L’occupazione dell’Iraq fa sprofondare nel caos tutta la regione

Scontri tra arabi, curdi e turcomanni nel nord del Paese e tra sciiti e sunniti o tra diverse correnti sciite altrove; l’abitazione di un leader sciita a Najaf circondata da un’altra fazione religiosa armata che ne chiede la fuga o la morte; i capitribù di Tikrit che avanzano le proprie richieste agli USA in cambio della resa e della loro mediazione coi fedayin; l’inestimabile Biblioteca di Baghdad data alle fiamme; i giornalisti e le loro sedi presi a colpi di fucile e di cannone dagli esportatori di democrazia angloamericani… Questo il quadro di quelli che paiono gli ultimi sgoccioli della guerra e i caotici inizi della “pace” a stelle e strisce; e sullo sfondo, la minaccia di una nuova guerra, questa volta contro la vicina Siria.
Come già visto di recente in Kosovo e in Afghanistan, l’ingresso delle truppe imperialiste in Iraq ha portato non una pacificazione bensì un acuirsi delle contraddizioni. Tutte le forze militari e politiche, le etnie, le confessioni a cui era stato promesso qualcosa, ora chiedono il conto. Turchia, Iran e Siria giocano a loro volta la loro parte sulla scacchiera, ingarbugliando ulteriormente la matassa.
L’immagine televisivo-propagandistica delle truppe americane accolte come liberatrici da masse in festa scricchiola di fronte alla realtà dei fatti. E’ una notizia di agenzia di oggi la manifestazione di “centinaia di iracheni” proprio nella Piazza del Paradiso, dove pochi giorni fa si è recitata in mondovisione la scena dell’abbattimento della statua di Saddam Hussein. Qual era lo slogan di questa manifestazione? Era “Bush sei come Saddam”: una valida risposta a chi diceva che non si poteva non stare né con Bush né con Saddam – vadano a spiegarlo a loro.
Gli USA intensificano le loro minacce nei confronti della Siria, che a loro parere sta accogliendo i gerarchi iracheni in fuga; oggi viene estratta dal cilindro anche un’altra accusa: in territorio siriano sarebbero presenti armi di distruzione di massa. Come avevamo previsto, la vittoria imperialista, che si auguravano alcuni incauti anche nel centrosinistra (Rutelli, D’Alema, Boselli), ha ringalluzzito la rapacità statunitense e ha reso solo più probabili nuove aggressioni. È fondamentale proseguire e approfondire la lotta contro l’imperialismo e contro il capitalismo che minaccia di precipitare l’umanità in un abisso di orrori senza fine.
GIÙ LE MANI DAL MEDIO ORIENTE!

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