Ma per cambiare il mondo bisogna prendere il potere

Urli e stecche
a proposito di John Holloway

Dopo il dichiarato neoproudhoniano Alain Birh, ecco che Carta sponsorizza John Holloway. Trattandosi di un organo del Terzo Settore, del “mutualismo� ed altre più o meno ciarlatanesche combinazioni economiche. Ma nella fattispecie, trattasi di uno zapatista nonviolento, il cui rapporto con il G.ral Emilian è perlomeno altrettanto distorto quanto quello con Marx, anche se il “filosofo� in questione posa a “filologo marxista�, ovvero “marxologo�, nel senso del ben noto Maximilien Rubel, che come noto riprodusse tutti i luoghi comuni socialdemocratici (kautskyani) e “libertari� neoproudhoniani per “dissociare� Marx da Lenin, quest’ultimo inteso, poco originalmente, come continuatore “autoritario� del blanquismo, altra bestia nera degli anarchici, da Proudhon e Bakunin fino al semifabiano R. Woodcock ed al barboncino di Craxi, Pier Carlo Masini. L’aspetto più gravemente confusionario è tuttavia la partecipazione, accanto all’immancabile Marco Revelli, come sponsor dell’operazione-Holloway, di Fausto Bertinotti, nella sua ultima incarnazione (avatar) nonviolenta, antiautoritaria ed indifferentista politica. Così, il segretario nazionale del PRC non ha esitato a presentare, in compagnia dell’ormai canonico Revelli, il libro di Holloway significativamente intitolato Cambiare il mondo senza prendere il potere.

Una prima considerazione: contrariamente a quanto sostengono diversi compagni “di sinistra� nel PRC, il rifiuto della “conquista del potere� non si configura affatto come un adeguamento al riformismo, giacché quest’ultimo storicamente presuppone un insediamento graduale delle organizzazioni operaie appunto nella “stanza dei bottoni�, non certo per rovesciare lo Stato borghese e sostituirgli un’altra macchina (quella della dittatura rivoluzionaria del proletariato) strutturata in funzione del mutamento dei rapporti di produzione, ossia alla riappropriazione sociale dei grandi mezzi di produzione, nella prospettiva del superamento della società divisa in classi. Che è poi, come si dovrebbe sapere, il nucleo essenziale del marxismo restaurato da Lenin contro le deformazioni socialdemocratiche ed altre piccolo-borghesi (anarcoidi) in Stato e Rivoluzione, opera peraltro spesso travisata in senso “libertario� dai “comunisti dei consigli� ed altre tendenze estremizzanti semianarchiche.

Né si può leggere come organico “riformismo� il minimalismo delle rivendicazioni ed obiettivi del “movimento dei movimenti� (Tobin Tax, “bilancio partecipativo� e sim.), e nemmeno quello dei “contenuti� degli accordi che penosamente si configurano tra PRC e centrosinistra. Esso è piuttosto il frutto dell’ �antipoliticismo�, e della candida convinzione che “il movimento è tutto, il fine è nulla�, e che eventuali operazioni di alleanza vadano subordinate alle single issues su cui si mobilitano questi o quei “nuovi soggetti� marginali; questioni che non incidono mai sui rapporti di produzione, né sui meccanismi di accumulazione capitalistica, a differenza delle rivendicazioni, anche parziali, dell’insieme della classe operaia (che perciò stesso assumono valenza politica , esigono provvedimenti politici generali dello Stato, riflesso a loro volta di modificazioni dei rapporti di forza tra le classi principali).

In un’intervista al Manifesto del 20 marzo u.s., lo stesso Holloway afferma:

“Ogni forma di alterità, di opposizione, di antagonismo alla società del capitale ha un momento iniziale, che io chiamo dell’urlo. Un urlo di condanna della miseria e delle ingiustizie che caratterizzano il capitalismo. E tuttavia è anche un urlo che nasce dalla consapevolezza che viviamo e siamo plasmati dal capitalismo. La separazione, o il feticismo se preferisce, consiste proprio nella separazione tra “colui che fa� e “ciò che viene fatto� e che questa separazione dà forma alle relazioni sociali come relazioni tra cose. L’urlo da cui nasce la rivolta è quindi contro questa separazione che viene introiettata dai singoli�.

