Le carogne fasciste dicono la loro e organizzano “la calata dei barbari”

Riportiamo qui di seguito un articolo apparso su La Provincia Pavese di domenica 11 maggio; si tratta di una conferenza stampa, tenuta congiuntamente da Forza Nuova e dal Veneto Fronte Skinheads (a conferma del fatto che si tratta di sigle intercambiambili per quanto riguarda Pavia) a Pavia presso il bar 328 di via Breventano (che è diventato un altro dei covi fascisti nella nostra città).
Oltre ad annunciare una manifestazione fascista per sabato prossimo 17 maggio in Piazza della Vittoria (dichiariamo sin d’ora che questa schifosa e minacciosa “calata dei barbari” non si deve tenere), nella conferenza stampa i picchiatori fascisti danno la loro versioni dei fatti del 28 marzo scorso, mistificando completamente l’avvenuto:
1. Sostengono che le autorità usano “due pesi e due misure”: è verissimo, ma nel senso opposto a quanto da loro indicato; infatti chi se non loro a Pavia si può permettere di mandare all’ospedale dei poliziotti senza nemmeno essere arrestato? nei confronti dei fascisti a Pavia c’è stato negli ultimi anni un clima di impunità e di tolleranza scandaloso (avvallato dalla complicità di individui ambigui come Gian Marco Centinaio, segretario cittadino della Lega Nord) che solo di recente grazie alla mobilitazione antifascista si è rotto.
2. Sostengono che Saverio Ferrari, in quanto avrebbe partecipato alla “schedatura” di neofascisti negli anni ’70, non ha diritto di parola. Innanzi tutto sono fatti di trent’anni fa e ricordiamo che il compagno Ferrari è stato prosciolto da ogni accusa a lui rivolta in tutti questi anni. Marco Rossella, capetto fascista di PaviaAd ogni modo non vediamo niente di grave nel raccogliere informazioni sulle attività terroristiche e squadristiche dei fascisti; per esempio crediamo sia utile a tutti tenere d’occhio la persona qui rappresentata in fotografia: Marco “Rise” Rossella, capopicchiatore fascista di Pavia, responsabile diretto ed indiretto di gran parte delle aggressioni e delle violenze fasciste degli ultimi anni, secondo molti mandante dell’attentato incendiario al Barattolo di due anni fa. È sbagliato raccogliere informazioni sui movimenti e le attività di questo terrorista? Saverio Ferrari, che invece non è un terrorista bensì un membro del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, ha parlato e parlerà quanto gli pare, in privato e in pubblico.
3. Sostengono che gli esplosivi fatti saltare a qualche metro di distanza dall’ingresso del Barattolo avevano solo la funzione di “farsi sentire”. Strano allora che essi stessi avessero fornito pubblicamente in centinaia di copie una versione diversa non molto tempo fa: una settimana dopo l’aggressione al centro sociale, infatti, i fascisti distribuivano volantini in Strada Nuova in cui scrivevano, come anche noi abbiamo sostenuto, che gli esplosivi servivano a distrarre l’attenzione della polizia per poter penetrare nel centro e interrompere l’assemblea. Perché serviva distrarre la polizia? cosa volevano fare una volta entrati nel centro sociale? Per fortuna una volta tanto i pifferi di montagna, venuti per suonare… sono stati suonati – e se ne sono tornati fuori dal cancello con la coda fra le gambe.
4. Sostengono di essersi recati al centro sociale con intenzioni pacifiche; questa tesi, oltre a confliggere con tutti i loro comportamenti precedenti, sempre connotati da una forte violenza e aggressività, si accordano molto male con quanto avvenuto quella stessa sera: 4 poliziotti e una ragazza di vent’anni mandati all’ospedale, un auto presa a calci coi vetri sfondati eccetera. D’altronde Marco Rossella è campione provinciale di pugilato e non ha certo bisogno di essere armato per essere pericoloso (a proposito: una bella espulsione dalla Federazione Boxe non sarebbe opportuna per un individuo che usa in questo modo le sue “capacità sportive”?).
5. Sostengono che il coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti avesse tentato di investirli in automobile. Questa è una calunnia molto grave, che può essere facilmente smentita visto che nessuno di loro è stato ferito neanche lievemente dall’automobile (è difficile cercare di investire trenta persone e non riuscire a sfiorarne neanche una), visto che l’auto si era fermata ad alcuni metri da loro prima che iniziasse il loro assalto alla vettura, visto che in questo assalto hanno avuto il tempo di sfondare due finestrini e tentare di estrarre da uno di questi la compagna seduta dietro (provate a mettere le mani dentro i finestrini di un’automobile lanciata a tutta velocità contro di voi). D’altronde tutto ciò è avvenuto agli occhi di numerosi testimoni inclusi i poliziotti che hanno confermato l’assenza di intenti aggressivi da parte del guidatore del veicolo.

