L’Iraq non si sottomette agli invasori

A Nassirya comincia l’incontro fra rappresentanti della coalizione a guida angloamericana e la cosiddetta “opposizione irachena” (con l’eccezione dei fondamentalisti sciiti filoiraniani dello SCIRI che si rifiutano di partecipare) per decidere il destino del popolo iracheno. Le trattative fra l’imperialismo e i suoi burattini tuttavia sono disturbate da circa 20mila iracheni che protestano contro questo summit che prende decisioni sulle loro teste; gli slogan sono tutti contro gli USA e la Gran Bretagna; i “liberatori dell’Iraq” e i futuri artefici della “democrazia irachena” arrivano al meeting in un clima da assedio, trasportati in veicoli militari americani, protetti da cordoni di militari pronti a sparare sulla folla. Cittadini iracheni intervistati in TV dicono che ora che non c’è più Saddam non vogliono avere degli altri padroni.
Lilli Gruber da Baghdad sostiene che le manifestazioni antiamericane stanno verificandosi in diverse zone della capitale, non più soltanto attorno all’hotel Palestina, e che in alcuni casi i marine hanno proibito ai cameraman di riprendere le proteste. Un’altra inviata della RAI, Giovanna Botteri, sostiene letteralmente che più che i marine e la polizia irachena sono state “pattuglie di quartiere” autorganizzate dalla popolazione che hanno fermato il vandalismo e le vendette in gran parte della città. A Najaf gli scontri fra diverse fazioni sciite proseguono da giorni e stanno diventando una vera e propria guerra civile. A Tikrit i giornalisti temono di avvicinarsi alle case perché i civili sono armati e sparano a vista per timore di saccheggi e violenze come avvenuto in tutte le altre città “liberate”.
La normalizzazione dell’Iraq, con la scusa di riportare l’ordine e di fornire aiuti umanitari (la stessa popolazione irachena accusa in realtà proprio l’esercito USA di aver favorito il caos nel Paese occupato), è la premessa per la sua definitiva colonizzazione. La repressione della resistenza irachena agli occupanti è il suo inevitabile complemento. I Paesi che oggi accorrono ad occupare l’area sono avvoltoi venuti a spartirsi il bottino; il governo Berlusconi vorrebbe far partecipare anche l’imperialismo italiano al banchetto: l’opposizione a questo scandalo è un nostro elementare dovere internazionalista.
FUORI TUTTI GLI INVASORI DALL’IRAQ, COMPRESO L’IMPERIALISMO ITALIANO!
ABBASSO I FINTI “OPPOSITORI IRACHENI” FANTOCCI DEGLI USA!
LASCIATE LAVORARE I GIORNALISTI! VOGLIAMO VEDERE COSA SUCCEDE NELLE STRADE DELL’IRAQ OCCUPATO! BASTA PROPAGANDA DI GUERRA!

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