Ma il punto fondamentale, ben colto da Győrgy Lukács in Storia e Coscienza di Classe, è appunto che i rapporti sociali, ed in particolare il capitale, vengono deificati (“cosificati�) come enti o cose invece che colti come relazioni storicamente e materialmente determinate tra uomini in carne ed ossa, anzitutto tra borghesi e proletari, quindi tra classi. Il Capitale ed i Grundrisse di Marx sono essenzialmente intesi a svelare questa ipostasi di categorie economiche, essenzialmente a priori o sovrastoriche, che definiscono l’economia politica volgare (o apologetica del capitalismo), ma, purtroppo, anche il socialismo piccolo-borghese (paradigmatico quello di Proudhon).

Holloway cita bensì Lukács, ma per conto suo sostiene che la “reificazione, per la sua “natura pervasiva (…) permea (…) anche il partito�. In realtà, egli tende ad identificare la “coscienza� con l’immediata, irriflessa, umorale “ribellione� (urlo), ispirata da un senso astratto di “giustizia�, che sorge nell’animo dei “singoli�. Per cui, lo sviluppo della coscienza di classe ad opera del partito rivoluzionario “è valido solo se l’organizzazione politica è un luogo dove possa manifestarsi la soggettività individuale nella sua totalità�. Il nesso con la “biopolitica� di Foucault, e in genere col neoanarchismo, pare evidente. Il soggetto non è più la classe operaia, che diventa classe in sé e per sé in quanto la sua avanguardia larga si organizza in partito politico, ma “la gente�, gli individui che “reagiscono urlando� alla miseria capitalistica (le biomoltitudini foucaultiane e negriane).

[…] “dobbiamo riconoscere che le forme di resistenza sono articolate perché le forme in cui si cristallizzano (?) le relazioni sociali deificate sono molteplici. Di conseguenza, pensare di ricondurre tutte le forme di resistenza al solo conflitto capitale-lavoro è un’operazione fragile teoricamente e debole politicamente�.

Sarebbe forse meglio parlare di “conflitto tra capitale (effettivamente borghesia capitalistica) e lavoro salariato (operai)�; non perché, come scriveva Marx, questi ultimi “siano dèi�, ma perché il loro sfruttamento è specifico e fondamentale  della società capitalistica, per cui la loro liberazione è liberazione dal capitalismo, e pertanto, nella società borghese, la classe operaia diviene cosciente nella misura in cui acquisisce una funzione generale ed egemone di lotta contro tutte le oppressioni che in tale società si instaurano ex novo, o persistono da società anteriori (sfruttamento dei contadini, dei popoli coloniali o semicoloniali, delle minoranze etniche, religiose, culturali, oppressione sessuale, ecc.). Questo e non altro, sia detto en passant, è il messaggio del Che fare? leniniano.

 Ma il leninismo, come restaurazione del marxismo “non adulterato� (secondo la celebre definizione della travisata Luxemburg), è nel mirino di Holloway, perché:

“Tanto nella variante rivoluzionaria che in quella riformista, veniva infatti affermato che lo Stato era stato trasformato (?) in un comitato d’affari della borghesia. Ma quelle stesse funzioni potevano essere piegate agli interessi della classe operaia o con la presa violenta del potere o con le elezioni, io continuo a ritenere che la forma-stato sia all’interno di quel processo di reificazione portato avanti dalla società del capitale. Una teoria della trasformazione non può quindi far leva sullo Stato per cambiare il mondo�.

