La valle non si arresta

Il movimento No Tav è un movimento che inizia a far paura e non per una caratteristica criminale e violenta con cui vogliono etichettarlo a tutti i costi. Fa paura perché di fatto ad oggi i lavori ancora non sono iniziati e i cantieri ancora sono fermi. Questo impaurisce e terrorizza uno stato che sente di non avere più il pieno controllo della situazione. I poteri forti si sono spaventati di fronte ad una solidarietà sociale così imponente e hanno ripreso a fare le uniche cose di cui sono capaci: criminalizzazione e repressione.

Quel che accade in Val Susa è resistenza vera e propria e il corteo di sabato 25 febbraio era un chiaro segnale di lotta. Il movimento No Tav ha dimostrato in più occasioni di avere un potere politico e di massa, un movimento che coinvolge diverse generazioni e che abbraccia l’Italia intera:da Nord a Sud, da Est ad Ovest.

E’ quello che ho visto sabato a Bussoleno: migliaia di persone arrivate da diverse città per rispondere ad una situazione di crisi che ci sta coinvolgendo tutti. Tanti e significativi i riferimenti e i richiami alla situazione greca e alle politiche di austerity. Questo a dimostrazione del fatto che siamo di fronte ad un movimento di opposizione ad un governo che sta portando l’Italia al precipizio.

Sabato in Val Susa è arrivata anticipatamente la primavera. La vette innevate facevano da sfondo ad una Valle splendida come non mai. Un incantevole paesaggio che ha accolto questo immenso popolo no tav. Tanti, tantissimi, si parla di 75 mila persone, un’intera comunità accompagnata dai suoi sindaci, dalle famiglie con i loro bambini con cartelli e maschere di carnevale.

Una giornata pacifica, colorata e coinvolgente che ha visto un epilogo poco piacevole per alcuni dei compagni che rientrando a casa dopo la manifestazione a Torino Porta Nuova hanno trovato ad attenderli una trappola a tutti gli effetti.

La celere si è recata alla stazione di Torino in assetto antisommossa e ha aspettato l’arrivo dei no tav milanesi. Dopo un’iniziale provocazione da parte della polizia, che sarebbe stata mediata dai militanti, sono seguite due cariche gratuite e violente.

Non si può ignorare il significato politico di questi attacchi ingiustificati da parte di uno stato di polizia che troppe volte ha violato diritti e attuato abusi di potere gravissimi. Per questo non possiamo ignorare che Spartaco Mortola, colui che ha guidato le cariche alla stazione di Torino, è anche il responsabile del massacro alla Diaz del G8 di Genova. Non possiamo nemmeno non tener conto, a mio avviso, che l’attacco di sabato sera ha un significato intimidatorio nei confronti di tutta la gente che sente il dovere morale e politico di prendere parte a queste lotte. Tutto ciò assume un carattere surreale e inaccettabile, non è tollerabile che uno stato attui repressione e violenza contro il popolo per prendere le parti di speculatori e banchieri.

Siamo tutti coinvolti. Questa “grande opera” quale è la TAV costerà ulteriori sacrifici per le persone che lavorano, consapevoli e d’accordo che le risorse pubbliche non vanno sprecate in opere inutili e che la Val Susa rappresenta un bene comune. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo si potrebbero utilizzare questi soldi per pagare il debito invece che andare a toccare le pensioni e gli stipendi già da fame.

Ignorare quello che è successo sabato in Val Susa è da ipocriti. Ignorare quanti hanno detto a gran voce No a quest’opera inutile è da dittatori.

“Dov’è la democrazia?” – diceva uno dei tanti cartelli che sfilavano sabato in corteo.

Dov’è la democrazia quando la polizia perde la testa e senza nessuna ragione aggredisce i manifestanti che arrivano in stazione Porta Nuova?

Dov’è la democrazia se la diretta conseguenza al corteo pacifico di sabato è l’operazione di sgombero di questa mattina della Baita Clarea per mano delle forze dell’ordine?

Dov’è la democrazia quando Luca Abbà, attivista NO TAV, inseguito dalle forze dell’ordine si arrampica su un traliccio per opporsi allo sgombero e cade fulminato dall’alto?

L’obiettivo è chiaro: si sta cercando di alzare il livello dello scontro.

Le cariche di sabato sera, le provocazioni di questi giorni, il tentativo dell’espropriazione di case e terreni alla popolazione della Val Susa invitano tutti noi a non abbassare la guardia ma ad intervenire attivamente come comunisti e come cittadini in difesa di una democrazia che non accetta tali soprusi e tali azioni da parte di uno Stato che vuole a tutti i costi mettere a tacere ogni forma di protesta perchè ne ha paura.

Il governo deve bloccare immediatamente le procedure di esproprio e deve far rientrare le forze dell’ordine nelle caserme. Solo quando accadrà questo ci fermeremo. Intanto la nostra voce continuerà a farsi sentire perché il popolo non si ferma e sebbene represso non ha paura ma resta unito da Atene alla Val Susa.

 

Manuela Cibellis

Giovani Comunisti – Pavia

 

 

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