Linciaggi e sassaiole targati PV

Io, Giovanni Giovanetti e Laura Eduati, giornalista di Liberazione, c’incontriamo in piazza Vittoria per un caffé; a breve inizieremo il tour nelle strutture dove risiedono i 4 gruppi di rom, divisi dopo la permanenza al PalaTreves di Pavia.

Prima destinazione, S. Carlo. La situazione è apparentemente tranquilla, i rom sono alloggiati in un dormitorio, una vera e proprio reggia se paragonata alla SNIA: possono usufruire di acqua corrente, della luce e hanno un tetto decente sopra la testa.

Laura intervista Silvester e veniamo a scoprire che lui e la sua famiglia sono scappati terrorizzati da Pieve Porto Morone durante la notte dandosi alla macchia tra i campi di mais e trovando riparo in questa struttura dove però non possono fermarsi per molto tempo ancora.

Infatti, poco dopo, arrivano diversi vigili urbani per procedere alle operazioni di sgombero. Fra questi, dobbiamo segnalare la presenza di un vigile urbano nazista che invoca i forni crematori per risolvere la situazione ed uno rifondarolo intrappolato in una profonda contraddizione che probabilmente rimarrà per sempre irrisolta: il suo essere comunista e il dover sgomberare questa povera gente. Silvester e la sua famiglia, dopo una giornata passata fra le mura della Questura, raggiungono in serata un luogo messo a disposizione dal Centro sociale autogestito Barattolo, per l’ultima notte pavese: esasperati dalla situazione, hanno deciso di accettare i soldi messi a disposizione dalla Provincia su richiesta del Prefetto e forse adesso sono già in Romania.

Intorno alle 11.00 ci spostiamo a casa di Giovannetti. Qui conosciamo Viktor e sua moglie Ileana che ci parlano della loro storia: sfuggiti dalla miseria del loro paese d’origine, si sono ritrovati a dover fronteggiare il razzismo nostrano. È strana la sorte ed è aberrante come la storia spesso non insegni proprio nulla; il nonno di Viktor scappò da un campo di concentramento nazista ed ora, sessant’anni dopo, lui deve ancora sentirsi urlare addosso frasi come “Camere a gas, camere a gas!”…

Questa giornata ricca di insegnamenti riparte nel pomeriggio, destinazione: cascina Contigliara. Qui la situazione è buona, la struttura è in condizioni discrete, peccato che non abbiano luce ed acqua corrente, ma rispetto alla SNIA sembra proprio di essere in un suntuoso palazzo reale. Ad accoglierci c’è Natalino, che ci racconta del figlioletto malato di cuore e delle decine di lavori che ha dovuto fare per riuscire a mantenere a stento la propria famiglia.

Ci fermeremmo volentieri, ma il tempo è prezioso, e dobbiamo ripartire alla volta di Albuzzano. Qui la situazione è più tesa: nella notte ci sono stati blocchi stradali messi in atto da forzanovisti e legaioli che inictavano la popolazione contro la “minaccia” rom. Durante il tragitto troviamo una buca di due metri scavata dai fascisti per impedire l’accesso alla cascina. Non demordiamo e riusciamo ad arrivarci per una strada secondaria.

La cascina è un vero schifo ed è pericolante, per fortuna hanno la luce grazie ad un generatore messo a disposizione dalla CGIL e ad un impianto elettrico costruito con mezzi di fortuna dai CoRSARi. Di acqua corrente nemmeno a parlarne, ma almeno non ne sono completamente privi grazie ad un camion cisterna. Sfortunatamente l’odissea di questo gruppo non è ancora terminata, infatti sembra che il proprietario della cascina stia vincendo il ricorso contro il sequestro d’ufficio disposto dal Prefetto.

Parliamo un po’ con i ragazzi, nonostante la situazione il morale è alto: ci offrono un caffè e Cristiano ci chiede di portargli un paio di scarpe perché da quando è lì, cammina a piedi nudi.

Improvvisamente dobbiamo rinunciare alla loro compagnia e ci rechiamo in piazza Vittoria dal momento che ci è arrivata la soffiata che i sindaci di Pieve Porto Morone ed Albuzzano avrebbero contestato la Capitelli, intenta a dissertare di civitas, democrazia ed accoglienza durante il festival dei Saperi. L’occasione è troppo ghiotta: ci precipitiamo. Tuttavia, giunti sul posto, ci rendiamo conto che c’è solo Fracassi della Lega Nord, e qualche bacucco leghista munito di bandiera d’ordinanza.

Il viaggio riparte ma senza Laura che deve scrivere l’ottimo articolo apparso su Liberazione il giorno seguente. Destinazione: Pieve Porto Morone. Giovanetti mi prepara psicologicamente al clima ostile; sono abituato a situazioni di tensione, ma mai avrei pensato di dover scampare ad un vero e proprio linciaggio.

Lasciamo la macchina un po’ distante dalla struttura e ci avviciniamo a piedi. Appena ci riconoscono iniziano ad inveire: “Comunisti bastardi, adesso vi ammazziamo” , “Per voi ci vogliono i formi crematori”, “Ma che cazzo guardi ché ti ammazzo di botte”, “Ti uccido”, “State attenti, non scherziamo”, “Tornatene a Cuba con i tuoi negri bastardi”.

Non solo. La folla inferocita formata da 50/60 “persone”, mossa da dinamiche simili a quelle di un branco di lupi famelici, ci si scaglia contro. Fortunatamente non riescono a prenderci perché riusciamo ad entrare nel cancello della struttura, ma fatti alcuni passi nel cortile inzia una sassaiola a bassa intensità (sarà volata una decina di sassi), che fortunatamente non colpiscono nessuno ma ci vanno vicini.

