l’orrenda strage di Brindisi, oltre alle parole repressive delle autorità, avrete sicuramente sentito in abbondanza l’epressione “unità nazionale”, in contrapposizione ai conflitti sociali. È questo un modo per sfruttare un fatto tragico, come una strage in cui rimane uccisa una ragazza, per soffocare le tensioni e i disagi, i quali sono creati nella popolazione dagli stessi amministratori dello Stato con le loro politiche di austerità.

Ma casi ancora più semplici e lampanti testimoniano come i poteri forti siano disposti a sfruttare biecamente questi avvenimenti per inasprire i controlli. Sono molte le amministrazioni comunali che, sulla scia mediatica di quanto accaduto sabato, hanno deciso l’acquisto di telecamere da installare davanti alle scuole: quanti di noi sarebbero stati d’accordo senza il coinvolgimento emotivo per quanto successo?

 

Noi reagiremo, resisteremo, moltiplicheremo la nostra lotta dentro ogni scuola, ogni istituto, dove sta la nostra gente. Con infinita rabbia, ma senza paura, con lucidità e determinazione.

Marcello Simonetta,
Giovani Comunisti Pavia

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