Le motivazioni della condanna dei 4 neonazisti pavesi

Depositate le motivazioni della sentenza del 10 febbraio scorso: “Vanetti credibile, fu lui l’aggredito” – Tre mesi a Rossella, Oriani, Santagostino e Battista per i danneggiamenti, non è stata riconosciuta l’attenuante della provocazione – Negata la trasmissione degli atti alla procura, chiesta dalla difesa: “Non si ravvisa alcun reato commesso da Vanetti” – Cade per un equivoco l’accusa di violenza privata
Il 10 febbraio scorso i pregiudicati Marco Rossella (portavoce pavese del Veneto Fronte Skinheads), Luca Oriani (Veneto Fronte Skinheads), Mauro Santagostino (Veneto Fronte Skinheads) e Luca Battista (coordinatore provinciale di Forza Nuova) sono stati condannati a 3 mesi di detenzione (sospesi) per l’assalto compiuto il 28 marzo 2003 all’auto guidata dal coordinatore dei Giovani Comunisti di Pavia Mauro Vanetti, al termine del violento “assedio” (già costato ai quattro e ad altri loro complici circa un anno di condanna a testa) al centro sociale Barattolo che quella sera ospitava un’assemblea antifascista.
Oggi abbiamo ritirato le motivazioni della sentenza pronunciata dal giudice dott. Pietro Balduzzi. Le analizziamo brevemente in quanto hanno alcune conseguenze politiche:

  • La dinamica dei fatti – L’esame e il confronto delle 16 testimonianze rese al processo ha confermato quella che è stata dal primo giorno la nostra versione dell’esatta successione degli eventi: la macchina con a bordo due compagni si è fermata ad una certa distanza dai fascisti, Vanetti ha suonato il clacson, i fascisti hanno dato l’assalto alla macchina al grido di Rossella (“È arrivato Vanetti!”), Vanetti ha prima cercato di fuggire mettendo la retromarcia, poi sgommando ha innestato la prima e zigzagando tra gli assalitori (senza ferirne alcuno) ha raggiunto la zona maggiormente presidiata dalla polizia dove l’auto si è arrestata, colpita nel contempo dal gruppo di estremisti che ha anche sfondato due finestrini e tentato di estrarre dall’auto la ragazza seduta dietro.
  • L’attendibilità di Vanetti – Mentre l’avvocato della difesa (il fascista Bussinello, candidato di Forza Nuova alla presidenza della Regione Veneto) nella sua arringa finale ha definito “fantasiosa e falsa” la testimonianza del compagno, il giudice ha al contrario riconosciuto a Vanetti una particolare credibilità: “la deposizione del teste Vanetti va considerata senz’altro attendibile, soprattutto con riferimento all’indicazione delle persone dei colpevoli: in alcune parti della testimonianza il Vanetti, a contrario, ha escluso che determinate azioni fossero poste in essere dagli odierni imputati […] così mostrando di riferire solo ciò di cui era certo e di non essere suggestionato da riconoscimenti postumi o a sorpresa, come dimostra anche l’assenza, o quasi, di contestazioni all’esame testimoniale. […] invero, un teste interessato e capzioso avrebbe posto maggiore attenzione ai termini utilizzati, curando di far ricadere, anche a livello terminologico, qualsiasi responsabilità sugli avversari processuali”. Vale a dire, è stata riconosciuta l’onestà e la correttezza del compagno.
  • L’inattendibilità delle accuse dei fascisti – La miglior difesa è il contrattacco, ma quando il contrattacco è fatto in maniera goffa non porta a nessun risultato. È questo il caso del tentativo di “incastrare” Vanetti, portato avanti dai tre neofascisti (amici degli imputati e anche loro pregiudicati) Tonani, Zivoli e Scuro che sono stati chiamati a testimoniare dalla difesa, raccontando tre storie esattamente identiche (“Vanetti cercava di investirci ma ci siamo salvati tuffandoci sul marciapiede, e non abbiamo visto altro”) – e tutte identicamente inverosimili. Il racconto dei tre “tuffatori” (o truffatori?) non trova riscontri oggettivi. Analogo è il caso di tre membri delle forze dell’ordine (Livio Moretti, Giuseppe Riu e Andrea Bocchi) che hanno rilasciato confuse testimonianze che lasciavano intendere appunto un tentativo di investimento da parte di Vanetti; questi agenti d’altronde si sono messi in una posizione anche più imbarazzante in quanto poche ore dopo i fatti avevano steso e firmato rapporti di servizio che raccontavano una storia ben diversa. Come mai questi tre agenti hanno cercato di assecondare le tesi dei fascisti?? lasciamo che ciascuno trovi la facile risposta a questa domanda. La difesa aveva dunque chiesto un’inversione dei ruoli tra aggrediti e aggressori, con conseguente incriminazione di Vanetti. Secondo il giudice però “Non paiono sussistere nell’azione del Vanetti elementi tali da far emergere una sua responsabilità penale per cui va disattesa la richiesta della difesa di trasmettere gli atti alla Procura”.
  • Aggravanti e attenuanti – Su questo aspetto, vittoria su tutta la linea! La stessa PM (che comunque si è sempre comportata scrupolosamente e correttamente) aveva chiesto per gli imputati l’attenuante della provocazione, ritenendo che il colpo di clacson dato da Vanetti avesse in qualche modo carattere appunto provocatorio. Un dettaglio, senz’altro, ma che avrebbe in ogni caso, se accettato dal giudice, messo in cattiva luce la condotta del compagno in quella drammatica serata. La circostanza attenuante tuttavia non è stata riconosciuta nella condanna. Secondo le motivazioni infatti il colpo di clacson era volto a far valere “in maniera forse inopportuna ma non illecita, il proprio diritto a proseguire indisturbato nella propria corsia di marcia”; si aggiunge inoltre che “la successiva azione di sfondamento, a zigzag, […] appare condotta a sua volta provocata dall’inaspettata reazione dei manifestanti, che avevano già iniziato il loro attacco violento all’indirizzo della vettura, indirizzati in tal senso dal Rossella”. È stata invece riconosciuta l’importante aggravante costituita dall’aver compiuto il fatto “con violenza alla persona o con minaccia” (art. 635 c. 2 CP); le motivazioni recitano infatti che “L’istruttoria ha evidenziato che gli imputati, forse richiamati dal suono del clacson, alla vista dell’autovettura del Vanetti, si avventavano su di essa con l’intento di aggredirla; […] Tali caratteristiche appaiono […] indicative di una precisa intenzione intimidatoria, da parte tutti i compartecipi […]”.
  • L’equivoco sulla violenza privata – Purtroppo non è stata riconosciuta la violenza privata commessa dagli imputati; questo fatto negativo dipende da un equivoco alimentato ad arte dalla difesa. Nel testo depositato in tribunale si scrive che la violenza privata sarebbe consistita nel costringere “Vanetti Mauro ad arrestare l’autovettura da lui condotta”. Una simile accusa non poteva che cadere (lo stesso Vanetti nella sua testimonianza ha dichiarato di aver arrestato la macchina di propria volontà la prima volta e per errore la seconda); il punto è che non questa bensì un’altra è stata l’accusa formulata dagli antifascisti: la violenza privata commessa dai neofascisti è consistita nell’obbligare Vanetti, sotto la minaccia (poi messa in atto) di un attacco alla sua vettura e alla sua stessa incolumità, alla fuga (in retromarcia e poi in avanti a zigzag). Se i fascisti saranno abbastanza sciocchi da ricorrere in appello, anche su questo punto sarà facilmente possibile ottenere una vittoria.
  • La sospensione condizionale della pena – Abbiamo già affermato, senza scendere sul terreno meramente legale ma restando su quello politico, che riteniamo fuori luogo la concessione della sospensione condizionale della pena per i 4 fascisti, che hanno ripetutamente compiuto atti di violenza, che non sono minimamente pentiti del loro gesto e che continuano a costituire un sodalizio criminale e fascista che ha avuto ed ha effetti deleteri sulla serenità democratica della nostra città. Su questo non ci facevamo però illusioni, sapevamo che difficilmente avremmo visto così presto i fascisti in carcere. Ad ogni modo registriamo che, dei 24 mesi massimi “disponibili” per la sospensione condizionale della pena, ai 4 squadristi ne sono rimasti solo 9. Per giunta, nel caso di Rossella c’è anche un precedente (un pestaggio in piena regola ai danni di un compagno del Barattolo) per cui basta un’altra condanna detentiva, quale che ne sia l’entità, per far saltare il beneficio della sospensione.

La verità, che già era chiarissima al popolo democratico di Pavia, è stata ristabilita anche ufficialmente in un aula di tribunale, ma non è ancora stata ristabilita la giustizia; la giustizia per noi non si limita a qualche mese di condanna a qualche singolo fascista, ma può consistere solo nello spazzare via per sempre il fascismo e la violenza squadrista dalla storia e, più in piccolo, dalla nostra città.

One Response to “Le motivazioni della condanna dei 4 neonazisti pavesi”

  1. […] che le violenze e i vandalismi di stampo fascista avvenute a Pavia negli anni scorsi sono stati aperti dall’arrivo in città del gruppo fascista Forza Nuova, seguito dall’incendio e dai due assalti dei naziskin al Centro Sociale Barattolo, da numerose aggressioni anche armate, tutti fatti di cui sono stati giudicati responsabili appartenenti a gruppi di estrema destra, che hanno perciò ricevuto condanne definitive in tribunale; […]

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