Lady Abelli agli arresti per riciclaggio di denaro

Questo articolo è stato scritto prima della scarcerazione di lady Abelli in seguito al suo patteggiamento, patteggiamento che d’altronde può essere letto come la conferma delle accuse.

Raggiunta da un’ordinanza di arresto con l’accusa di riciclaggio, Rosanna Gariboldi (PdL), si è dimessa il 20 ottobre dalla carica di Assessore all’Organizzazione Interna e alle Relazioni Esterne della Provincia di Pavia. Suo marito, il deputato Giancarlo Abelli, detto “il Faraone”, è stato vicecoordinatore nazionale del partito di Berlusconi e figura di prim’ordine nella geografia del potere di destra in Lombardia e in Italia. Ripercorriamo le tappe di questo gigantesco scandalo politico-giudiziario.

Business is business

Il 18 marzo 2009 il PC dell’avvocato svizzero Fabrizio Pessina viene sequestrato all’aeroporto di Malpensa dalla Guardia di Finanza. Al suo interno, viene trova ta una lista di 576 evasori fiscali che si servivano di Pessina e dei suoi complici per nascondere centinaia di milioni di euro all’estero. Ecco il trucco in 4 passaggi: (1) Pessina costituisce delle società fittizie aventi sede in qualche paradiso fiscale; (2) le aziende italiane coinvolte nella truffa al Fisco pagano un sacco di soldi alle società fittizie per servizi inesistenti; (3) Pessina e i suoi complici si tengono il 10% del denaro e rimandano in Italia il 90% restante, usando doppi fondi di valigie o sistemi simili; (4) gli imprenditori imbroglioni evitano di pagare le tasse su milioni di euro di profitti e inoltre hanno la possibilità di avere in mano dei soldi che “non ci risultano” e che possono essere usati per scopi illeciti, come pagare tangenti. E qui arriviamo ai politici.

Tra gli imprenditori che si avvalevano dei favori di Pessina & co. c’è Giuseppe Grossi, “il re delle bonifiche”, padrone della Green Holding, principale gruppo italiano che si occupa di smaltimento rifiuti, risanamento di aree dismesse ecc. Grossi è di Comunione e Liberazione e come è noto essere ciellini apre molte porte nella Lombardia di Formigoni. Grossi ha comprato la società SADI di Torino, per sua stessa ammissione controllata dalla ‘ndrangheta. Grossi ha una collezione di veicoli di lusso e un jet privato, che ogni tanto vengono prestati o noleggiati al suo “amico” Abelli. A questo bel personaggio, che a quanto pare ha molti soldi e molti amici potenti (coincidenza?), è stato assegnato il compito di bonificare l’area Milano Santa Giulia (ex Rogoredo Montecity) di proprietà dell’immobiliarista Luigi Zunino (lo stesso dell’area ex SNIA di Pavia). Secondo gli inquirenti, come in altri casi simili i costi della bonifica S. Giulia sono stati gonfiati.

Gli affari di lady Abelli con Grossi

Grazie ai conti all’estero, Grossi ha potuto creare dei fondi neri che probabilmente sono serviti anche per “oliare” a dovere i politici affinché chiudessero un occhio sul fatto che stavano lievitando i costi della bonifica per la collettività. Il nome della signora Abelli salta fuori dall’inchiesta su S. Giulia. Dalle indagini emerge infatti che nel luglio 2007 un conto svizzero gestito da uno scagnozzo di Grossi avrebbe ricevuto mezzo milione di euro provenienti dal conto cifrato Associati 17964 della banca J. Safra di Montecarlo. Questo conto occulto appartiene a Rosanna Gariboldi, ma anche Giancarlo Abelli aveva la firma. Nel marzo 2008 Grossi restituisce 332mila € sul conto della Gariboldi; a ottobre ne manda altri 300mila. Quindi: lady Abelli dà 500mila € a Grossi nel 2007, che le tornano indietro nel 2008 con 132mila € di profitto. Secondo le statistiche ufficiali, il cittadino pavese medio ha bisogno di 5 anni di lavoro per ottenere lo stesso reddito lordo – e a differenza di lady Abelli, che ha guadagnato gli stessi soldi in 15 mesi senza muovere un dito, ci paga sopra le tasse. Estenendo i controlli su tutto il periodo 2001-2008, trai conti della moglie del Faraone e quello del re delle bonifiche sono stati scambiati 2.300.000 €, con un guadagno di 1.200.000 € per la signora.