La folla reazionaria era composta da alcuni nazisti in divisa, qualche legaiolo e qualche decina di bulli di paese che hanno deciso di sfogare le proprie frustrazioni su questa povera gente. Premono sui cancelli e per una ventina di minuti mi preparo al peggio, anche perché questo branco di idioti iniziava ad arrivare anche dai lati della struttura, che è difesa da una siepe molto bassa. I genitori rom avevano paura per i bambini, dato che i fascisti urlavano “Vi ammazziamo, voi e i vostri bambini”, “Vi bruciamo”, “Stasera arriviamo con le molotov”, ma erano comunque pronti a difendersi (ed io a prendere un bastone) se qualcuno fosse riuscito ad entrare. In ogni caso l’atteggiamento dei rom è stato impeccabile: non hanno accettato nessuna provocazione, non hanno risposto agli insulti, ma nei loro occhi ho visto la determinazione di chi sa che deve difendere i propri figli.

Con il passare del tempo gli animi si raffreddano. Parliamo con loro e intanto le donne iniziano a preparare un’ottima pasta al ragù. Si magia tutti insieme e si trova anche il tempo per ridere, non per la bella morte, come fa qualcuno, ma perché ci piace la vita. Tuttavia, resta il problema di come fare ad uscire. Le forze dell’ordine erano palesemente insufficienti per garantire con sicurezza la nostra incolumità all’uscita. Usciamo.

Si ripete la scena dell’andata, ma la folla era un po’ più piccola e già il branco si sentiva meno sicuro; piovono insulti ma non pietre. Io e Giovanni camminiamo a passo d’uomo, il nostro incedere è calmo e tranquillo, non raccogliamo le provocazioni che la becera marmaglia razzista continua a lanciarci, ma se dovesse servire siamo pronti a vender cara la pelle. Questo è poco ma sicuro.

Un gruppo di circa 15-20 si stacca dal resto del branco e c’insegue al grido di “Adesso vi ammazziamo”, proposito evidentemente non realizzato dato che in piena salute raggiungiamo la macchina. Destinazione: Pavia.

Non bisogna essere dotati di un particolare acume per capire che la situazione è di una gravità davvero epocale. L’operato della giunta Capitelli è riuscita a risvegliare dal torpore in cui giacevano gli irrazionali sentimenti di xenofobia e razzismo diffusi nella provincia di Pavia.

Quel che è successo e che è ancora in corso è un vero scandalo, ma se la feccia fascista (Forza Nuova e Lega) pensa di poterci fermare strumentalizzando un manipolo di contadinotti provinciali e di bulli di paese che credono di essere in Alabama negli anni ’50, non hanno proprio capito di che pasta siamo fatti.

Se il leader di Forza Nuova Roberto Fiore afferma che la svolta fascista in Italia è ormai inarrestabile e pensa che avrà inizio proprio dalla provincia di Pavia, saremo noi a dargli una botta di realismo, attraverso l’intensa campagna di mobilitazione antifascista e antirazzista che prenderà vita nei prossimi giorni insieme al movimento studentesco ed operaio pavese.

Chi pensa d’intimorirci sta prendendo un grosso abbaglio che sarà a tutti palesato quando i fascisti saranno rispediti dove meritano. Chi pensa di poter fermare così l’immigrazione ha già perso in partenza…

Contro il fascismo, il razzismo e la xenofobia non un solo passo indietro – se non per prendere la rincorsa.

Alessandro Savoldi
Giovani Comunisti Pavia

4 Responses to “Linciaggi e sassaiole targati PV”

  1. ciao, sono un compagno calabrese e leggo spesso i vostri articoli.
    la situazione è veramente preoccupante, infatti questo assenzeismo prolungato fra i lavoratori, aiuta il lavoro a fasci e company che così può mobilitare maggiori consensi, con le solite demagogie spicciole, che diventano violente e pericolose se non trovano una risposta decisa!
    infatti che ruolo hanno svolto sti porci fascisti?
    mentre il padrone di turno in intesa col vosrto sindaco, specula e acquista terreni per il bene dell’umanità!!!
    loro, i gladiatori dell’ ordine, aiutano il povero imprenditore a smobilitare l’area e a renderla “sicura”…per il capitale.
    cosa avremmo dovuto fare noi?

    1) non stare co sti mafiosi nella giunta, loro pure so mafiosi!!!
    2) creare una solidarietà di classe fra tutti i lavoratori ( che non la si costruisce in due giorni).

    bastavano solo ste due condizioni, e i topi non escivano dalle fogne,
    perchè la puzza del proletariato unito, è un ottimo veleno per topi.

    compagni continuate così, fate vedere ai compagni più “esperti”, che ancora qualcuno vuole rimanere comunista e vuole mostrare denti e pugni!

  2. ti ricordo che in era fascista i mafiosi quelli veri, venivano soronamente cacciati a calci nel culo al confino per poi rientrare grazie agli americani, potevamo essere veramente un’altra cosa rispetto alla merda che siamo oggi, ovviamente la vostra obbietività storica questo non lo dice.

  3. Non abbiamo simpatia né per gli invasori tedeschi né per quelli americani, né per i mafiosi né per i fascisti. E con questo è chiuso il discorso. D’ora in poi ogni tuo intervento verrà cancellato qualunque sia il contenuto quindi fila fuori dalle palle.

  4. Commento cancellato perché l’autore è stato bandito.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.