Undici di loro sono stati denunciati, per sei sono scattate anche misure restrittive: la replica degli ultrà di destra
Barattolo, adesso parlano gli skin
«Due pesi e due misure, anche noi siamo stati aggrediti quella sera»

PAVIA. «Al Barattolo volevamo solo manifestare il nostro dissenso alla presenza di Saverio Ferrari. Tanto è vero che eravamo “armati” solo di fischietti. Ma loro ci aspettavano brandendo bastoni, catene e sedie». Questa versione dei disordini verificatisi la sera del 28 marzo scorso in via dei Mille è stata resa ieri pomeriggio dall’Associazione culturale Veneto fronte skinheads nel corso di una conferenza stampa al Pub 328 di via Breventano. Oltre a Marco Rossella, portavoce pavese degli skins, c’era anche Marco Carucci, addetto stampa di Forza Nuova in Lombardia. Ieri gli skinhead avrebbero dovuto svolgere anche una manifestazione in Piazza della Vittoria, ma il Questore ha negato il permesso.
Dopo l’adozione di provvedimenti cautelari nei confronti di sei militanti, gli skinheads vogliono replicare. Prima lo fanno con un comunicato stampa: «Nonostante le dichiarazioni rilasciate dal questore Gianni Calesini, il quale afferma che “il discorso politico non ci interessa”, replichiamo che certe azioni repressive, adottate attraverso due pesi e due misure (chi si diletta a distruggere intere città non subisce tanto accanimento), vengono solo e sempre utilizzate per criminalizzare una precisa area politica». Poi, nel corso della conferenza stampa, Marco Rossella aggiunge: «La mattina del 28 marzo sapemmo dalla stampa che Saverio Ferrari sarebbe tornato a parlare a Pavia. Ferrari negli anni ’70 ebbe a che fare con il “covo” di viale Bligny, a Milano, dove venivano schedati i giovani militanti di destra. Un individuo simile non ha il diritto di venire a tenere lezioni di democrazia a Pavia. Così decidemmo di partecipare alla serata per esprimere il nostro dissenso. Portammo con noi solo dei fischietti. Le due bombe carta delle quali si è parlato erano in realtà solo un “raudo” [un grosso petardo ndr] che facemmo esplodere perchè una protesta si deve far sentire. Cercammo di entrare, ma all’interno ci aspettavano armati di bastoni, catene e sedie. Io ero il primo; appena varcai il cancello lo chiusero e mi presi due bastonate in faccia. Reagii e riuscii ad uscire. Richiusero il cancello e ci lanciarono dei sassi. Poi arrivò l’auto e cercò di investire uno dei nostri. Reagimmo prendendola a calci, ma solo perchè aveva cercato di investirci. Non c’è stata alcuna azione militare, se avessimo voluto assaltare il Barattolo non ci saremmo presentati disarmati. E lo eravamo, dal momento che addosso a nessuno di noi la polizia ha rinvenuto delle armi». Nocciolo della questione sembra essere Saverio Ferrari. Marco Carucci lo definisce «un cattivo maestro ancora in circolazione». La manifestazione che avrebbe dovuto tenersi ieri è stata vietata. Gli skin annunciano presidio per sabato 17 maggio, sempre in Piazza Vittoria.

f.m.

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