E’ il catechismo “antiautoritario� che  Proudhon e Bakunin contrapponevano a Marx. Il quale si batteva sia per l’ottenimento di riforme legali che soddisfacessero esigenze elementari ed immediate della classe operaia, sia per la costituzione di questa in classe dominante, che impiegasse il potere dello Stato (non evidentemente di quello borghese, ma di una Comune o Gemeinwesen) contro i conati restaurazionistici delle vecchie classi dominanti.

In riferimento all’ EZLN, con ben poca originalità, il sedicente “fiolosofo� afferma:

“nessuno vuole prima assaltare il Palazzo d’Inverno e poi cominciare a cambiare le relazioni sociali. Viene semmai proposto il contrario: non c’è Palazzo d’Inverno da conquistare, ma relazioni sociali da cambiare: qui e ora�. Il grido che viene lanciato è “Ora basta!� e questo scandisce l’agenda politica�.

Materiali di recupero proudhoniani: le solite combinazioni economiche. E se poi si cita le occupazioni delle terre in Brasile, e la costituzione delle “comunità autonome� dei Sem Terra, non ci si chiede nemmeno per curiosità intellettuali come queste esperienze possano sopravvivere e consolidarsi in un quadro di rapporti di produzione capitalistici e con uno Stato al servizio dei proprietari fondiari e della borghesia industriale e finanziaria (o magari compradora). In Italia, dai Fasci Siciliani di fine Ottocento al secondo dopoguerra, non sono certo mancate le “occupazioni delle terre incolte�, ma solo degli ingenui vagheggiatori della “messa tra parentesi dello Stato� possono ignorare come tali esperienze, anche eroiche, siano state fatte regredire drammaticamente dall’intervento di campieri, squadristi, banditi (Salvatore Giuliano a Portella delle Ginestre…), e dalla polizia di Scelba, cioè dalla violenza padronale, legale ed extralegale, nonché dalla mancanza di risorse ed iniziative centralizzate. Lo stesso dicasi per la occupazione delle fabbriche nel 1919-20.

Holloway parla di una “negazione della logica del capitale�, che assumerebbe le forme di “Stato, lavoro, valore�, negazione che coincide in verità con la “fuga� negriana: “cambiare il mondo è dunque emanciparsi dallo stato e dal lavoro�. Come si trattasse appunto di emancipazione dal, e non del lavoro (altra amenità piccolo-borghese negriana). “E’ la negazione della logica del capitale il motore della trasformazione�, per Holloway non la lotta di classe in tutte le sue forme.

Il “filosofo� ironizza sulle élites intellettuali “minoritarie�, ed anche sulla “micropolitica� che deriverebbe dall’assolutizzazione delle single issues, ma non pare accorgersi che proprio la sua impostazione fa perno sul “disgusto� delle “anime belle� (in definitiva piccolo-borghesi) per le brutture capitalistiche, e sulla loro tolstoiana e filantropica  “pietà� per le sofferenze degli “umili�, nonché sulle esperienze di “soggettività individuali�, quali possono solo comportare la mobilitazione monotematica (su single issues), e quindi la vituperata “micropolitica� (p.es. “quote� per donne, minoranze etniche o sessuali, ecc.): come se la ricetta della Tobin Tax + “bilancio partecipativo� non sia, piuttosto “nanopolitica�.

Il richiamo canonico “al fallimento delle esperienze del socialismo sovietico e della socialdemocrazia�, in quanto, in fin dei conti, entrambi “statalisti�, è un altro Leitmotiv neo-anarchico (“antiautoritarismo� e “indifferenza in materia politica�), che non a caso ottiene il convinto plauso di Revelli, e, ahimè, Bertinotti, come pure la consacrazione dei Disobbedienti e dei piazzisti del Terzo Settore. A tal punto che Daniel Bensaid, maître-à-penser della Ligue Communiste Révolutionnaire , sezione francese della Quarta Internazionale (SUQI) ha dovuto, se non propriamente “scomunicare� Holloway (come visibilmente recita Liberazione) prenderne, sia pur debolmente e confusamente, benché verbosamente, le distanze (http://es.groups.yahoo.com/groups/fss-d/message/767).

F. Visentin

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