Come minimo, siamo dunque di fronte ad una frode fiscale, come la stessa Gariboldi ha ammesso ad agosto, minimizzando le accuse che cominciavano a circolare. Aver rubato centinaia di migliaia di euro alla collettività, preferendo che questo denaro venisse usato per acquistare beni di lusso per se stessi invece che servizi pubblici per la cittadinanza, dovrebbe già essere considerato come un atto molto grave compiuto da un amministratore pubblico, ma questo discorso chiaramente non vale in una società basata sul profitto individuale come quella in cui viviamo. In fondo questi politici rappresentano fedelmente la classe sociale che ha il potere, anzi, sono integrati in prima persona nell’élite capitalista.

Lady Abelli ha cercato di giustificarsi dicendo che si trattava di soldi prestati ad «un amico» per «un affare» di cui non sapeva nulla, «restituiti 18 mesi dopo, con un interesse del 10-12%» (qualcuno presti un calendario ed una calcolatrice a questa donna!). Tutto il PdL pavese e nazionale, a partire dal presidente della Provincia Vittorio Poma per arrivare – pare – allo stesso Silvio Berlusconi, ha immediatamente espresso solidarietà alla Gariboldi, una solidarietà politica e morale (o una complicità, secondo i punti di vista) che non si è rotta nemmeno di fronte alla messa in stato d’arresto di Rosanna Gariboldi il 20 ottobre. Sulla base di questo, Rifondazione Comunista ha chiesto in consiglio provinciale le dimissioni immediate di Poma (il PD invece è stato «più morbido», ci segnala la Provincia Pavese del 19 novembre). La Lega Nord ha sollevato un sopracciglio biascicando mezza frase di protesta ma poi è subito rientrata nei ranghi, ora si limita a sperare di fare le scarpe a Formigoni alle prossime elezioni regionali per candidare al suo posto qualcuno dei suoi.

Lady Abelli resta in carcere

Come avvocato difensore, l’ormai ex assessore ha scelto Pietro Trivi, esponente del PdL pavese e assessore al Comune di Pavia. La linea difensiva è la solita: la Gariboldi non sapeva nulla, è vittima di un complotto giudiziario che ha motivazioni politiche, i costosi regali e favori ricevuti da Grossi (orologi di lusso, una Porsche, l’uso del jet privato…) erano cortesie tra amici sinceri. Inoltre, dice Trivi con grande faccia tosta, la Gariboldi non può reiterare il reato perché il conto monegasco è stato estinto; se Trivi difendesse un omicida agli arresti cautelari, direbbe che non rischia di reiterare il reato perché tanto la vittima è morta!

L’istanza di scarcerazione è stata fortunatamente respinta dal tribunale del riesame. Non si tratta infatti di un episodio isolato, ma è un vero sistema che intreccia politica ed affari quello che sta emergendo in queste settimane dalle indagini e lady Abelli potrebbe finire per trovarsi al centro della matassa. A quanto pare, la signora non è legata a spericolate operazioni speculative solo attraverso i suoi scambi di gentilezze con Grossi , ma era anche impegnata in prima persona sul mercato immobiliare attraverso la formazione di diverse società (dai nomi esotici come Pellicano o Perla) insieme ad altri politici del centrodestra. Facevano affari di questo tipo con la moglie di Abelli Massimo Ponzoni, assessore regionale all’Ambiente, Massimo Buscemi, assessore alle Reti e ai Servizi, Giorgio Pozzi, ex assessore e numero due del PdL comasco. Su tutto il network aleggia la presenza della Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione: sarebbero una decina i ciellini indagati nell’inchiesta.

Questione morale o questione sociale?

Così, mentre migliaia di famiglie nel pavese affrontano le difficoltà della crisi economica, gli esponenti locali di quella cupola politico-affaristica che è responsabile su scala mondiale della crisi stessa si ingrassano i portafogli a nostre spese e addirittura pretendono di rappresentarci politicamente nelle “istituzioni democratiche”. Non si tratta solo di onesta contro disonestà, ma di contrapposti interessi economici e di classe. Senza dubbio, Faraone e consorte riusciranno a farla franca, così come gli altri potenti le cui vergogne sono state messe a nudo per qualche mese. Lo scandalo sarà insabbiato e questa società assolverà ancora una volta sé stessa e i suoi padroni. Sta ai lavoratori e a chi vuole stare dalla loro parte, sta alla gente comune che in tutta la sua vita non viaggerà mai su un jet privato, sta agli sfruttati truffati che pagano sempre di tasca loro i banchetti sontuosi degli sfruttatori truffatori, condannarli senza appello e spazzarli via.

Mauro Vanetti

(tratto dal numero 2 di Bonarda)

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